Quant’è malata LA MANOVRA

La sanità è il grande malato della manovra redatta dal Mef guidato dal ministro Giancarlo Giorgetti. Lo è, almeno, secondo i medici e i sanitari che scenderanno in piazza a Roma, il 15 dicembre prossimo, per protestare contro le scelte del governo in materia di salute pubblica. Per l’opposizione, e in particolar modo per il grande malato della politica italiana, cioè il Pd, la polemica sui fondi alla sanità rappresenta una frontiera, o meglio una medicina, per rilanciarsi nel dibattito pubblico nazionale. E farlo da una prospettiva importante, su un tema che la pandemia ha riportato al centro dell’azione e del confronto politico. Secondo i medici delle sigle sindacali che hanno aderito all’agitazione, hanno ribadito che “la sanità pubblica deve essere ai primi posti dell’agenda di tutte le forze politiche e medici e sanitari meritano rispetto per il servizio che hanno reso negli anni alla comunità”. Tra le richieste avanzate al governo, insieme all’aumento delle assunzioni, anche l’aumento degli stipendi (“Siamo terzultimi in Europa”, accusano), la depenalizzazione dell’atto medico. Infine hanno denunciato che “il definanziamento ulteriore della sanità pubblica previsto nei prossimi anni costringerà molti cittadini a doversi pagare le cure di tasca propria e ne spingerà tanti altri nel limbo già oggi molto affollato di coloro che non possono pagarsele”. Il ministro alla salute Orazio Schillaci, però, “smonta” la ricostruzione dei suoi colleghi. E, anzi, parla di una “inversione di tendenza” rispetto agli ultimi anni caratterizzati da tagli draconiani proprio al comparto sanitario. Per Schillaci: “Oggi, in una situazione di grave difficoltà determinata dalla crisi energetica, dalla guerra in Ucraina, dal caro bollette, con la necessità di sostenere famiglie e imprese per evitare il tracollo della nostra economia, il governo ha assicurato alla sanità 2,2 miliardi di euro in più nel 2023, ai quali si aggiungeranno altri 2 miliardi e 400 milioni nel 2024. E questo credo rappresenti un primo segnale di un’inversione di tendenza che sono certo si consoliderà con i bilanci dei prossimi anni”. Ma non è tutto. Perché, secondo il titolare del dicastero: “Purtroppo abbiamo ereditato una situazione carente a causa dei tagli pesanti alla spesa sanitaria”. Insomma, il governo Meloni si è caricato sulle spalle “le carenze e le difficoltà di oggi” che “sono il risultato di scelte sbagliate del passato, quando la sanità era considerata la Cenerentola del bilancio statale”. Schillaci ricorda che “dal 2013 al 2019 il Fondo sanitario nazionale è stato costantemente definanziato dai vari governi che si sono succeduti soltanto con l’arrivo di questa terribile pandemia. Di fronte al dato impressionante di 180mila morti si è capito che la spesa per la salute pubblica è una spesa primaria e irrinunciabile”. Il Partito democratico, però, non vuole sentir ragioni. Al ministro Schillaci ha replicato il capogruppo dem in commissione Affari sociali della Camera, Marco Furfaro. Che ha tuonato: “Un’inversione di tendenza, dice il ministro? Vero, ma a danno della sanità pubblica. I fondi aggiuntivi in manovra destinati alla sanità sono 2 miliardi, di cui 1,4 miliardi saranno erosi dal caro energia e dall’inflazione. Il resto? Zero, niente di niente”. Furfaro ha poi aggiunto: “Non c’è nulla per il personale niente per il rinnovo dei contratti, niente per dimezzare le liste d’attesa. Niente per portare il numero di medici di base e pediatri a un livello appena dignitoso, finendola di gravare in modo spropositato su medici e operatori sanitari come fatto in questi anni”. Quindi azzanna la maggioranza: “La verità è che la legge di bilancio metterà a rischio i bilanci delle Regioni e, ancora peggio, il diritto alla salute degli italiani, in particolare quelli più fragili. Per la destra a pagare devono sempre essere i più fragili, con i più ricchi che potranno ricorrere alla sanità privata”. L’ex presidente della Camera Laura Boldrini s’è prenotata un posto in piazza insieme ai medici e ha randellato l’esecutivo su Twitter: “Con il tagli al sistema sanitario nazionale previsti in manovra, il governo prende a picconate la sanità pubblica. Un definanziamento che mette a rischio il diritto alla salute di cittadini e cittadine”.

La sanità è il grande malato della manovra redatta dal Mef guidato dal ministro Giancarlo Giorgetti. Lo è, almeno, secondo i medici e i sanitari che scenderanno in piazza a Roma, il 15 dicembre prossimo, per protestare contro le scelte del governo in materia di salute pubblica. Per l’opposizione, e in particolar modo per il grande malato della politica italiana, cioè il Pd, la polemica sui fondi alla sanità rappresenta una frontiera, o meglio una medicina, per rilanciarsi nel dibattito pubblico nazionale. E farlo da una prospettiva importante, su un tema che la pandemia ha riportato al centro dell’azione e del confronto politico. Secondo i medici delle sigle sindacali che hanno aderito all’agitazione, hanno ribadito che “la sanità pubblica deve essere ai primi posti dell’agenda di tutte le forze politiche e medici e sanitari meritano rispetto per il servizio che hanno reso negli anni alla comunità”. Tra le richieste avanzate al governo, insieme all’aumento delle assunzioni, anche l’aumento degli stipendi (“Siamo terzultimi in Europa”, accusano), la depenalizzazione dell’atto medico. Infine hanno denunciato che “il definanziamento ulteriore della sanità pubblica previsto nei prossimi anni costringerà molti cittadini a doversi pagare le cure di tasca propria e ne spingerà tanti altri nel limbo già oggi molto affollato di coloro che non possono pagarsele”. Il ministro alla salute Orazio Schillaci, però, “smonta” la ricostruzione dei suoi colleghi. E, anzi, parla di una “inversione di tendenza” rispetto agli ultimi anni caratterizzati da tagli draconiani proprio al comparto sanitario. Per Schillaci: “Oggi, in una situazione di grave difficoltà determinata dalla crisi energetica, dalla guerra in Ucraina, dal caro bollette, con la necessità di sostenere famiglie e imprese per evitare il tracollo della nostra economia, il governo ha assicurato alla sanità 2,2 miliardi di euro in più nel 2023, ai quali si aggiungeranno altri 2 miliardi e 400 milioni nel 2024. E questo credo rappresenti un primo segnale di un’inversione di tendenza che sono certo si consoliderà con i bilanci dei prossimi anni”. Ma non è tutto. Perché, secondo il titolare del dicastero: “Purtroppo abbiamo ereditato una situazione carente a causa dei tagli pesanti alla spesa sanitaria”. Insomma, il governo Meloni si è caricato sulle spalle “le carenze e le difficoltà di oggi” che “sono il risultato di scelte sbagliate del passato, quando la sanità era considerata la Cenerentola del bilancio statale”. Schillaci ricorda che “dal 2013 al 2019 il Fondo sanitario nazionale è stato costantemente definanziato dai vari governi che si sono succeduti soltanto con l’arrivo di questa terribile pandemia. Di fronte al dato impressionante di 180mila morti si è capito che la spesa per la salute pubblica è una spesa primaria e irrinunciabile”. Il Partito democratico, però, non vuole sentir ragioni. Al ministro Schillaci ha replicato il capogruppo dem in commissione Affari sociali della Camera, Marco Furfaro. Che ha tuonato: “Un’inversione di tendenza, dice il ministro? Vero, ma a danno della sanità pubblica. I fondi aggiuntivi in manovra destinati alla sanità sono 2 miliardi, di cui 1,4 miliardi saranno erosi dal caro energia e dall’inflazione. Il resto? Zero, niente di niente”. Furfaro ha poi aggiunto: “Non c’è nulla per il personale niente per il rinnovo dei contratti, niente per dimezzare le liste d’attesa. Niente per portare il numero di medici di base e pediatri a un livello appena dignitoso, finendola di gravare in modo spropositato su medici e operatori sanitari come fatto in questi anni”. Quindi azzanna la maggioranza: “La verità è che la legge di bilancio metterà a rischio i bilanci delle Regioni e, ancora peggio, il diritto alla salute degli italiani, in particolare quelli più fragili. Per la destra a pagare devono sempre essere i più fragili, con i più ricchi che potranno ricorrere alla sanità privata”. L’ex presidente della Camera Laura Boldrini s’è prenotata un posto in piazza insieme ai medici e ha randellato l’esecutivo su Twitter: “Con il tagli al sistema sanitario nazionale previsti in manovra, il governo prende a picconate la sanità pubblica. Un definanziamento che mette a rischio il diritto alla salute di cittadini e cittadine”.

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