RENZI E DI MAIO “INGEGNERI” DEL SUCCESSO DI SALVINI

Forse, ma anche senza forse, non farà piacere a Matteo Renzi essere accostato a Luigi Di Maio come i due “costruttori” del successo di Matteo Salvini.

Forse l’inventore della rottamazione confida nella memoria corta della gente. Ma fu lui, l’anno scorso, a far schizzare in alto nei sondaggi il segretario della Lega facendo naufragare sul nascere il tentativo di un accordo di governo del PD con i Cinque Stelle.

Renzi infatti, da politico accorto quale ritiene di essere, non poteva non sapere che Di Maio, dopo aver ottenuto un sonante 33 per cento alle elezioni dello scorso marzo, non sarebbe potuto tornare a casa con le tasche vuote. Ed infatti, chiuso il “forno” del PD,  il “guaglione” del S. Paolo trovò subito aperto quello della Lega. Un mesetto di “ammuina” e nacque il governo gialloverde che un rozzo ma efficace Salvini fece schizzare – di felpa in felpa – verso la testa dei sondaggi.

E qui entra in scena l’altro “ingegnere” del successo della “Bestia”, quel Luigi Di Maio che ha consentito all’alleato di governo di passare dal 17 al 34 per cento. A spese di chi? Sostanzialmente proprio a scapito del suo Movimento, stimato oggi al 16% e destinato a finire sotto le due cifre se si andasse a nuove elezioni. Parliamo di quel Di Maio, nel 2018 vicepresidente del consiglio e ministro dello sviluppo economico e del lavoro, che approvata – la manovra economica – si affacciò al balcone di Palazzo Chigi per lasciarsi scappare un’improvvida “abbiamo abolito la povertà”, oppure quando, sempre lo scorso anno, annunciò in un’altra esilarante dichiarazione di aver risolto in soli 3 mesi il problema dell’Ilva. Ecco perché Salvini sale portando il centrodestra unito oltre il 50 per cento e gli altri, litigiosi e divisi, (Renzi docet) relegati in un ruolo di attoniti spettatori. Ma Di Maio e l’inventore di Italia Viva, che inaspettatamente hanno fatto nascere il governo giallorosso per evitare che la Lega facesse cappotto, hanno capito che in caso di crisi si andrebbe inevitabilmente alle urne e che per loro si aprirebbe la strada di casa?

PdA

Forse, ma anche senza forse, non farà piacere a Matteo Renzi essere accostato a Luigi Di Maio come i due “costruttori” del successo di Matteo Salvini.

Forse l’inventore della rottamazione confida nella memoria corta della gente. Ma fu lui, l’anno scorso, a far schizzare in alto nei sondaggi il segretario della Lega facendo naufragare sul nascere il tentativo di un accordo di governo del PD con i Cinque Stelle.

Renzi infatti, da politico accorto quale ritiene di essere, non poteva non sapere che Di Maio, dopo aver ottenuto un sonante 33 per cento alle elezioni dello scorso marzo, non sarebbe potuto tornare a casa con le tasche vuote. Ed infatti, chiuso il “forno” del PD,  il “guaglione” del S. Paolo trovò subito aperto quello della Lega. Un mesetto di “ammuina” e nacque il governo gialloverde che un rozzo ma efficace Salvini fece schizzare – di felpa in felpa – verso la testa dei sondaggi.

E qui entra in scena l’altro “ingegnere” del successo della “Bestia”, quel Luigi Di Maio che ha consentito all’alleato di governo di passare dal 17 al 34 per cento. A spese di chi? Sostanzialmente proprio a scapito del suo Movimento, stimato oggi al 16% e destinato a finire sotto le due cifre se si andasse a nuove elezioni. Parliamo di quel Di Maio, nel 2018 vicepresidente del consiglio e ministro dello sviluppo economico e del lavoro, che approvata – la manovra economica – si affacciò al balcone di Palazzo Chigi per lasciarsi scappare un’improvvida “abbiamo abolito la povertà”, oppure quando, sempre lo scorso anno, annunciò in un’altra esilarante dichiarazione di aver risolto in soli 3 mesi il problema dell’Ilva. Ecco perché Salvini sale portando il centrodestra unito oltre il 50 per cento e gli altri, litigiosi e divisi, (Renzi docet) relegati in un ruolo di attoniti spettatori. Ma Di Maio e l’inventore di Italia Viva, che inaspettatamente hanno fatto nascere il governo giallorosso per evitare che la Lega facesse cappotto, hanno capito che in caso di crisi si andrebbe inevitabilmente alle urne e che per loro si aprirebbe la strada di casa?

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