Punture di spillo SE SALVINI PIANGE, I CINQUE STELLE CERTO NON RIDONO

Se Matteo Salvini sembra avviarsi sul viale del tramonto, dove lo attendono i vari Bossi e Maroni, in casa grillina  le cose non vanno affatto bene. Le percentuali ridicole ottenute alle regionali hanno avuto conseguenze disastrose portando alla luce la spaccatura tra  “poltronisti” (l’ala governista) e quelli che fino ad oggi non sono riusciti a trovare neppure uno strapuntino. In mezzo il giamburrasca Alessandro Di Battista che cerca di riportare il Movimento alle sue origini.  Ma l’operazione del 2018 è irripetibile. Il 33 per cento di quelle elezioni i grillini se lo possono scordare. Allora erano una novità e forti erano le aspettative. Ma la gente oramai ha preso loro le misure. Del resto i test elettorali di questi due anni, uno peggio dell’altro, lo stanno a dimostrare. In Parlamento è entrata una “squadra” per lo più incompetenti e di inesperti senza guida e senza struttura, che in generale non sapeva cosa fare. E il disastro elettorale di domenica e lunedì è figlio proprio di questa perdurante indecisione. Dopo due anni di “tirocinio” non hanno ancora il coraggio di prendere atto che sono maturi i tempi per darsi una struttura di partito e stringere alleanze organiche anche sui territori. Di Maio ed altri sembra lo abbiano capito. Altri, come di Battista, sognano di fare i Masaniello della politica non conoscendo – per ignoranza culturale – la drammatica fine del capopopolo napoletano. Diversamente molto presto ad alcuni di loro, non più parlamentari, si apriranno le strade dei villaggi turistici estivi mentre altri, il prossimo anno alla riapertura degli stadi, potranno essere impiegati come bibitari. Qualcuno più fortunato, con esperienze e conoscenze estere, potrebbe anche “emigrare” in Champions League.  

PdA

Se Matteo Salvini sembra avviarsi sul viale del tramonto, dove lo attendono i vari Bossi e Maroni, in casa grillina  le cose non vanno affatto bene. Le percentuali ridicole ottenute alle regionali hanno avuto conseguenze disastrose portando alla luce la spaccatura tra  “poltronisti” (l’ala governista) e quelli che fino ad oggi non sono riusciti a trovare neppure uno strapuntino. In mezzo il giamburrasca Alessandro Di Battista che cerca di riportare il Movimento alle sue origini.  Ma l’operazione del 2018 è irripetibile. Il 33 per cento di quelle elezioni i grillini se lo possono scordare. Allora erano una novità e forti erano le aspettative. Ma la gente oramai ha preso loro le misure. Del resto i test elettorali di questi due anni, uno peggio dell’altro, lo stanno a dimostrare. In Parlamento è entrata una “squadra” per lo più incompetenti e di inesperti senza guida e senza struttura, che in generale non sapeva cosa fare. E il disastro elettorale di domenica e lunedì è figlio proprio di questa perdurante indecisione. Dopo due anni di “tirocinio” non hanno ancora il coraggio di prendere atto che sono maturi i tempi per darsi una struttura di partito e stringere alleanze organiche anche sui territori. Di Maio ed altri sembra lo abbiano capito. Altri, come di Battista, sognano di fare i Masaniello della politica non conoscendo – per ignoranza culturale – la drammatica fine del capopopolo napoletano. Diversamente molto presto ad alcuni di loro, non più parlamentari, si apriranno le strade dei villaggi turistici estivi mentre altri, il prossimo anno alla riapertura degli stadi, potranno essere impiegati come bibitari. Qualcuno più fortunato, con esperienze e conoscenze estere, potrebbe anche “emigrare” in Champions League.  

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