Quell’accordo fragile del Capitano zoppo e la fronda del Nord

L’accordo resta assai fragile. Nella sostanza non c’è. Nel Sudoku governativo alcune caselle non sono ancora sigillate, col rischio che il rimescolamento di una rimetta in discussione il negoziato. Le parole sibilline di Giancarlo Giorgetti ieri sera sul vertice dei leader di centrodestra che è saltato perché la situazione si è incartata, sono emblematiche: «C’è ancora tempo, ma non troppo». Per ora c’è lo schema dell’accordo governativo con il manuale Cencelli (2/4 dei probabili 24/25 ministeri a FdI, con in quota gli eventuali tecnici, e 1/4 ciascuno a Lega e FI), ma non tutti i nomi e quello del presidente della Camera: in lizza Renato Molinari e Roberto Calderoli. Invece, per il Senato in pole position ci sarebbe Ignazio La Russa. Solo stamane con il via alla XIX^ legislatura si comprenderà se un accordo è stato trovato nella notte. In serata Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sono risentiti. In ballo ci sono anche una decina di viceministri e quasi 25 sottosegretari. Salvini e Berlusconi chiedono un’intesa complessiva, che comprenda anche i presidenti di commissione. Fonti interne alla Lega spiegavano che Salvini ha parlato più volte con Silvio Berlusconi, il quale a Villa Grande aveva ospitato Giorgia Meloni per il vertice poi saltato, mentre Salvini dopo il consiglio federale si tratteneva con Giorgetti alla Camera. La premier in pectore è uscita dalla residenza del Cavaliere verso le 18.30 con l’intesa con il padrone di casa di risentirsi. Il centrodestra, dicono i suoi leader, vuole partire dando un segnale di serietà. La notte porterà consiglio?

La Lega vuole chiudere la partita delle nomine, ma incasellando le pedine in dicasteri di peso dopo che il Viminale sarebbe precluso al Capitano. Ecco allora che Giancarlo Giorgetti all’Economia è una risorsa importante, mentre uno tra Matteo Piantedosi e Giulia Bongiorno agli Interni e Salvini alle Infrastrutture potrebbero chiudere il cerchio. Certo, nel gioco delle parti al termine del consiglio federale intorno alle 18 il deputato della Lega, Andrea Crippa, ha ribadito che «come presidente del Senato il nome di Roberto Calderoli mi sembra autorevole. Per Salvini agli Interni parlano chiaro i numeri, una persona che ha ridotto del 90% gli sbarchi”. Intanto, i parlamentari leghisti sono in attesa delle decisioni. “Aspetto una telefonata”, spiegava con un sorriso tirato un deputato veneto che ambisce a un posto nell’esecutivo.

Nel frattempo, l’altra faccia della Lega arrabbiata con Salvini, il Capitano zoppo, per la disfatta nelle urne che hanno consegnato il Nord a FdI, vuole misurarsi sabato mattina a Biassono alle 10.30 in un clima di insofferenza che vuole mettere il timbro della rivolta. Il paladino che vuole fare detonare i maldipancia è l’ex deputato Gianni Fava. Ci ha messo la faccia ed è il primo appuntamento per saggiare la consistenza del nuovo movimento. “Le sensazioni sono buone perché l’iniziativa sta incontrando consenso e partecipazione di molti iscritti – attacca -, del resto il movimento di Salvini è finito ed è inevitabile che ci sia la riscoperta dei valori fondanti del leghismo. Il fatto che Salvini abbia abbandonato le istanze del Nord ha liberato uno spazio politico enorme e va riempito, perché nella politica non esistono vuoti». In teoria il 20 ottobre è convocato il consiglio federale della Lega Nord, commissariata con Igor Iezzi, per indire il congresso. “Il mio obiettivo – aggiunge Fava – sarebbe di presentarmi e di dare la scalata alla Lega Nord con una proposta politica. Se non accadesse, perché sono solo, sentiremo le proposte della base. Certo, se sabato essa spingesse per un nuovo movimento che richiama i valori del federalismo e dell’autonomia la mia partecipazione al consiglio del 20 ottobre sarebbe inutile». Gianni Fava non si nasconde che il passaggio chiave saranno le regionali di primavera. «E’ chiaro che se il milanese Salvini – conclude – per la prima volta dopo tanti anni perdesse la più grande regione del Paese sarebbe definitivamente finito. In primavera noi voteremo, poi se ci presenteremo con una nostra lista lo decideremo nel prossimo periodo. Comunque andremo alla ricerca di contenitori civici che possano raccogliere il nostro appello”.

L’accordo resta assai fragile. Nella sostanza non c’è. Nel Sudoku governativo alcune caselle non sono ancora sigillate, col rischio che il rimescolamento di una rimetta in discussione il negoziato. Le parole sibilline di Giancarlo Giorgetti ieri sera sul vertice dei leader di centrodestra che è saltato perché la situazione si è incartata, sono emblematiche: «C’è ancora tempo, ma non troppo». Per ora c’è lo schema dell’accordo governativo con il manuale Cencelli (2/4 dei probabili 24/25 ministeri a FdI, con in quota gli eventuali tecnici, e 1/4 ciascuno a Lega e FI), ma non tutti i nomi e quello del presidente della Camera: in lizza Renato Molinari e Roberto Calderoli. Invece, per il Senato in pole position ci sarebbe Ignazio La Russa. Solo stamane con il via alla XIX^ legislatura si comprenderà se un accordo è stato trovato nella notte. In serata Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sono risentiti. In ballo ci sono anche una decina di viceministri e quasi 25 sottosegretari. Salvini e Berlusconi chiedono un’intesa complessiva, che comprenda anche i presidenti di commissione. Fonti interne alla Lega spiegavano che Salvini ha parlato più volte con Silvio Berlusconi, il quale a Villa Grande aveva ospitato Giorgia Meloni per il vertice poi saltato, mentre Salvini dopo il consiglio federale si tratteneva con Giorgetti alla Camera. La premier in pectore è uscita dalla residenza del Cavaliere verso le 18.30 con l’intesa con il padrone di casa di risentirsi. Il centrodestra, dicono i suoi leader, vuole partire dando un segnale di serietà. La notte porterà consiglio?

La Lega vuole chiudere la partita delle nomine, ma incasellando le pedine in dicasteri di peso dopo che il Viminale sarebbe precluso al Capitano. Ecco allora che Giancarlo Giorgetti all’Economia è una risorsa importante, mentre uno tra Matteo Piantedosi e Giulia Bongiorno agli Interni e Salvini alle Infrastrutture potrebbero chiudere il cerchio. Certo, nel gioco delle parti al termine del consiglio federale intorno alle 18 il deputato della Lega, Andrea Crippa, ha ribadito che «come presidente del Senato il nome di Roberto Calderoli mi sembra autorevole. Per Salvini agli Interni parlano chiaro i numeri, una persona che ha ridotto del 90% gli sbarchi”. Intanto, i parlamentari leghisti sono in attesa delle decisioni. “Aspetto una telefonata”, spiegava con un sorriso tirato un deputato veneto che ambisce a un posto nell’esecutivo.

Nel frattempo, l’altra faccia della Lega arrabbiata con Salvini, il Capitano zoppo, per la disfatta nelle urne che hanno consegnato il Nord a FdI, vuole misurarsi sabato mattina a Biassono alle 10.30 in un clima di insofferenza che vuole mettere il timbro della rivolta. Il paladino che vuole fare detonare i maldipancia è l’ex deputato Gianni Fava. Ci ha messo la faccia ed è il primo appuntamento per saggiare la consistenza del nuovo movimento. “Le sensazioni sono buone perché l’iniziativa sta incontrando consenso e partecipazione di molti iscritti – attacca -, del resto il movimento di Salvini è finito ed è inevitabile che ci sia la riscoperta dei valori fondanti del leghismo. Il fatto che Salvini abbia abbandonato le istanze del Nord ha liberato uno spazio politico enorme e va riempito, perché nella politica non esistono vuoti». In teoria il 20 ottobre è convocato il consiglio federale della Lega Nord, commissariata con Igor Iezzi, per indire il congresso. “Il mio obiettivo – aggiunge Fava – sarebbe di presentarmi e di dare la scalata alla Lega Nord con una proposta politica. Se non accadesse, perché sono solo, sentiremo le proposte della base. Certo, se sabato essa spingesse per un nuovo movimento che richiama i valori del federalismo e dell’autonomia la mia partecipazione al consiglio del 20 ottobre sarebbe inutile». Gianni Fava non si nasconde che il passaggio chiave saranno le regionali di primavera. «E’ chiaro che se il milanese Salvini – conclude – per la prima volta dopo tanti anni perdesse la più grande regione del Paese sarebbe definitivamente finito. In primavera noi voteremo, poi se ci presenteremo con una nostra lista lo decideremo nel prossimo periodo. Comunque andremo alla ricerca di contenitori civici che possano raccogliere il nostro appello”.

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