Quel “Bosa bosa” dei migranti salvi. Ma Lampedusa esplode: sono troppi

Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riferito al senato in merito alla situazione migranti, continuano in Sicilia senza sosta, gli sbarchi attraverso i barchini della speranza. I numeri, degli ultimi giorni, sono cifre da capogiro: proprio ieri, sono 130 i naufraghi approdati a Pozzallo, nel ragusano. Intercettati a una ventina di miglia delle coste siciliane, i quali sono stati trasbordati sulle motovedette della capitaneria di porto e della guardia di finanza. Secondo le prime informazioni, sono tutti uomini e non ci sarebbero particolari criticità mediche. Anche per loro è stato disposto il trasferimento nell’hotspot, dove si trovano al momento 246 ospiti. Immancabili gli approdi a Lampedusa. Altri 119 i migranti che, con tre diversi barconi, sono giunti nella isola siciliana. I natanti, con a bordo gruppi di 45 (fra cui 17 donne e 1 minore), 30 (13 donne e 1 minore) e 44 (16 donne e 4 minori), partiti tutti da Sfax in Tunisia, sono stati soccorsi dalle motovedette di guardia di finanza e capitaneria di porto. I migranti hanno dichiarato di essere originari di Burkina Faso, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali e Sierra Leone. Anche loro, dopo un primo triage sanitario a molo Favarolo, sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola.
“Bosa Bosa”, gridano bagnati e stremati sul pontile del molo Favaloro, sotto le coperte termiche che luccicano sotto il sole. Bosa è una esclamazione felice, urlata dai naufraghi prima di essere portati al centro di accoglienza, il quale è oramai circondato da un muro e blindato da un via vai di camionette delle forze dell’ordine. Il giovane primo cittadino, Filippo Mannino il quale “non sa più dove mettere i migranti vivi e quelli defunti con il centro di accoglienza sempre stracolmo”, urla aiuto al governo Meloni: “Il governo ci aiuti. Come facciamo a gestire da soli tutto questo?” Chiede, e sembra una voce che grida nel deserto di questo lembo estremo di occidente.
Nel frattempo la scottante questione migratoria e la recente caduta di un missile in Polonia nel quadro della guerra in Ucraina sono stati i temi al centro dell’incontro avvenuto ieri alla Farnesina tra il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il suo omologo greco, Nikos Dendias. Sul problema dell’immigrazione in particolare, Roma e Atene convengono sulla necessità di una soluzione europea. “C’è una comunione di intenti che si è manifestata in queste settimane”, ha detto Tajani. “Esiste una attenzione condivisa, tanto per le rotte migratorie che attraversano il Mar Mediterraneo, quanto per quelle che attraversano i Balcani”. Afferma il ministro di Forza Italia. “La stabilità del Mediterraneo è fondamentale, serve una presenza più forte e abbiamo sempre insistito su una politica estera e di sicurezza europea che cerchi stabilità”, ha precisato. Questo significa: “lavorare ancora di più con i Paesi del Nord Africa per una soluzione per sconfiggere il terrorismo nell’area del Sahel”, oltre a garantire la stabilità nella regione, nel Medio Oriente, “ma anche nei Balcani”. “Non è facile risolvere il problema se non si cerca di migliorare anche la situazione in Libia. L’Europa deve impegnarsi di più e la nostra cooperazione con l’Italia, in questa materia, è molto stretta”.
Gli ha fatto eco la commissaria europea agli Affari Interni, la svedese socialdemocratica Ylva Johansson,che ieri in conferenza stampa a Bruxelles ha affermato che: “La nostra principale preoccupazione deve sempre essere quella di salvare vite umane. E il modo migliore per salvarle è impedire alle persone di intraprendere questi viaggi pericolosi lungo la rotta del Mediterraneo Centrale”. Esclama la commissaria ai giornalisti. “Abbiamo visto, un numero crescente di arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo Centrale. Abbiamo anche visto che la maggior parte delle nazionalità che arrivano lungo queste rotte, probabilmente, non hanno bisogno di protezione internazionale. Quindi – ha proseguito – questo è importante, per prevenire che le persone intraprendano questi viaggi pericolosi, a volte mortali, attraverso il Mediterraneo. Ho presentato una road map – ha aggiunto – per assicurarmi che, insieme al parlamento, gli Stati riuniti nel consiglio, adottino tutte le proposte durante questa legislatura. E’ la risposta più importante: non esiste un piano d’azione al mondo che possa essere meglio di un regolamento adeguato. Ecco perché dobbiamo assicurarci di avere tutto il pacchetto sul tavolo. Ovviamente siamo pronti a sostenere e aiutare, in questa situazione. Avrò anche l’opportunità di incontrare il nuovo ministro italiano, domani in Germania, ed è una cosa di cui parlerò con lui”, ha concluso.

Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riferito al senato in merito alla situazione migranti, continuano in Sicilia senza sosta, gli sbarchi attraverso i barchini della speranza. I numeri, degli ultimi giorni, sono cifre da capogiro: proprio ieri, sono 130 i naufraghi approdati a Pozzallo, nel ragusano. Intercettati a una ventina di miglia delle coste siciliane, i quali sono stati trasbordati sulle motovedette della capitaneria di porto e della guardia di finanza. Secondo le prime informazioni, sono tutti uomini e non ci sarebbero particolari criticità mediche. Anche per loro è stato disposto il trasferimento nell’hotspot, dove si trovano al momento 246 ospiti. Immancabili gli approdi a Lampedusa. Altri 119 i migranti che, con tre diversi barconi, sono giunti nella isola siciliana. I natanti, con a bordo gruppi di 45 (fra cui 17 donne e 1 minore), 30 (13 donne e 1 minore) e 44 (16 donne e 4 minori), partiti tutti da Sfax in Tunisia, sono stati soccorsi dalle motovedette di guardia di finanza e capitaneria di porto. I migranti hanno dichiarato di essere originari di Burkina Faso, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali e Sierra Leone. Anche loro, dopo un primo triage sanitario a molo Favarolo, sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola.
“Bosa Bosa”, gridano bagnati e stremati sul pontile del molo Favaloro, sotto le coperte termiche che luccicano sotto il sole. Bosa è una esclamazione felice, urlata dai naufraghi prima di essere portati al centro di accoglienza, il quale è oramai circondato da un muro e blindato da un via vai di camionette delle forze dell’ordine. Il giovane primo cittadino, Filippo Mannino il quale “non sa più dove mettere i migranti vivi e quelli defunti con il centro di accoglienza sempre stracolmo”, urla aiuto al governo Meloni: “Il governo ci aiuti. Come facciamo a gestire da soli tutto questo?” Chiede, e sembra una voce che grida nel deserto di questo lembo estremo di occidente.
Nel frattempo la scottante questione migratoria e la recente caduta di un missile in Polonia nel quadro della guerra in Ucraina sono stati i temi al centro dell’incontro avvenuto ieri alla Farnesina tra il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il suo omologo greco, Nikos Dendias. Sul problema dell’immigrazione in particolare, Roma e Atene convengono sulla necessità di una soluzione europea. “C’è una comunione di intenti che si è manifestata in queste settimane”, ha detto Tajani. “Esiste una attenzione condivisa, tanto per le rotte migratorie che attraversano il Mar Mediterraneo, quanto per quelle che attraversano i Balcani”. Afferma il ministro di Forza Italia. “La stabilità del Mediterraneo è fondamentale, serve una presenza più forte e abbiamo sempre insistito su una politica estera e di sicurezza europea che cerchi stabilità”, ha precisato. Questo significa: “lavorare ancora di più con i Paesi del Nord Africa per una soluzione per sconfiggere il terrorismo nell’area del Sahel”, oltre a garantire la stabilità nella regione, nel Medio Oriente, “ma anche nei Balcani”. “Non è facile risolvere il problema se non si cerca di migliorare anche la situazione in Libia. L’Europa deve impegnarsi di più e la nostra cooperazione con l’Italia, in questa materia, è molto stretta”.
Gli ha fatto eco la commissaria europea agli Affari Interni, la svedese socialdemocratica Ylva Johansson,che ieri in conferenza stampa a Bruxelles ha affermato che: “La nostra principale preoccupazione deve sempre essere quella di salvare vite umane. E il modo migliore per salvarle è impedire alle persone di intraprendere questi viaggi pericolosi lungo la rotta del Mediterraneo Centrale”. Esclama la commissaria ai giornalisti. “Abbiamo visto, un numero crescente di arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo Centrale. Abbiamo anche visto che la maggior parte delle nazionalità che arrivano lungo queste rotte, probabilmente, non hanno bisogno di protezione internazionale. Quindi – ha proseguito – questo è importante, per prevenire che le persone intraprendano questi viaggi pericolosi, a volte mortali, attraverso il Mediterraneo. Ho presentato una road map – ha aggiunto – per assicurarmi che, insieme al parlamento, gli Stati riuniti nel consiglio, adottino tutte le proposte durante questa legislatura. E’ la risposta più importante: non esiste un piano d’azione al mondo che possa essere meglio di un regolamento adeguato. Ecco perché dobbiamo assicurarci di avere tutto il pacchetto sul tavolo. Ovviamente siamo pronti a sostenere e aiutare, in questa situazione. Avrò anche l’opportunità di incontrare il nuovo ministro italiano, domani in Germania, ed è una cosa di cui parlerò con lui”, ha concluso.

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