Regionali a ostacoli: Majorino e il “voto utile” D’Amato: rimonto come Marrazzo

DI CLAUDIA MARI

Il governo de lle regioni Lombardia e Lazio si gioca tra meno di un mese e al rush finale ogni candidato cerca di portare al proprio mulino tutta l’acqua necessaria alla raccolta dei voti.
A farlo, primo per tutti e nel modo più diretto possibile, è il candidato del centrosinistra per la Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino.
Il dem, carico della rimonta che sembra accompagnarlo verso i due giorni delle elezioni, e sempre più vicino ad Attilio Fontana, chiama i suoi elettori al “voto utile”, lasciando poco spazio all’immaginazione. “La sfida è più aperta che mai ed è solo tra me e Attilio Fontana”.
Fuori dai giochi quindi Letizia Moratti che sì “è un’autorevole esponente della destra lombarda”, ma che “ogni giorno che passa è sempre più chiaro che non ha alcuna possibilità di vincere”. Terzo Polo all’ascolto: Majorino si appella direttamente ai fedelissimi di Azione e Italia Viva: “Se volete cambiare, votate per me. Non esiste doppio turno a queste elezioni, si vince con un voto in più”.
E quindi, sulla scorta di Enrico Letta alle ultime elezioni politiche la storia è sempre quella: votate noi, altrimenti vince la destra. Anche se per il segretario dem la strategia non ha proprio funzionato.
Eppure, Majorino potrebbe avere delle carte da giocare e racimolare alcune schede: da un lato con Letizia Moratti che dopo l’exploit iniziale ora sembra perdere appeal – forse per il suo passato a trazione destra – e dall’altro con l’apertura al Terzo Polo, che vedrebbe in caso di vittoria l’inserimento nella giunta di personalità legate alla coalizione.
E se al nord la rimonta chiama, al sud la rimonta risponde.
Anche se nel Lazio, la situazione sembra essere differente, non demorde il candidato dem Alessio D’Amato.
Vero che, secondo i sondaggi, la vittoria del centrodestra con l’ex presidente della Croce Rossa Francesco Rocca è data al 46%. Una corsa che sembra destinata a far capitolare il centrosinistra. Eppure, D’Amato ci crede e mostra il suo entusiasmo sui social, pubblicando su Facebook una foto con l’ex governatore Piero Marrazzo e scrivendo: “Così come accadde nel 2005, avverto una forte aria di rimonta. Il risultato del voto nel Lazio sarà una sorpresa: gli elettori premieranno credibilità e concretezza, caratteristiche che ho dimostrato durante la lotta al Covid”.
E mentre a sinistra si prova a risalire la china, a destra la (quasi) certezza di arrivare vincenti al traguardo non spegne le polemiche e gli screzi interni al partito di Giorgia Meloni.
Perché la premier in piena campagna elettorale verso le reginali ha deciso di fare la voce grossa e di riunire il partito nel Lazio sotto la sua ala, che non è quella dei gabbiani di Fabio Rampelli.
Giorgia Meloni, quindi, ha deciso di commissariare il partito a Roma e ha spostato gli equilibri mettendo al posto di Massimo Milani il suo nuovo fedelissimo Giovanni Donzelli.
Ora che le correnti non ci sono più lo scontro potrebbe sembrare chiuso, anche se rimangono ancora alcuni gabbiani in volo, anche vicini al suo mentore della prima era.

Forse la premier, come per le politiche, avrà ragione ancora una volta. Intanto, si attende il voto del prossimo febbraio, quando (forse) la vittoria riporterà la piatta sul mare mosso dalle correnti.
DI CLAUDIA MARI

Il governo de lle regioni Lombardia e Lazio si gioca tra meno di un mese e al rush finale ogni candidato cerca di portare al proprio mulino tutta l’acqua necessaria alla raccolta dei voti.
A farlo, primo per tutti e nel modo più diretto possibile, è il candidato del centrosinistra per la Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino.
Il dem, carico della rimonta che sembra accompagnarlo verso i due giorni delle elezioni, e sempre più vicino ad Attilio Fontana, chiama i suoi elettori al “voto utile”, lasciando poco spazio all’immaginazione. “La sfida è più aperta che mai ed è solo tra me e Attilio Fontana”.
Fuori dai giochi quindi Letizia Moratti che sì “è un’autorevole esponente della destra lombarda”, ma che “ogni giorno che passa è sempre più chiaro che non ha alcuna possibilità di vincere”. Terzo Polo all’ascolto: Majorino si appella direttamente ai fedelissimi di Azione e Italia Viva: “Se volete cambiare, votate per me. Non esiste doppio turno a queste elezioni, si vince con un voto in più”.
E quindi, sulla scorta di Enrico Letta alle ultime elezioni politiche la storia è sempre quella: votate noi, altrimenti vince la destra. Anche se per il segretario dem la strategia non ha proprio funzionato.
Eppure, Majorino potrebbe avere delle carte da giocare e racimolare alcune schede: da un lato con Letizia Moratti che dopo l’exploit iniziale ora sembra perdere appeal – forse per il suo passato a trazione destra – e dall’altro con l’apertura al Terzo Polo, che vedrebbe in caso di vittoria l’inserimento nella giunta di personalità legate alla coalizione.
E se al nord la rimonta chiama, al sud la rimonta risponde.
Anche se nel Lazio, la situazione sembra essere differente, non demorde il candidato dem Alessio D’Amato.
Vero che, secondo i sondaggi, la vittoria del centrodestra con l’ex presidente della Croce Rossa Francesco Rocca è data al 46%. Una corsa che sembra destinata a far capitolare il centrosinistra. Eppure, D’Amato ci crede e mostra il suo entusiasmo sui social, pubblicando su Facebook una foto con l’ex governatore Piero Marrazzo e scrivendo: “Così come accadde nel 2005, avverto una forte aria di rimonta. Il risultato del voto nel Lazio sarà una sorpresa: gli elettori premieranno credibilità e concretezza, caratteristiche che ho dimostrato durante la lotta al Covid”.
E mentre a sinistra si prova a risalire la china, a destra la (quasi) certezza di arrivare vincenti al traguardo non spegne le polemiche e gli screzi interni al partito di Giorgia Meloni.
Perché la premier in piena campagna elettorale verso le reginali ha deciso di fare la voce grossa e di riunire il partito nel Lazio sotto la sua ala, che non è quella dei gabbiani di Fabio Rampelli.
Giorgia Meloni, quindi, ha deciso di commissariare il partito a Roma e ha spostato gli equilibri mettendo al posto di Massimo Milani il suo nuovo fedelissimo Giovanni Donzelli.
Ora che le correnti non ci sono più lo scontro potrebbe sembrare chiuso, anche se rimangono ancora alcuni gabbiani in volo, anche vicini al suo mentore della prima era.

Forse la premier, come per le politiche, avrà ragione ancora una volta. Intanto, si attende il voto del prossimo febbraio, quando (forse) la vittoria riporterà la piatta sul mare mosso dalle correnti.
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