Qui chiude tutto. Europa avanti piano. Prove di price cap.

Non è mai troppo tardi. Almeno si spera. Ieri, davanti al parlamento europeo in seduta plenaria, finalmente la Commissione ha battuto un colpo sul tema dei temi: la crisi energetica. La presidente Ursula von der Leyen ha (tiepidamente?) aperto all’ipotesi, caldeggiata dall’Italia e dalla Francia, del price cap sul gas. Adelante, dunque. Ma, manzonianamente, “con juicio”: sì al tetto a patto che le forniture di materie prime energetiche siano “sicure”.
La presidente von der Leyen ha parlato di una road map da sottoporre al giudizio dei 27 capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell’Unione e che verrà presentata a Praga. Il documento sarà inviato alle cancellerie degli Stati e se ne parlerà durante l’incontro informale previsto per domani. Secondo le intenzioni della presidente della Commissione Ue, il tetto “non sarà applicato solo alle importazioni di gas russo e al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità, ma sarà più generale, per segnalare che l’Ue non è disposta a pagare qualsiasi prezzo, senza alcun limite per le sue forniture”. Per la presidente, infatti, l’Unione europea ha un grosso peso contrattuale e vuole farlo pesare nelle trattative con i fornitori internazionali. Che non sono tutti uguali.
Von der Leyen continua a fidarsi di alcuni partner, come la Norvegia, ma il tetto “dovrà essere concepito adeguatamente per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento” ma soprattutto “dovrà essere temporaneo, nell’attesa che venga riformato il mercato dell’elettricità con l’introduzione di un nuovo indice dei prezzi che ne garantisca un migliore funzionamento, rispetto alla situazione attuale, basata sull’indice Ttf del mercato di Amsterdam”. La posizione di Ursula von der Leyen non è per nulla invidiabile, stretta com’è tra gli schieramenti in campo: da un lato i Paesi “latini” che spingono per il price cap, dall’altro la (nuova) Mitteleuropa frugale che non sembra così convinta, nonostante qualche apertura, a dare l’ok all’ipotesi di imporre un limite ai prezzi. Tra le proposte che la presidente della commissione Ue ha avanzato al parlamento, c’è quella relativa al potenziamento della piattaforma Energy, finalizzata a incentivare e aumentare gli acquisti in comune di materie prime energetiche.
Tuttavia non si deve dimenticare che sullo sfondo della crisi energetica c’è una guerra nel cuore dell’Europa. Che, secondo von der Leyen “crea difficoltà sociali ed economiche, pesa molto sui nostri cittadini e sulle economie, sul mercato interno. Lo vediamo con l’aumento dei prezzi del gas, dell’elettricità e dell’energia che riducono il potere d’acquisto e portano a una perdita di competitività delle nostre aziende sui mercati internazionali”. Pertanto la presidente della Commissione Ue ha voluto ricordare al parlamento europeo che “Putin ha usato l’energia come arma, causando difficoltà economiche e sociali” e che perciò l’Unione non deve fare il suo gioco, chiudendosi a riccio nella tutela dei singoli scenari interni ma deve mostrare “unità e solidarietà”. “Le misure che abbiamo messo in atto ci forniscono un primo cuscinetto di protezione – ha spiegato la presidente Ue – ora faremo un passo avanti per affrontare l’aumento dei costi energetici”. Quindi ha lanciato un monito all’Europa intera, mai così divisa forse addirittura dai tempi dei fondatori: “Due cose restano fondamentali: agire in modo unitario e solidale”. E, possibilmente, fare presto, prestissimo. La situazione è già fuori controllo e il Grande Freddo dell’economia, in Italia e in Europa, sta già mietendo le sue prime vittime.
Non è mai troppo tardi. Almeno si spera.

Non è mai troppo tardi. Almeno si spera. Ieri, davanti al parlamento europeo in seduta plenaria, finalmente la Commissione ha battuto un colpo sul tema dei temi: la crisi energetica. La presidente Ursula von der Leyen ha (tiepidamente?) aperto all’ipotesi, caldeggiata dall’Italia e dalla Francia, del price cap sul gas. Adelante, dunque. Ma, manzonianamente, “con juicio”: sì al tetto a patto che le forniture di materie prime energetiche siano “sicure”.
La presidente von der Leyen ha parlato di una road map da sottoporre al giudizio dei 27 capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell’Unione e che verrà presentata a Praga. Il documento sarà inviato alle cancellerie degli Stati e se ne parlerà durante l’incontro informale previsto per domani. Secondo le intenzioni della presidente della Commissione Ue, il tetto “non sarà applicato solo alle importazioni di gas russo e al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità, ma sarà più generale, per segnalare che l’Ue non è disposta a pagare qualsiasi prezzo, senza alcun limite per le sue forniture”. Per la presidente, infatti, l’Unione europea ha un grosso peso contrattuale e vuole farlo pesare nelle trattative con i fornitori internazionali. Che non sono tutti uguali.
Von der Leyen continua a fidarsi di alcuni partner, come la Norvegia, ma il tetto “dovrà essere concepito adeguatamente per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento” ma soprattutto “dovrà essere temporaneo, nell’attesa che venga riformato il mercato dell’elettricità con l’introduzione di un nuovo indice dei prezzi che ne garantisca un migliore funzionamento, rispetto alla situazione attuale, basata sull’indice Ttf del mercato di Amsterdam”. La posizione di Ursula von der Leyen non è per nulla invidiabile, stretta com’è tra gli schieramenti in campo: da un lato i Paesi “latini” che spingono per il price cap, dall’altro la (nuova) Mitteleuropa frugale che non sembra così convinta, nonostante qualche apertura, a dare l’ok all’ipotesi di imporre un limite ai prezzi. Tra le proposte che la presidente della commissione Ue ha avanzato al parlamento, c’è quella relativa al potenziamento della piattaforma Energy, finalizzata a incentivare e aumentare gli acquisti in comune di materie prime energetiche.
Tuttavia non si deve dimenticare che sullo sfondo della crisi energetica c’è una guerra nel cuore dell’Europa. Che, secondo von der Leyen “crea difficoltà sociali ed economiche, pesa molto sui nostri cittadini e sulle economie, sul mercato interno. Lo vediamo con l’aumento dei prezzi del gas, dell’elettricità e dell’energia che riducono il potere d’acquisto e portano a una perdita di competitività delle nostre aziende sui mercati internazionali”. Pertanto la presidente della Commissione Ue ha voluto ricordare al parlamento europeo che “Putin ha usato l’energia come arma, causando difficoltà economiche e sociali” e che perciò l’Unione non deve fare il suo gioco, chiudendosi a riccio nella tutela dei singoli scenari interni ma deve mostrare “unità e solidarietà”. “Le misure che abbiamo messo in atto ci forniscono un primo cuscinetto di protezione – ha spiegato la presidente Ue – ora faremo un passo avanti per affrontare l’aumento dei costi energetici”. Quindi ha lanciato un monito all’Europa intera, mai così divisa forse addirittura dai tempi dei fondatori: “Due cose restano fondamentali: agire in modo unitario e solidale”. E, possibilmente, fare presto, prestissimo. La situazione è già fuori controllo e il Grande Freddo dell’economia, in Italia e in Europa, sta già mietendo le sue prime vittime.
Non è mai troppo tardi. Almeno si spera.

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