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Il terremoto Qatargate che scuote i vertici europei parte da lontano, nel tempo e nello spazio, e rivela una storia di spie, di conti offshore, di pagamenti per decine di milioni di dollari, messi in atto dall’emiro, prima per “vincere” la Coppa del Mondo Fifa e poi per assicurarsi la sofisticata operazione di soft power. Lo scandalo di Bruxelles, che vedrebbe coinvolti almeno 60 europarlamentari a libro paga del Qatar, è solo la punta dell’iceberg, infatti. Gli arresti del dem Antonio Panzeri, della vicepresidente greca dell’Europarlamento Eva Kaili e del suo compagno Francesco Giorgi, con quelle foto di banconote per 1,5 milioni di euro di mazzette, sono il risultato di un’operazione degli 007, partita nel 2021. L’agenzia interna per la Sicurezza dello Stato del Belgio aveva acceso i riflettori sull’Europarlamento dopo una soffiata e per mesi ha indagato in collaborazione con i servizi di altri 5 paesi, arrivando così ad accertare il sistema corruttivo messo in atto sistematicamente da spie qatariote e marocchine, incaricate di reclutare pezzi delle istituzioni per ripulire l’immagine della monarchia assoluta che viola i diritti umani. È coperta da segreto l’origine di quella soffiata, ma è certo che arriva dagli Stati Uniti. In quel frangente, infatti, l’Fbi aveva messo sotto accusa, dopo una serie di accertamenti, l’ex agente della Cia Kevin Chalker. Sotto la lente degli investigatori l’attività di lobbying che Chalker avrebbe svolto con la sua azienda Global Risk Advisors già nelle prime fasi in cui il Qatar si era candidato ad ospitare la Coppa del Mondo 2022. Secondo i rapporti, l’ex agente avrebbe spiato i funzionari di calcio nei paesi rivali e avviato una campagna per ammorbidire le critiche contro il paese arabo. L’attività sarebbe proseguita negli anni, dopo l’aggiudicazione del Mondiale, con lo scopo di rafforzare l’influenza del Qatar negli Usa. Nei report interni della Global Risk Advisors, la spia fa riferimento al progetto dal nome in codice Merciless, il cui budget minimo, in 9 anni, ammonterebbe a 387 milioni di dollari. Dalle carte sono emersi tentativi di organizzare incontri tra funzionari qatarioti di alto livello con i vertici della Cia, oltre al lancio di un’operazione segreta in stile macchina del fango, per danneggiare la reputazione di funzionari statunitensi percepiti come nemici del Qatar. La società di Chalker si è persino vantata in documenti interni di aver utilizzato mercenari per cercare di raccogliere informazioni su un membro del Congresso, il rappresentante repubblicano della Florida Mario Diaz-Balart, che ha sponsorizzato una legge alla quale il Qatar si opponeva, ovvero catalogare i Fratelli Musulmani come organizzazione terroristica. Global Risk Advisors “ha sempre protetto il Qatar attaccando gli aggressori”, c’è scritto in un documento interno della società, sul quale Associated Press è riuscita a mettere le mani. L’agenzia di stampa, che ha intervistato anche i colleghi di Chalker garantendo loro l’anonimato, ha rivelato come nei report ci sia una lettera d’intenti firmata, nell’aprile del 2017, tra l’ex Cia e un funzionario del governo del Qatar, in cui viene scritto nero su bianco che la Global Risk Advisors avrebbe fornito all’emirato “monitoraggio e sorveglianza avanzati, raccolta di informazioni, intelligence predittiva, operazioni di informazione” e altri servizi di spionaggio per 60 milioni di dollari in tre anni. Altri documenti mostrano che una società con sede a Gibilterra di proprietà di Chalker aveva iniziato a ricevere pagamenti a sette e otto cifre dal Qatar subito dopo quell’accordo. Dieci milioni di dollari sono stati invece destinati alla società per l’operazione segreta denominata Project Riverbed, che aveva lo scopo di far cambiare la posizione del capo della Federazione di calcio tedesca, Theo Zwanziger, tra i più critici all’assegnazione della Coppa del Mondo al Qatar, tanto che aveva pubblicamente attaccato il Paese del Golfo per la situazione tragica dei diritti umani. L’obiettivo di ridurre al silenzio Zwanziger attraverso l’azione di spionaggio fallì. C’è poi il progetto Viper, che avrebbe fornito un sistema di sorveglianza informatica illegale. Chalker ha negato ogni addebito, ha bollato come false le rivelazioni delle fonti riservate raccolte da Associated Press e ha detto che quei progetti erano soltanto “un monitoraggio dei media”. Anche l’avvocato dell’ex Cia, Brian Ascher, è intervenuto e ha precisato che Zwanziger non è mai stato oggetto di una campagna di influenza segreta da parte della Global Risk Advisors. Ma tutta la documentazione è allo studio dell’Fbi, che ha indagato anche sul altri filoni, tutti partiti dall’inchiesta che, nel 2015, ha causato il terremoto nella Fifa, quando gli 007 del Bureau e l’agenzia del Fisco del Ministero del Tesoro Usa riuscirono a stringere il cerchio attorno a Chuck Blazer, rappresentante di spicco del calcio americano, incastrandolo per evasione fiscale. Blazer, per evitare di finire la sua vita in cella, divenne un testimone e raccontò il giro di soldi, potere e corruzione all’interno della Fifa durante l’era di Sepp Blatter, il quale fu poi costretto a dimettersi seppur non venne mai indagato, e di come tutto ruotasse attorno a un giro di mazzette, anche per l’assegnazione delle Coppe ai paesi ospitanti. Da lì l’attenzione sul Qatar e sul sistema di soft power degli ultimi anni. E non c’è solo l’ex spia della Cia sotto la lente dell’Fbi. A giugno scorso l’ex comandante delle Forze Nato statunitensi in Afghanistan, John Allen, si è dimesso da presidente del Brooklyn Institute perché accusato di aver esercitato pressioni segrete per conto del Qatar. E inoltre un’indagine del 2018, ancora aperta, si concentra su alcuni funzionari qatarioti che avevano invitato 250 persone, tra amici e collaboratori dell’allora presidente Donald Trump, in viaggi pagati a Doha. Infine sono in atto operazioni di controspionaggio per monitorare i movimenti di agenti segreti del Qatar e del Marocco, paese, quest’ultimo, che per la prima volta nella storia è riuscito ad arrivare in semifinale a un Mondiale e che però ha visto sfumare il sogno della vittoria con i due gol subiti dalla Francia. Le stesse spie qatariote e marocchine che ora sono sotto la lente della polizia belga, sempre più convinta che le tangenti all’Europarlamento siano arrivate tramite loro. L’analisi delle banconote sequestrate a Panzeri e Kaili rivelerebbe che gli euro sono stati prodotti in Belgio e sono in corso ulteriori accertamenti per ricostruire il giro di denaro. Follow the money: gli inquirenti seguono i soldi e si avvalgono della collaborazione di Giorgi, il quale ha ammesso il sistema corruttivo. Giorgi sta vuotando il sacco. E Bruxelles trema. Perché a libro paga del Qatar ci sarebbero oltre 60 europarlamentari.

 

Il terremoto Qatargate che scuote i vertici europei parte da lontano, nel tempo e nello spazio, e rivela una storia di spie, di conti offshore, di pagamenti per decine di milioni di dollari, messi in atto dall’emiro, prima per “vincere” la Coppa del Mondo Fifa e poi per assicurarsi la sofisticata operazione di soft power. Lo scandalo di Bruxelles, che vedrebbe coinvolti almeno 60 europarlamentari a libro paga del Qatar, è solo la punta dell’iceberg, infatti. Gli arresti del dem Antonio Panzeri, della vicepresidente greca dell’Europarlamento Eva Kaili e del suo compagno Francesco Giorgi, con quelle foto di banconote per 1,5 milioni di euro di mazzette, sono il risultato di un’operazione degli 007, partita nel 2021. L’agenzia interna per la Sicurezza dello Stato del Belgio aveva acceso i riflettori sull’Europarlamento dopo una soffiata e per mesi ha indagato in collaborazione con i servizi di altri 5 paesi, arrivando così ad accertare il sistema corruttivo messo in atto sistematicamente da spie qatariote e marocchine, incaricate di reclutare pezzi delle istituzioni per ripulire l’immagine della monarchia assoluta che viola i diritti umani. È coperta da segreto l’origine di quella soffiata, ma è certo che arriva dagli Stati Uniti. In quel frangente, infatti, l’Fbi aveva messo sotto accusa, dopo una serie di accertamenti, l’ex agente della Cia Kevin Chalker. Sotto la lente degli investigatori l’attività di lobbying che Chalker avrebbe svolto con la sua azienda Global Risk Advisors già nelle prime fasi in cui il Qatar si era candidato ad ospitare la Coppa del Mondo 2022. Secondo i rapporti, l’ex agente avrebbe spiato i funzionari di calcio nei paesi rivali e avviato una campagna per ammorbidire le critiche contro il paese arabo. L’attività sarebbe proseguita negli anni, dopo l’aggiudicazione del Mondiale, con lo scopo di rafforzare l’influenza del Qatar negli Usa. Nei report interni della Global Risk Advisors, la spia fa riferimento al progetto dal nome in codice Merciless, il cui budget minimo, in 9 anni, ammonterebbe a 387 milioni di dollari. Dalle carte sono emersi tentativi di organizzare incontri tra funzionari qatarioti di alto livello con i vertici della Cia, oltre al lancio di un’operazione segreta in stile macchina del fango, per danneggiare la reputazione di funzionari statunitensi percepiti come nemici del Qatar. La società di Chalker si è persino vantata in documenti interni di aver utilizzato mercenari per cercare di raccogliere informazioni su un membro del Congresso, il rappresentante repubblicano della Florida Mario Diaz-Balart, che ha sponsorizzato una legge alla quale il Qatar si opponeva, ovvero catalogare i Fratelli Musulmani come organizzazione terroristica. Global Risk Advisors “ha sempre protetto il Qatar attaccando gli aggressori”, c’è scritto in un documento interno della società, sul quale Associated Press è riuscita a mettere le mani. L’agenzia di stampa, che ha intervistato anche i colleghi di Chalker garantendo loro l’anonimato, ha rivelato come nei report ci sia una lettera d’intenti firmata, nell’aprile del 2017, tra l’ex Cia e un funzionario del governo del Qatar, in cui viene scritto nero su bianco che la Global Risk Advisors avrebbe fornito all’emirato “monitoraggio e sorveglianza avanzati, raccolta di informazioni, intelligence predittiva, operazioni di informazione” e altri servizi di spionaggio per 60 milioni di dollari in tre anni. Altri documenti mostrano che una società con sede a Gibilterra di proprietà di Chalker aveva iniziato a ricevere pagamenti a sette e otto cifre dal Qatar subito dopo quell’accordo. Dieci milioni di dollari sono stati invece destinati alla società per l’operazione segreta denominata Project Riverbed, che aveva lo scopo di far cambiare la posizione del capo della Federazione di calcio tedesca, Theo Zwanziger, tra i più critici all’assegnazione della Coppa del Mondo al Qatar, tanto che aveva pubblicamente attaccato il Paese del Golfo per la situazione tragica dei diritti umani. L’obiettivo di ridurre al silenzio Zwanziger attraverso l’azione di spionaggio fallì. C’è poi il progetto Viper, che avrebbe fornito un sistema di sorveglianza informatica illegale. Chalker ha negato ogni addebito, ha bollato come false le rivelazioni delle fonti riservate raccolte da Associated Press e ha detto che quei progetti erano soltanto “un monitoraggio dei media”. Anche l’avvocato dell’ex Cia, Brian Ascher, è intervenuto e ha precisato che Zwanziger non è mai stato oggetto di una campagna di influenza segreta da parte della Global Risk Advisors. Ma tutta la documentazione è allo studio dell’Fbi, che ha indagato anche sul altri filoni, tutti partiti dall’inchiesta che, nel 2015, ha causato il terremoto nella Fifa, quando gli 007 del Bureau e l’agenzia del Fisco del Ministero del Tesoro Usa riuscirono a stringere il cerchio attorno a Chuck Blazer, rappresentante di spicco del calcio americano, incastrandolo per evasione fiscale. Blazer, per evitare di finire la sua vita in cella, divenne un testimone e raccontò il giro di soldi, potere e corruzione all’interno della Fifa durante l’era di Sepp Blatter, il quale fu poi costretto a dimettersi seppur non venne mai indagato, e di come tutto ruotasse attorno a un giro di mazzette, anche per l’assegnazione delle Coppe ai paesi ospitanti. Da lì l’attenzione sul Qatar e sul sistema di soft power degli ultimi anni. E non c’è solo l’ex spia della Cia sotto la lente dell’Fbi. A giugno scorso l’ex comandante delle Forze Nato statunitensi in Afghanistan, John Allen, si è dimesso da presidente del Brooklyn Institute perché accusato di aver esercitato pressioni segrete per conto del Qatar. E inoltre un’indagine del 2018, ancora aperta, si concentra su alcuni funzionari qatarioti che avevano invitato 250 persone, tra amici e collaboratori dell’allora presidente Donald Trump, in viaggi pagati a Doha. Infine sono in atto operazioni di controspionaggio per monitorare i movimenti di agenti segreti del Qatar e del Marocco, paese, quest’ultimo, che per la prima volta nella storia è riuscito ad arrivare in semifinale a un Mondiale e che però ha visto sfumare il sogno della vittoria con i due gol subiti dalla Francia. Le stesse spie qatariote e marocchine che ora sono sotto la lente della polizia belga, sempre più convinta che le tangenti all’Europarlamento siano arrivate tramite loro. L’analisi delle banconote sequestrate a Panzeri e Kaili rivelerebbe che gli euro sono stati prodotti in Belgio e sono in corso ulteriori accertamenti per ricostruire il giro di denaro. Follow the money: gli inquirenti seguono i soldi e si avvalgono della collaborazione di Giorgi, il quale ha ammesso il sistema corruttivo. Giorgi sta vuotando il sacco. E Bruxelles trema. Perché a libro paga del Qatar ci sarebbero oltre 60 europarlamentari.
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