Quel tir pirata e l’assurda morte del campione di ciclismo

Un destino terribile per il campione Davide Rebellin, ciclista vicentino di Lonigo, e residente nel Veronese, travolto e ucciso alle 12 di ieri da un camionista (fino a tarda sera) pirata sulla statale 11 a Montebello, vicino a un ristorante poco lontano dal casello della A4 Verona-Vicenza. Il 16 ottobre scorso aveva smesso con il professionismo, a 51 anni, ma la bicicletta era intimamente legata alla sua vita di inossidabile atleta che aveva conosciuto le vette del successo internazionale, ma anche la polvere della squalifica per doping salvo essere riabilitato sette anni dopo le ingiuste accuse ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, quando nel 2015 il tribunale di Padova lo aveva assolto dalle imputazioni di evasione fiscale ed utilizzo di sostanze dopanti. “A 44 torno a correre perché sono un ciclista integro e pulito – ci disse raggiante all’indomani del verdetto che chiudeva per lui e la sua famiglia un periodo buio – È la vittoria più importante della mia lunga carriera”. Rebellin è morto come un altro campione italiano – Michele Scarponi il 22 aprile 2017 a Filottrano -, mentre con l’amata bici da corsa si allenava nonostante avesse deciso di chiudere la sua lunghissima carriera durata trent’anni. Il campione berico tra il 2004 e il 2009 aveva colto i successi più importanti – lui che ha vinto 64 gare da professionista – nelle classiche del Nord: una Amstel Gold Race, tre volte la Freccia Vallone, una Liegi-Bastogne-Liegi, oltre a una tappa al Giro d’Italia. Quella di Rebellin, purtroppo, è l’ennesima morte di un ciclista o un pedone sulle strade italiane ad opera di pirati. Pochi giorni fa, nel Bassanese (sempre nel Vicentino), una suora era stata investita mortalmente sulle strisce da un camionista che si era allontanato e al quale la polizia locale di Rosà è risalita grazie ai varchi elettronici. Tragedie analoghe sono accadute anche a Tor Cervara, dove due turiste belghe son state uccise da un automobilista fuggito e poi individuato, e sull’Aurelia Sud, sempre a Roma.

Un destino terribile per il campione Davide Rebellin, ciclista vicentino di Lonigo, e residente nel Veronese, travolto e ucciso alle 12 di ieri da un camionista (fino a tarda sera) pirata sulla statale 11 a Montebello, vicino a un ristorante poco lontano dal casello della A4 Verona-Vicenza. Il 16 ottobre scorso aveva smesso con il professionismo, a 51 anni, ma la bicicletta era intimamente legata alla sua vita di inossidabile atleta che aveva conosciuto le vette del successo internazionale, ma anche la polvere della squalifica per doping salvo essere riabilitato sette anni dopo le ingiuste accuse ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, quando nel 2015 il tribunale di Padova lo aveva assolto dalle imputazioni di evasione fiscale ed utilizzo di sostanze dopanti. “A 44 torno a correre perché sono un ciclista integro e pulito – ci disse raggiante all’indomani del verdetto che chiudeva per lui e la sua famiglia un periodo buio – È la vittoria più importante della mia lunga carriera”. Rebellin è morto come un altro campione italiano – Michele Scarponi il 22 aprile 2017 a Filottrano -, mentre con l’amata bici da corsa si allenava nonostante avesse deciso di chiudere la sua lunghissima carriera durata trent’anni. Il campione berico tra il 2004 e il 2009 aveva colto i successi più importanti – lui che ha vinto 64 gare da professionista – nelle classiche del Nord: una Amstel Gold Race, tre volte la Freccia Vallone, una Liegi-Bastogne-Liegi, oltre a una tappa al Giro d’Italia. Quella di Rebellin, purtroppo, è l’ennesima morte di un ciclista o un pedone sulle strade italiane ad opera di pirati. Pochi giorni fa, nel Bassanese (sempre nel Vicentino), una suora era stata investita mortalmente sulle strisce da un camionista che si era allontanato e al quale la polizia locale di Rosà è risalita grazie ai varchi elettronici. Tragedie analoghe sono accadute anche a Tor Cervara, dove due turiste belghe son state uccise da un automobilista fuggito e poi individuato, e sull’Aurelia Sud, sempre a Roma.

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