Qatargate. Appesi a Panzeri

Antonio Panzeri è ufficialmente un pentito, passato alla storia anche come “il secondo” del Belgio. L’accordo, a detta del suo avvocato Marc Uyttendale è stato firmato “in uno stato di vero e proprio shock emotivo”, ma che “è pronto a dire tutta la verità e contribuire all’efficacia dell’indagine”, rimanendo “a disposizione degli inquirenti a tutte le ore del giorno e della notte per rispondere a tutte le loro domande”. L’accordo di collaborazione con la Procura federale belga ha assicurato a Panzeri (solo) un anno di carcere, da dove l’indagato, di fatto, ha cominciato a far cadere il castello di carte che diligentemente aveva posto attorno all’istituzione del parlamento europeo. Panzeri, aveva già iniziato a fare chiarezza sulla vicenda rivelando agli inquirenti la propria responsabilità sul versamento di circa 140mila euro in due anni a Marc Tarabella fatti “in buste di carta e in posti ogni volta diversi”, ma ora a cadere saranno anche e soprattutto i “pezzi grossi”. Il primo asso a crollare è la commercialista della famiglia Panzeri, Monica Rossana Bellini, che è stata arrestata il 17 gennaio su esecuzione di un mandato di arresto europeo. Anche Bellini sembrerebbe coinvolta nello schema delle tangenti Qatargate e, anche per lei, l’accusa è di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio. La Guardia di Finanza, su richiesta della magistratura di Bruxelles, aveva già perquisito la donna nelle scorse settimane, in quanto non solo responsabile della contabilità di Panzeri e di Francesco Giorgi – compagno dell’ex vicepresidente del Parlamento Ue – ma anche per aver rilevato la maggioranza delle quote della “Equality consultancy”, fondata nel dicembre del 2018 da Bellini insieme al padre e al fratello minore di Giorgi. Le contestazioni fatte a Bellini riguarderebbero proprio i movimenti finanziari sospettati di riciclaggio registrati attraverso strutture a lei riconducibili e a quella società “Equality consultancy”, che era stata creata – almeno formalmente – per “sviluppare rapporti tra ong, imprese e controparti nei Paesi terzi”. Attualmente la commercialista dopo il passaggio a San Vittore, nel pomeriggio di ieri è stata destinata agli arresti domiciliari. A fine mese l’udienza in Corte d’Appello per decidere la sua consegna al Belgio. Altra carta nel mazzo del Qatargate è quella dell’eurodeputato del Partito Democratico Andrea Cozzolino, ora in bilico tra la bocca di Panzeri e le proprie dichiarazioni. Perché l’onorevole ha accettato l’invito ad essere audito dalla Commissione giurisdizionale del Parlamento europeo “per ribadire la sua totale estraneità ai fatti dell’indagine denominata Qatargate”. Così, per voce dei suoi avvocati Federico Conte, Dezio Ferraro e Dimitri De Becò, Cozzolino ha aperto alla sua disponibilità a parlare a dimostrazione della sua “innocenza” ed ha anche comunicato, con la stessa nota dei legali, la sua decisione di autosospendersi dal gruppo S&D “onde consentire che il lavori della Juri si svolgano nelle migliori condizioni di autonomia e terzietà”. A giocare il jolly però ci ha pensato Francesco Giorgi, collaboratore di Panzeri: dal suo interrogatorio è spuntato un ministro del Qatar che avrebbe elargito tangenti agli europarlamentari, facendo emergere per la prima volta l’esistenza di intermediari qatarioti. Il mazzo è ancora da spaiare e tutto è nelle mani di Panzeri.
Antonio Panzeri è ufficialmente un pentito, passato alla storia anche come “il secondo” del Belgio. L’accordo, a detta del suo avvocato Marc Uyttendale è stato firmato “in uno stato di vero e proprio shock emotivo”, ma che “è pronto a dire tutta la verità e contribuire all’efficacia dell’indagine”, rimanendo “a disposizione degli inquirenti a tutte le ore del giorno e della notte per rispondere a tutte le loro domande”. L’accordo di collaborazione con la Procura federale belga ha assicurato a Panzeri (solo) un anno di carcere, da dove l’indagato, di fatto, ha cominciato a far cadere il castello di carte che diligentemente aveva posto attorno all’istituzione del parlamento europeo. Panzeri, aveva già iniziato a fare chiarezza sulla vicenda rivelando agli inquirenti la propria responsabilità sul versamento di circa 140mila euro in due anni a Marc Tarabella fatti “in buste di carta e in posti ogni volta diversi”, ma ora a cadere saranno anche e soprattutto i “pezzi grossi”. Il primo asso a crollare è la commercialista della famiglia Panzeri, Monica Rossana Bellini, che è stata arrestata il 17 gennaio su esecuzione di un mandato di arresto europeo. Anche Bellini sembrerebbe coinvolta nello schema delle tangenti Qatargate e, anche per lei, l’accusa è di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio. La Guardia di Finanza, su richiesta della magistratura di Bruxelles, aveva già perquisito la donna nelle scorse settimane, in quanto non solo responsabile della contabilità di Panzeri e di Francesco Giorgi – compagno dell’ex vicepresidente del Parlamento Ue – ma anche per aver rilevato la maggioranza delle quote della “Equality consultancy”, fondata nel dicembre del 2018 da Bellini insieme al padre e al fratello minore di Giorgi. Le contestazioni fatte a Bellini riguarderebbero proprio i movimenti finanziari sospettati di riciclaggio registrati attraverso strutture a lei riconducibili e a quella società “Equality consultancy”, che era stata creata – almeno formalmente – per “sviluppare rapporti tra ong, imprese e controparti nei Paesi terzi”. Attualmente la commercialista dopo il passaggio a San Vittore, nel pomeriggio di ieri è stata destinata agli arresti domiciliari. A fine mese l’udienza in Corte d’Appello per decidere la sua consegna al Belgio. Altra carta nel mazzo del Qatargate è quella dell’eurodeputato del Partito Democratico Andrea Cozzolino, ora in bilico tra la bocca di Panzeri e le proprie dichiarazioni. Perché l’onorevole ha accettato l’invito ad essere audito dalla Commissione giurisdizionale del Parlamento europeo “per ribadire la sua totale estraneità ai fatti dell’indagine denominata Qatargate”. Così, per voce dei suoi avvocati Federico Conte, Dezio Ferraro e Dimitri De Becò, Cozzolino ha aperto alla sua disponibilità a parlare a dimostrazione della sua “innocenza” ed ha anche comunicato, con la stessa nota dei legali, la sua decisione di autosospendersi dal gruppo S&D “onde consentire che il lavori della Juri si svolgano nelle migliori condizioni di autonomia e terzietà”. A giocare il jolly però ci ha pensato Francesco Giorgi, collaboratore di Panzeri: dal suo interrogatorio è spuntato un ministro del Qatar che avrebbe elargito tangenti agli europarlamentari, facendo emergere per la prima volta l’esistenza di intermediari qatarioti. Il mazzo è ancora da spaiare e tutto è nelle mani di Panzeri.
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