RENZI COME DI PIETRO? UNA “D” DI TROPPO TRA IV E IDV

 

 

Scendo le scale e mi imbatto nel mio solito portiere, un “diversamente giovane” che da parecchi anni mi commenta con arguzia gli articoli della giornata. Articoli che ha imparato a memoria dal momento che è un assiduo frequentatore delle rassegne stampa notturne e delle prime pagine del mattino. Peccato che a farne le spese sia l’androne del Palazzo! 

Oggi tocca a Matteo Renzi che, come mi è noto da anni, non gli è molto simpatico – ma non solo a lui – e che accosta nientemeno che ad Antonio Di Pietro. “Sono uguali”, mi dice, “tutti e due caduti dalle stelle nella polvere”. E mi fa notare che tra i due mini-partiti di cui l’ex magistrato è stato segretario e quello attuale dell’enfant prodige (una volta!) fiorentino non c’è alcuna differenza. Solo, osserva, una “D” di troppo: IV (Italia Viva) e IDV (Italia dei Valori). Effettivamente, le similitudini tra le carriere “fulminanti” e le cadute “rovinose” dell’uno e dell’altro non mancano. Basti ricordare la “pervicacia” con la quale ai tempi del secondo governo Prodi l’ex magistrato, dirottato ai Trasporti, si occupava quasi quotidianamente della giustizia. Dicastero al quale sarebbe voluto andare e “sbarratogli” da Clemente Mastella, più politico e determinante per la tenuta della maggioranza di allora. Poi si è saputo come andò a finire: dimissioni del Guardasigilli, crisi di governo, elezioni anticipate, Mastella a casa e Di Pietro ancora per una legislatura ad “urlare alla luna”. Poi, l’oblio e… il ritorno alla campagna Con Renzi non sembra che le cose stiano andando molto diversamente: uscito dal PD, nascita il 18 settembre dello scorso anno del nuovo partito destinato, nelle intenzioni del suo fondatore e dei quattro gatti che lo hanno seguito, alla doppia cifra, che invece annaspa intorno al 3 per cento. Erano partiti per cambiare il mondo e invece…. Gli addetti ai lavori li chiamano i “tuttofare del tatticismo”, “le zanzare dell’obiezione procedurale”. 

Con Di Pietro la “vittima sacrificale” è stato Mastella, con Renzi sulla graticola c’è finito Giuseppe Conte: “senza di me – gli ricorda senza mezzi termini – ora lui farebbe il professore”. Vero,  ma si dimentica che il boys scout toscano sponsorizzò il  governo rossogiallo per evitare un turno elettorale che lo avrebbe spazzato via. E allora?….

Come sottolinea Zingaretti “è intollerabile stare con i  piedi in due staffe”: Al governo con il 3 per cento e ben due ministri, al primo piano di Palazzo Chigi ad approvare le misure del governo e poi in aula a chiedere di modificarle. Come dice il mio portiere, “è come Di Pietro di qualche anno fa”.

Fino a quando? 

PdA

 

 

 

Scendo le scale e mi imbatto nel mio solito portiere, un “diversamente giovane” che da parecchi anni mi commenta con arguzia gli articoli della giornata. Articoli che ha imparato a memoria dal momento che è un assiduo frequentatore delle rassegne stampa notturne e delle prime pagine del mattino. Peccato che a farne le spese sia l’androne del Palazzo! 

Oggi tocca a Matteo Renzi che, come mi è noto da anni, non gli è molto simpatico – ma non solo a lui – e che accosta nientemeno che ad Antonio Di Pietro. “Sono uguali”, mi dice, “tutti e due caduti dalle stelle nella polvere”. E mi fa notare che tra i due mini-partiti di cui l’ex magistrato è stato segretario e quello attuale dell’enfant prodige (una volta!) fiorentino non c’è alcuna differenza. Solo, osserva, una “D” di troppo: IV (Italia Viva) e IDV (Italia dei Valori). Effettivamente, le similitudini tra le carriere “fulminanti” e le cadute “rovinose” dell’uno e dell’altro non mancano. Basti ricordare la “pervicacia” con la quale ai tempi del secondo governo Prodi l’ex magistrato, dirottato ai Trasporti, si occupava quasi quotidianamente della giustizia. Dicastero al quale sarebbe voluto andare e “sbarratogli” da Clemente Mastella, più politico e determinante per la tenuta della maggioranza di allora. Poi si è saputo come andò a finire: dimissioni del Guardasigilli, crisi di governo, elezioni anticipate, Mastella a casa e Di Pietro ancora per una legislatura ad “urlare alla luna”. Poi, l’oblio e… il ritorno alla campagna Con Renzi non sembra che le cose stiano andando molto diversamente: uscito dal PD, nascita il 18 settembre dello scorso anno del nuovo partito destinato, nelle intenzioni del suo fondatore e dei quattro gatti che lo hanno seguito, alla doppia cifra, che invece annaspa intorno al 3 per cento. Erano partiti per cambiare il mondo e invece…. Gli addetti ai lavori li chiamano i “tuttofare del tatticismo”, “le zanzare dell’obiezione procedurale”. 

Con Di Pietro la “vittima sacrificale” è stato Mastella, con Renzi sulla graticola c’è finito Giuseppe Conte: “senza di me – gli ricorda senza mezzi termini – ora lui farebbe il professore”. Vero,  ma si dimentica che il boys scout toscano sponsorizzò il  governo rossogiallo per evitare un turno elettorale che lo avrebbe spazzato via. E allora?….

Come sottolinea Zingaretti “è intollerabile stare con i  piedi in due staffe”: Al governo con il 3 per cento e ben due ministri, al primo piano di Palazzo Chigi ad approvare le misure del governo e poi in aula a chiedere di modificarle. Come dice il mio portiere, “è come Di Pietro di qualche anno fa”.

Fino a quando? 

PdA

 

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli