Quei gay all’altare discriminati con lo sconto lo strano caso siae

di GIADA BALLOCH

Gli sposi dello stesso sesso? Discriminiamoli con lo sconto. Perché in Italia la Siae quando ti sposi ti chiede dei soldi, eppure con l’unione civile si paga di meno. Sul sito della società si legge la frase “il costo varia in base al numero dei partecipanti e alla musica”. Giusta avvertenza, ma avrebbero dovuto aggiungere anche quella in base al sesso degli sposi! Un loro cliente, Edoardo, confuso dai prezzi elencati sul sito, ha richiesto assistenza chiedendo chiarimenti inerenti alla considerazione dell’unione civile come matrimonio. La risposta ottenuta è stata a dir poco discriminante: “Siae sta considerando le Unioni Civili come altro festeggiamento”. Ma state tranquilli, per rimediare l’organizzazione assicura una ridefinizione delle tariffe, a partire però dal primo gennaio 2023. Per evitare discriminazioni la tariffa sarà variata dal prossimo anno, il che significa che da quando è entrata in vigore la legge sulle unioni civili ad oggi c’è discriminazione. La spiegazione fornita? La definizione del diritto d’autore, tranquillamente individuabile pure su ogni dizionario italiano disponibile. Precisano inoltre che per i festeggiamenti privati sono state stabilite delle tariffe “avendo a riferimento elementi e caratteristiche proprie dell’evento nel corso del quale avviene l’utilizzo della musica”. Queste ultime includono il numero di persone presenti all’evento, le spese sostenute e altro. L’ente italiano deputato all’utilizzo della musica e la tutela dei diritti d’autore viola gli stessi diritti morali che afferma di proteggere. Infatti una festa privata per festeggiare un’unione civile o un matrimonio con le stesse modalità, ad oggi, prevedono però una disparità di trattamento: la tariffa matrimoni vale per i matrimoni, mentre appunto “altro festeggiamento” è considerata la tariffa per l’unione civile. Diamo un’occhiata a ciò che davvero incuriosisce, ovvero i prezzi. Ad esempio per la Siae l’unione civile con deejay e meno di 200 invitati fa spendere 99 euro più 34 + IVA mentre per un matrimonio con le stesse caratteristiche si andrebbero a pagare 199 euro per la musica dal vivo, più altri 79 per i diritti connessi e l’Iva, (278 €+Iva). Ironicamente, gli unici a perderci sono proprio loro. Se le unioni civili venissero considerate come i matrimoni, la Siae infatti ci guadagnerebbe ben 145 euro in più. Non c’è ombra di dubbio che questo caso di discriminazione è uno dei più particolari mai visti, data l’assenza di un effettivo vantaggio finanziario o beneficio per l’artefice della differenziazione. Una discriminazione inspiegabile, incomprensibile e senza un senso logico. Gli sposi che organizzano la festa e le note della musica su cui gli ospiti si scatenano sono le stesse. Persino gli invitati, il cibo servito e il deejay sono uguali. Tuttavia per assurdo alla fine dei conti, proprio quest’ultimo è minore. Dopotutto se la Siae tutela tutti i diritti, incluso quello di sbagliare, come mai mettono in pratica la discriminazione di prezzo senza nemmeno guadagnarci?

Il consiglio per tutte le coppie che si sposeranno quest’anno in unione civile è quello di selezionare “altro festeggiamento” invece di matrimonio. Quindi, se siete un uomo e una donna e volete risparmiare, scegliete l’unione civile, è uguale al matrimonio e il prezzo della musica è minore. Al contrario se siete una coppia dello stesso sesso e avete pagato la Siae come per un matrimonio, chiedete indietro i soldi che vi devono!

di GIADA BALLOCH

Gli sposi dello stesso sesso? Discriminiamoli con lo sconto. Perché in Italia la Siae quando ti sposi ti chiede dei soldi, eppure con l’unione civile si paga di meno. Sul sito della società si legge la frase “il costo varia in base al numero dei partecipanti e alla musica”. Giusta avvertenza, ma avrebbero dovuto aggiungere anche quella in base al sesso degli sposi! Un loro cliente, Edoardo, confuso dai prezzi elencati sul sito, ha richiesto assistenza chiedendo chiarimenti inerenti alla considerazione dell’unione civile come matrimonio. La risposta ottenuta è stata a dir poco discriminante: “Siae sta considerando le Unioni Civili come altro festeggiamento”. Ma state tranquilli, per rimediare l’organizzazione assicura una ridefinizione delle tariffe, a partire però dal primo gennaio 2023. Per evitare discriminazioni la tariffa sarà variata dal prossimo anno, il che significa che da quando è entrata in vigore la legge sulle unioni civili ad oggi c’è discriminazione. La spiegazione fornita? La definizione del diritto d’autore, tranquillamente individuabile pure su ogni dizionario italiano disponibile. Precisano inoltre che per i festeggiamenti privati sono state stabilite delle tariffe “avendo a riferimento elementi e caratteristiche proprie dell’evento nel corso del quale avviene l’utilizzo della musica”. Queste ultime includono il numero di persone presenti all’evento, le spese sostenute e altro. L’ente italiano deputato all’utilizzo della musica e la tutela dei diritti d’autore viola gli stessi diritti morali che afferma di proteggere. Infatti una festa privata per festeggiare un’unione civile o un matrimonio con le stesse modalità, ad oggi, prevedono però una disparità di trattamento: la tariffa matrimoni vale per i matrimoni, mentre appunto “altro festeggiamento” è considerata la tariffa per l’unione civile. Diamo un’occhiata a ciò che davvero incuriosisce, ovvero i prezzi. Ad esempio per la Siae l’unione civile con deejay e meno di 200 invitati fa spendere 99 euro più 34 + IVA mentre per un matrimonio con le stesse caratteristiche si andrebbero a pagare 199 euro per la musica dal vivo, più altri 79 per i diritti connessi e l’Iva, (278 €+Iva). Ironicamente, gli unici a perderci sono proprio loro. Se le unioni civili venissero considerate come i matrimoni, la Siae infatti ci guadagnerebbe ben 145 euro in più. Non c’è ombra di dubbio che questo caso di discriminazione è uno dei più particolari mai visti, data l’assenza di un effettivo vantaggio finanziario o beneficio per l’artefice della differenziazione. Una discriminazione inspiegabile, incomprensibile e senza un senso logico. Gli sposi che organizzano la festa e le note della musica su cui gli ospiti si scatenano sono le stesse. Persino gli invitati, il cibo servito e il deejay sono uguali. Tuttavia per assurdo alla fine dei conti, proprio quest’ultimo è minore. Dopotutto se la Siae tutela tutti i diritti, incluso quello di sbagliare, come mai mettono in pratica la discriminazione di prezzo senza nemmeno guadagnarci?

Il consiglio per tutte le coppie che si sposeranno quest’anno in unione civile è quello di selezionare “altro festeggiamento” invece di matrimonio. Quindi, se siete un uomo e una donna e volete risparmiare, scegliete l’unione civile, è uguale al matrimonio e il prezzo della musica è minore. Al contrario se siete una coppia dello stesso sesso e avete pagato la Siae come per un matrimonio, chiedete indietro i soldi che vi devono!
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