Quel premier politico e il destino della destra

di Maurizio Gasparri

Una vera svolta. Un momento che resterà a lungo nelle cronache della politica ed entrerà anche nella storia italiana del dopoguerra. La prima volta di una donna alla guida del governo, e di questo molto si è parlato, e la prima volta di una guida di destra per un governo di centrodestra. Credo che il discorso di esordio da Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia spiazzato e sorpreso tanti avversari, che, non lo ammetteranno mai, non si aspettavano la grinta, la passione, la ricchezza di citazioni. Perché la politica non si inventa e non si improvvisa. Servono alle spalle percorsi di militanza, di impegno nei quartieri, nelle scuole e nelle università, insomma, fare la politica come si concepiva un tempo e come oggi non la si fa più. Abbiamo avuto un’irruzione di protagonismi individuali, fenomeni passeggeri come quello di Renzi o dei grillini, che hanno avuto molti consensi ma poi li hanno rapidamente persi. C’è però il condizionamento dei social, che in realtà permane e può alimentare illusioni e gonfiare situazioni che non meritano di raggiungere i livelli di consenso che talvolta hanno raggiunto.
Ma ci sono anche delle riflessioni da fare. Allievo di Pinuccio Tatarella, ricordo il suo insegnamento. La destra doveva aprirsi ad un centrodestra, a una realtà politica più ampia e più ariosa. Quando Tatarella ne parlava non c’era ancora Berlusconi in campo. Quindi non si intravedevano delle prospettive di successo che la discesa in campo di Berlusconi rese possibili.
Tutte le volte che il centro aveva aperto il dialogo con la destra, la sinistra aveva impedito questo connubio, anche a colpi di insurrezioni di piazza. Come nell’estate del 1960 con la contestazione a un congresso dell’MSI a Genova, solo perché il governo Tambroni, un monocolore democristiano, aveva avuto l’appoggio esterno e decisivo della destra dell’epoca.
Oggi che la destra ha una affermazione. significativa bisogna ricordarsi di quello schema politico di centrodestra, che non può e non deve venire meno, per stabilizzare la situazione e per preparare successi futuri. Se oggi la destra, anche grazie al successo di Giorgia Meloni, vive la stagione di maggiore gloria del dopoguerra, è l’altra area, quella cosiddetta moderata, che deve riflettere sul suo futuro. Ma la questione riguarda anche la destra, che per l’appunto se non fa parte di un centrodestra non può pensare, in solitudine e in autonomia, di consolidare e confermare il proprio risultato. Mi rendo conto che queste considerazioni appaiono futuribili. Parlare oggi di scenari elettorali futuri, che si profilano da qui a cinque anni nel 2027, potrebbe sembrare una follia. Ma in Italia si vota di continuo. Ci sono già in agenda elezioni regionali tra poco. Ci saranno le elezioni europee. C’è sempre una verifica dello stato di salute delle coalizioni e dei governi.
Proprio nel momento del successo bisogna pensare al proprio percorso e alle formule che possono rendere l’affermazione stabile e non occasionale.
La ricchezza di passione e di argomentazioni che ha espresso Giorgia Meloni nel suo discorso alla camera e nelle sue repliche a Montecitorio e a Palazzo Madama sono evidenti.
Serve poi una strategia politica. Ed è per questo che bisogna abbassare le tensioni, tra i partiti e all’interno dei partiti. Comprensibile che ci siano delle delusioni o delle speranze ancora da soddisfare. Ma se da un lato può capitare di non ottenere sempre dei sì alle proprie richieste, dall’altro non si deve dire no a tutte le proposte altrui. L’equilibrio e l’armonia che ci hanno insegnato Tatarella e pochi altri politici nel corso della recente storia, sono indispensabili.
Poi ci saranno altre questioni prioritarie da risolvere, il costo della vita, il caro bollette, la pace in Europa e nel mondo, tutti obiettivi complicati e che non dipendono esclusivamente dal nuovo governo italiano, ma da un contesto internazionale sul quale anche il governo italiano deve incidere.
Ma l’armonia e il buon senso dipendono da tutti noi. E dobbiamo ricordarlo tutti sempre.

di Maurizio Gasparri

Una vera svolta. Un momento che resterà a lungo nelle cronache della politica ed entrerà anche nella storia italiana del dopoguerra. La prima volta di una donna alla guida del governo, e di questo molto si è parlato, e la prima volta di una guida di destra per un governo di centrodestra. Credo che il discorso di esordio da Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia spiazzato e sorpreso tanti avversari, che, non lo ammetteranno mai, non si aspettavano la grinta, la passione, la ricchezza di citazioni. Perché la politica non si inventa e non si improvvisa. Servono alle spalle percorsi di militanza, di impegno nei quartieri, nelle scuole e nelle università, insomma, fare la politica come si concepiva un tempo e come oggi non la si fa più. Abbiamo avuto un’irruzione di protagonismi individuali, fenomeni passeggeri come quello di Renzi o dei grillini, che hanno avuto molti consensi ma poi li hanno rapidamente persi. C’è però il condizionamento dei social, che in realtà permane e può alimentare illusioni e gonfiare situazioni che non meritano di raggiungere i livelli di consenso che talvolta hanno raggiunto.
Ma ci sono anche delle riflessioni da fare. Allievo di Pinuccio Tatarella, ricordo il suo insegnamento. La destra doveva aprirsi ad un centrodestra, a una realtà politica più ampia e più ariosa. Quando Tatarella ne parlava non c’era ancora Berlusconi in campo. Quindi non si intravedevano delle prospettive di successo che la discesa in campo di Berlusconi rese possibili.
Tutte le volte che il centro aveva aperto il dialogo con la destra, la sinistra aveva impedito questo connubio, anche a colpi di insurrezioni di piazza. Come nell’estate del 1960 con la contestazione a un congresso dell’MSI a Genova, solo perché il governo Tambroni, un monocolore democristiano, aveva avuto l’appoggio esterno e decisivo della destra dell’epoca.
Oggi che la destra ha una affermazione. significativa bisogna ricordarsi di quello schema politico di centrodestra, che non può e non deve venire meno, per stabilizzare la situazione e per preparare successi futuri. Se oggi la destra, anche grazie al successo di Giorgia Meloni, vive la stagione di maggiore gloria del dopoguerra, è l’altra area, quella cosiddetta moderata, che deve riflettere sul suo futuro. Ma la questione riguarda anche la destra, che per l’appunto se non fa parte di un centrodestra non può pensare, in solitudine e in autonomia, di consolidare e confermare il proprio risultato. Mi rendo conto che queste considerazioni appaiono futuribili. Parlare oggi di scenari elettorali futuri, che si profilano da qui a cinque anni nel 2027, potrebbe sembrare una follia. Ma in Italia si vota di continuo. Ci sono già in agenda elezioni regionali tra poco. Ci saranno le elezioni europee. C’è sempre una verifica dello stato di salute delle coalizioni e dei governi.
Proprio nel momento del successo bisogna pensare al proprio percorso e alle formule che possono rendere l’affermazione stabile e non occasionale.
La ricchezza di passione e di argomentazioni che ha espresso Giorgia Meloni nel suo discorso alla camera e nelle sue repliche a Montecitorio e a Palazzo Madama sono evidenti.
Serve poi una strategia politica. Ed è per questo che bisogna abbassare le tensioni, tra i partiti e all’interno dei partiti. Comprensibile che ci siano delle delusioni o delle speranze ancora da soddisfare. Ma se da un lato può capitare di non ottenere sempre dei sì alle proprie richieste, dall’altro non si deve dire no a tutte le proposte altrui. L’equilibrio e l’armonia che ci hanno insegnato Tatarella e pochi altri politici nel corso della recente storia, sono indispensabili.
Poi ci saranno altre questioni prioritarie da risolvere, il costo della vita, il caro bollette, la pace in Europa e nel mondo, tutti obiettivi complicati e che non dipendono esclusivamente dal nuovo governo italiano, ma da un contesto internazionale sul quale anche il governo italiano deve incidere.
Ma l’armonia e il buon senso dipendono da tutti noi. E dobbiamo ricordarlo tutti sempre.

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