Quando gli stracci volano… …nella corrente dell’arte trasandata

A Roma quando “volano gli stracci” tira una brutta aria. In altri contesti l’evento può essere invece di buon auspicio. Se infatti nell’accezione corrente lo straccio è la metafora accreditata della trasandatezza (l’essere trasandato vale per lo più disordinato, trascurato, scomposto, sciatto, dismesso, raffazzonato), all’origine il termine (dal verbo trasandare, superare i limiti) si attestava su una diversa interpretazione. Era quella ormai sepolta nel Vocabolario degli accademici della Crusca (IV edizione 1729-38), che riprende anche l’uso esteso e alternativo che ne fanno sia Dante nel Convivio (<<… a questa etade è necessario d’esser rifrenato, sì che non transvada>>) che Boccaccio nel Decamerone (<< Cimone dunque, quantunque, amando Ifigenìa, in alcune cose… trasandasse>>). A ben vedere il trasandare di Dante concerne l’anticonformismo a fronte del comportamento sociale convenzionale, quello di Boccaccio l’esuberanza (“ecceder l’onesto”) a fronte del comportamento emotivo ammesso. Eppure i significati remoti e articolati del termine riaffiorano di tanto in tanto nelle riflessioni sull’arte: quella trasandata rispetto a quella formalmente strutturata secondo i canoni degli addetti ai lavori, i “critici” in prima linea. A più riprese (1930, 1955) Borges scrive nel suo “Evaristo Carriego” che milonga e tango delle origini “possono apparire semplici o quantomeno trasandati, ma erano pieni di coraggio e di allegria” con un apparente trastullarsi che fa parte dell’eternità. Il confronto è con la “malvagità banale” espressa con voce risentita dal tango successivo nelle serate dei rispettabili saloni da tè di Buenos Aires. Il senso della provocazione si ritrova e sale di tono nei “Biglietti agli amici” (Bompiani, 2001) di Pier Vittorio Tondelli: “La trasandatezza è una condizione dello Spirito. Il suo massimo grado consiste nel Sublime Trasandato il cui raggiungimento… diventa allora l’agio delle cose”. Certamente gli stracci volano nella “Venere degli stracci “ di Michelangelo Pistoletto, riconoscendosi gemelli dell’eternità del sublime. E con essi vola pure l’arte “povera”. Diversamente trasandata è l’arte proposta ne’ “La via del disegno brutto” associata da Alessandro Bonaccorsi al “Lavorare meglio disegnando male”(Terre di mezzo, 2020). Vi compaiono gli stracci privati, disegni casuali scaricati di getto nei block notes tra gli appunti di lavoro, nel frattempo che sinergizza la stringente razionalità professionale con la libera immaginazione. Queste immagini dell’inconscio restano custodite e dimenticate fino al primo svecchiamento d’archivio e quindi definitivamente smaltite con le carte da macero. Solo raramente sono recuperate a personale nostalgica memoria o prendono addirittura il volo, trascinate da una benevola corrente di arte trasandata della specie “frattemporale” . E, ad onor del vero, un’ultima riflessione a carico dell’autore dell’articolo. Recentemente ha sentito l’esigenza di selezionare (forbici e spillatrice) centinaia di stracci su carta disegnati male durante un lungo tempo di lavoro, nel tentativo di allargarlo. L’articolo nasce dunque come oggettivo riconoscimento del ruolo della trasandatezza non disgiunto da soggettiva gratitudine alla stessa per la insperata possibilità di identificazione personale ?

Luigi Rugiero

A Roma quando “volano gli stracci” tira una brutta aria. In altri contesti l’evento può essere invece di buon auspicio. Se infatti nell’accezione corrente lo straccio è la metafora accreditata della trasandatezza (l’essere trasandato vale per lo più disordinato, trascurato, scomposto, sciatto, dismesso, raffazzonato), all’origine il termine (dal verbo trasandare, superare i limiti) si attestava su una diversa interpretazione. Era quella ormai sepolta nel Vocabolario degli accademici della Crusca (IV edizione 1729-38), che riprende anche l’uso esteso e alternativo che ne fanno sia Dante nel Convivio (<<… a questa etade è necessario d’esser rifrenato, sì che non transvada>>) che Boccaccio nel Decamerone (<< Cimone dunque, quantunque, amando Ifigenìa, in alcune cose… trasandasse>>). A ben vedere il trasandare di Dante concerne l’anticonformismo a fronte del comportamento sociale convenzionale, quello di Boccaccio l’esuberanza (“ecceder l’onesto”) a fronte del comportamento emotivo ammesso. Eppure i significati remoti e articolati del termine riaffiorano di tanto in tanto nelle riflessioni sull’arte: quella trasandata rispetto a quella formalmente strutturata secondo i canoni degli addetti ai lavori, i “critici” in prima linea. A più riprese (1930, 1955) Borges scrive nel suo “Evaristo Carriego” che milonga e tango delle origini “possono apparire semplici o quantomeno trasandati, ma erano pieni di coraggio e di allegria” con un apparente trastullarsi che fa parte dell’eternità. Il confronto è con la “malvagità banale” espressa con voce risentita dal tango successivo nelle serate dei rispettabili saloni da tè di Buenos Aires. Il senso della provocazione si ritrova e sale di tono nei “Biglietti agli amici” (Bompiani, 2001) di Pier Vittorio Tondelli: “La trasandatezza è una condizione dello Spirito. Il suo massimo grado consiste nel Sublime Trasandato il cui raggiungimento… diventa allora l’agio delle cose”. Certamente gli stracci volano nella “Venere degli stracci “ di Michelangelo Pistoletto, riconoscendosi gemelli dell’eternità del sublime. E con essi vola pure l’arte “povera”. Diversamente trasandata è l’arte proposta ne’ “La via del disegno brutto” associata da Alessandro Bonaccorsi al “Lavorare meglio disegnando male”(Terre di mezzo, 2020). Vi compaiono gli stracci privati, disegni casuali scaricati di getto nei block notes tra gli appunti di lavoro, nel frattempo che sinergizza la stringente razionalità professionale con la libera immaginazione. Queste immagini dell’inconscio restano custodite e dimenticate fino al primo svecchiamento d’archivio e quindi definitivamente smaltite con le carte da macero. Solo raramente sono recuperate a personale nostalgica memoria o prendono addirittura il volo, trascinate da una benevola corrente di arte trasandata della specie “frattemporale” . E, ad onor del vero, un’ultima riflessione a carico dell’autore dell’articolo. Recentemente ha sentito l’esigenza di selezionare (forbici e spillatrice) centinaia di stracci su carta disegnati male durante un lungo tempo di lavoro, nel tentativo di allargarlo. L’articolo nasce dunque come oggettivo riconoscimento del ruolo della trasandatezza non disgiunto da soggettiva gratitudine alla stessa per la insperata possibilità di identificazione personale ?

Luigi Rugiero

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