Quel traffico di organi di bambini

La storia della lotta contro lo sfruttamento dei minori in Africa in un romanzo che è quasi un thriller. La denuncia del traffico clandestino di organi nell’ultimo libro di Antonio Facchiano, L’altro piano (Graus Edizioni). Facchiano è un medico oncologo, già autore di monografie poetiche tradotte anche in inglese e in russo. La sua cifra di scrittura, venata dalla sensibilità che gli viene dalla professione, per la storia di Filippo, impegnato come volontario in un continente così vicino all’Occidente ma tuttora oscuro, qui laboratorio dell’essenza assoluta del male.
Il protagonista ne viene travolto, coinvolto drammaticamente in un ricatto orchestrato da predoni africani che conosce come attori iniziali del traffico internazionale di organi espiantati ai bambini. E che lo espone alla necessità di trovare un modo per confrontarsi con loro, per trovare una svolta positiva all’intricata vicenda: “Eccolo, era giunto il momento in cui avrebbe dovuto parlare con quei criminali e trattare con loro, ammantarsi di ipocrisia, magari fingendo di cedere al ricatto, ingoiando tutto quello che avrebbe invece voluto vomitare loro addosso. Avrebbe dovuto mostrarsi sicuro di sé, fingere certezze che non aveva, nascondere le sue paure, giocare il tutto per tutto per salvare i suoi ragazzi”.
Da qui, la rivelazione sul sistema della criminalità organizzata che, attraverso manovre illecite e coinvolgimenti internazionali, riesce a ottenere immensi ricavi di denaro sporco: “I predoni sono solo esecutori. Dietro c’è chi manovra il traffico internazionale di esseri umani e di organi, qualcuno che va dritto ai propri obiettivi e non si ferma davanti a nessun ostacolo. Qualcuno che ha a disposizione ambulatori per l’espianto degli organi, una rete di distribuzione degli organi nelle piccole cliniche private e nei grandi ospedali, jet privati per il trasporto rapido della droga e degli organi, superando confini e dogane senza alcun controllo. Per non parlare della rete con cui distribuiscono le donne e i bambini agli sfruttatori di mezzo mondo”.
Piani paralleli temporali, nel libro, con uno ambientato nel 1999 e il secondo nel 2006, come racconta lo stesso autore precisando che “non è una storia vera, ma drammaticamente verosimile. Su Google esistono migliaia di siti internet in cui compare la frase italiana ’traffico di organi’. La verità raccontata su quei siti fa rabbrividire. Questo libro è un grazie a quanti spendono tutta la propria vita a favore delle persone meno fortunate. E un grazie ai donatori d’organo e ai bambini, che ci fanno sperare in un futuro diverso e migliore, a dispetto dello scetticismo ragionevole e plausibile. Una riflessione sui limiti veri dell’uomo: quelli effettivi potrebbero essere più ampi di quanto si creda”.
Una storia verosimile, dice Facchiano. Specchio di un fenomeno sempre attuale, spesso dimenticato anche nei suoi dati, ogni anno più crescenti: gli ultimi leggono in 25 milioni le vittime di tratta, un terzo dei quali bambini.

La storia della lotta contro lo sfruttamento dei minori in Africa in un romanzo che è quasi un thriller. La denuncia del traffico clandestino di organi nell’ultimo libro di Antonio Facchiano, L’altro piano (Graus Edizioni). Facchiano è un medico oncologo, già autore di monografie poetiche tradotte anche in inglese e in russo. La sua cifra di scrittura, venata dalla sensibilità che gli viene dalla professione, per la storia di Filippo, impegnato come volontario in un continente così vicino all’Occidente ma tuttora oscuro, qui laboratorio dell’essenza assoluta del male.
Il protagonista ne viene travolto, coinvolto drammaticamente in un ricatto orchestrato da predoni africani che conosce come attori iniziali del traffico internazionale di organi espiantati ai bambini. E che lo espone alla necessità di trovare un modo per confrontarsi con loro, per trovare una svolta positiva all’intricata vicenda: “Eccolo, era giunto il momento in cui avrebbe dovuto parlare con quei criminali e trattare con loro, ammantarsi di ipocrisia, magari fingendo di cedere al ricatto, ingoiando tutto quello che avrebbe invece voluto vomitare loro addosso. Avrebbe dovuto mostrarsi sicuro di sé, fingere certezze che non aveva, nascondere le sue paure, giocare il tutto per tutto per salvare i suoi ragazzi”.
Da qui, la rivelazione sul sistema della criminalità organizzata che, attraverso manovre illecite e coinvolgimenti internazionali, riesce a ottenere immensi ricavi di denaro sporco: “I predoni sono solo esecutori. Dietro c’è chi manovra il traffico internazionale di esseri umani e di organi, qualcuno che va dritto ai propri obiettivi e non si ferma davanti a nessun ostacolo. Qualcuno che ha a disposizione ambulatori per l’espianto degli organi, una rete di distribuzione degli organi nelle piccole cliniche private e nei grandi ospedali, jet privati per il trasporto rapido della droga e degli organi, superando confini e dogane senza alcun controllo. Per non parlare della rete con cui distribuiscono le donne e i bambini agli sfruttatori di mezzo mondo”.
Piani paralleli temporali, nel libro, con uno ambientato nel 1999 e il secondo nel 2006, come racconta lo stesso autore precisando che “non è una storia vera, ma drammaticamente verosimile. Su Google esistono migliaia di siti internet in cui compare la frase italiana ’traffico di organi’. La verità raccontata su quei siti fa rabbrividire. Questo libro è un grazie a quanti spendono tutta la propria vita a favore delle persone meno fortunate. E un grazie ai donatori d’organo e ai bambini, che ci fanno sperare in un futuro diverso e migliore, a dispetto dello scetticismo ragionevole e plausibile. Una riflessione sui limiti veri dell’uomo: quelli effettivi potrebbero essere più ampi di quanto si creda”.
Una storia verosimile, dice Facchiano. Specchio di un fenomeno sempre attuale, spesso dimenticato anche nei suoi dati, ogni anno più crescenti: gli ultimi leggono in 25 milioni le vittime di tratta, un terzo dei quali bambini.

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