I numeri Ivass, il flop delle scatole nere. La denuncia del Codacons
Rc auto, quanto ci costi. Fin troppo. Il prezzo delle assicurazioni auto continua a salire e, nel secondo trimestre di quest’anno, gli aumenti si sono stabilizzati attorno al 3,7% su base annua. I numeri dell’Ivass fanno incavolare, e non poco, i consumatori. Che iniziano a mettere insieme i numeri e denunciando: “In tre anni, una stangata da due miliardi di euro”.
Innanzitutto le cifre che pesano sul portafogli delle famiglie italiane. Tra marzo e giugno di quest’anno, i costi di una polizza Rc auto si sono innalzati. Si paga mediamente, in Italia, un premio pari a 415 euro. La salita dei prezzi prosegue ma decelera il trend, seppur leggermente. Nei primi tre mesi di quest’anno, difatti, il trend di crescita era stimato, sempre su base annua, attorno al 4,1%. Dall’Ivass fanno sapere che i prezzi medi sono inferiori del 17,7 per cento rispetto a quelli praticati dieci anni fa, nel 2014. Ma le statistiche e le medie hanno un valore che, però, non va preso per oro colato. Il pollo di Trilussa ce lo spiega meglio di mille manuali. Andando a spulciare i numeri Ivass, infatti, emerge che il Paese rimane pesantemente diviso in due. Al Sud i costi dell’Rc auto restano (molto) più alti che al Nord. Un divario che “vale” ben 264 euro. Già, perché è questa la differenza che un automobilista napoletano è costretto a sborsare rispetto a un suo connazionale di Aosta. Eppure proprio la città valdostana risulta tra quelle che hanno subito i maggiori rincari: +5,6%. Tanto quanto Roma dove i prezzi delle polizze sono lievitati nella stessa identica misura. Segue, sul podio, Viterbo con rincari pari al +5,5%. Emerge, inoltre, dai dati pubblicati dall’Ivass che è la scontistica decisa dalle compagnie, e praticata dagli agenti (reali o virtuali che siano), l’ultima opportunità vera per abbassare seppure di un po’ il costo finale delle polizze. Ciò accade mentre le scatole nere iniziano, lentamente, a finire nel dimenticatoio. Le auto su cui è stata istallata una “box” risultano in calo: solo il 17,2% rispetto al 18,1% di un anno fa. In alcune zone del Sud, come Caserta e Napoli, le polizze con scatola nera sono la stragrande maggioranza. A Caserta, dove pure si assiste a un calo (fisiologico…) del 4,5%, risultano dotati di device il 56,7% degli autoveicoli, contro il 45,5% delle vetture di Napoli. Mettendo a confronto questi dati con quelli dei costi complessivi delle Rc auto, emerge che la grande promessa di abbattere i costi con le scatole nere s’è rivelata infranta. Nelle città in cui ci sono più black box si pagano le polizze Rc auto più care.
Per quanto riguarda i ciclomotori, la situazione sembra più abbordabile per i consumatori. Sempre, va da sé, nei limiti del “sistema” italiano. Dopo anni in cui le compagnie, sfacciatamente e apertamente, avevano sparato altissimo con l’obiettivo di togliere dai loro portafogli moto e scooter, a causa dei costi da coprire poi in caso di risarcimento per sinistri, il prezzo medio di una Rc è passato a 302 euro per le moto e a 196 euro per gli scooter e ciclomotori. Bene, ma non benissimo. Il divario Nord-Sud, in questo caso, è ancora più marcato dato che a Napoli si pagano 585 e 411 rispettivamente per moto e scooter, mentre a Salerno assicurare una moto è altrettanto impossibile con prezzi medi che si aggirano sui 489 euro. Quasi tre volte il prezzo preteso dai motociclisti di Belluno (199 euro), e dagli scooteristi di Udine (121 euro).
La vicenda dei costi della Rc auto è da sempre un tema caldo per i consumatori. E dopo i dati Ivass, il Codacons è passato all’attacco: “Le tariffe Rc auto continuano a salire e segnano nel II trimestre del 2025 un incremento del +3,7% su base annua in termini nominali, attestandosi a una media di 415 euro a polizza. Nel confronto col 2022, tuttavia, la crescita complessiva delle tariffe raggiunge quota +17,5%, determinando un maggiore esborso da +62 euro ad assicurato”. La matematica non è un’opinione e i conti del Codacons rivelano: “Considerate le 33,5 milioni di auto assicurate in Italia, la crescita delle tariffe ha determinato negli ultimi 3 anni una stangata complessiva da oltre 2 miliardi di euro a danno degli automobilisti italiani”.