RENZI STIA ZITTO. DA LUI NESSUNA LEZIONE AI GIORNALISTI

A Napoli esiste l’espressione “tiene a faccia comm’o c..lo”: certamente un po’ volgare ma che ben si attaglia al faccione di Matteo Renzi che immagina di rivalersi sui giornalisti dopo essere finito al centro di una polemica per un’inchiesta sui suoi estratti conto. Sgombriamo il campo comunque da un possibile equivoco. Nessuna ipocrisia. La diffusione dei conti bancari del segretario di Italia Viva non è condivisibile anche se i documenti resi pubblici non sono più riservati, avendo al Procura di Firenze chiuso l’indagine sulla Fondazione Open. Ciò detto, è grave che Renzi entri a gamba tesa, per semplice ripicca, sul salvataggio dell’Inpgi. Sull’argomento il buon gusto vorrebbe che il concorrente di tanti anni fa alla Ruota della Fortuna stesse zitto. Lui che in questi mesi ha vivacizzato le pagine dei giornali con una serie di attività che nulla hanno a che fare con il suo essere senatore della Repubblica. E non è sufficiente che il senatore di Rignano dica che nessuna legge lo impedisce, che anche su questa attività paga le tasse in Italia. Ci mancherebbe pure che non lo facesse ! Solamente, non è opportuno, anzi immorale, che un Eletto del popolo se ne vada in giro per il mondo a “fare soldi” e pretenda poi di elevarsi al rango di moralizzatore. Ma il Nostro ha presente quali Paesi bazzica per i suoi affari privati? Erano passati solo pochi mesi dal barbaro assassinio del giornalista Jamal Khashoggi da parte di alcuni sicari del regime saudita e Renzi presente a ben 2 eventi pubblici profumatamente remunerati e pubblicizzati con relative foto, ha offerto un innegabile anche se involontario “aiuto” diplomatico a quel regime. Di comparsata in comparsata lo troviamo, il 6 giugno 2018, al cinquantesimo anniversario della morte di Bob Kennedy per leggere in “perfetto” inglese una lunga citazione da un discorso dello stesso Bob Kennedy. Durata: due minuti e 23 secondi per il modico compenso di 944 euro. Ovviamente spesato di viaggio, albergo e spostamenti interni. E dai dollari americani vogliamo passare ai rubli russi? Qual è il problema? Renzi non si tira indietro. Così come un anno dopo il crollo del ponte Morandi intervenne a Firenze, ovviamente “cum pecunia”, ad un meeting di Alessandro Benetton sulle “eccellenze made in Italy”. Anche in quel caso si trattò di una sorta di riabilitazione, sia pure involontaria, per la Famiglia di Treviso. E pensare che, ovviamente nel classico stile renziano, subito dopo il crollo del ponte Morandi, aveva detto: “mai un soldo da loro”. E ancora più chiaramente : “non ho mai ricevuto un centesimo da Autostrade o dai Benetton”. Questi sono i fatti che inchioderebbero Matteo Renzi ad un pudico silenzio. Lui, che in una trasmissione di qualche anno fa a Matrix, parlava così dell’intreccio politica-affari: “Se volete fare soldi non fate politica. Se volete fare soldi andate nelle banche d’affari. Prendete i contratti milionari che vi offrono, non vi mettete a fare il politico. Chi fa il politico – chiosava – ha questi conti correnti”. E mostrava il suo con soli 15 mila euro”. Ecco perché la polemica di Renzi sull’Inpgi è vergognosa e sa esclusivamente di rivalsa. Eppure proprio Renzi, negli anni in cui è stato a Palazzo Chigi, dovrebbe sapere che i tanti stati di crisi editoriali autorizzati in oltre venti anni dai vari governi, compreso il suo, hanno gravato esclusivamente sulle casse dell’Inpgi. Ed è per questo, anche per aver sostenuto spese di ristrutturazioni che sarebbero dovute pesare sullo Stato, che l’Istituto dei giornalisti è costretto oggi ad alzare bandiera bianca. Ma questo Renzi non lo dice. Ed è per questo che farebbe bene a stare zitto!

PdA

A Napoli esiste l’espressione “tiene a faccia comm’o c..lo”: certamente un po’ volgare ma che ben si attaglia al faccione di Matteo Renzi che immagina di rivalersi sui giornalisti dopo essere finito al centro di una polemica per un’inchiesta sui suoi estratti conto. Sgombriamo il campo comunque da un possibile equivoco. Nessuna ipocrisia. La diffusione dei conti bancari del segretario di Italia Viva non è condivisibile anche se i documenti resi pubblici non sono più riservati, avendo al Procura di Firenze chiuso l’indagine sulla Fondazione Open. Ciò detto, è grave che Renzi entri a gamba tesa, per semplice ripicca, sul salvataggio dell’Inpgi. Sull’argomento il buon gusto vorrebbe che il concorrente di tanti anni fa alla Ruota della Fortuna stesse zitto. Lui che in questi mesi ha vivacizzato le pagine dei giornali con una serie di attività che nulla hanno a che fare con il suo essere senatore della Repubblica. E non è sufficiente che il senatore di Rignano dica che nessuna legge lo impedisce, che anche su questa attività paga le tasse in Italia. Ci mancherebbe pure che non lo facesse ! Solamente, non è opportuno, anzi immorale, che un Eletto del popolo se ne vada in giro per il mondo a “fare soldi” e pretenda poi di elevarsi al rango di moralizzatore. Ma il Nostro ha presente quali Paesi bazzica per i suoi affari privati? Erano passati solo pochi mesi dal barbaro assassinio del giornalista Jamal Khashoggi da parte di alcuni sicari del regime saudita e Renzi presente a ben 2 eventi pubblici profumatamente remunerati e pubblicizzati con relative foto, ha offerto un innegabile anche se involontario “aiuto” diplomatico a quel regime. Di comparsata in comparsata lo troviamo, il 6 giugno 2018, al cinquantesimo anniversario della morte di Bob Kennedy per leggere in “perfetto” inglese una lunga citazione da un discorso dello stesso Bob Kennedy. Durata: due minuti e 23 secondi per il modico compenso di 944 euro. Ovviamente spesato di viaggio, albergo e spostamenti interni. E dai dollari americani vogliamo passare ai rubli russi? Qual è il problema? Renzi non si tira indietro. Così come un anno dopo il crollo del ponte Morandi intervenne a Firenze, ovviamente “cum pecunia”, ad un meeting di Alessandro Benetton sulle “eccellenze made in Italy”. Anche in quel caso si trattò di una sorta di riabilitazione, sia pure involontaria, per la Famiglia di Treviso. E pensare che, ovviamente nel classico stile renziano, subito dopo il crollo del ponte Morandi, aveva detto: “mai un soldo da loro”. E ancora più chiaramente : “non ho mai ricevuto un centesimo da Autostrade o dai Benetton”. Questi sono i fatti che inchioderebbero Matteo Renzi ad un pudico silenzio. Lui, che in una trasmissione di qualche anno fa a Matrix, parlava così dell’intreccio politica-affari: “Se volete fare soldi non fate politica. Se volete fare soldi andate nelle banche d’affari. Prendete i contratti milionari che vi offrono, non vi mettete a fare il politico. Chi fa il politico – chiosava – ha questi conti correnti”. E mostrava il suo con soli 15 mila euro”. Ecco perché la polemica di Renzi sull’Inpgi è vergognosa e sa esclusivamente di rivalsa. Eppure proprio Renzi, negli anni in cui è stato a Palazzo Chigi, dovrebbe sapere che i tanti stati di crisi editoriali autorizzati in oltre venti anni dai vari governi, compreso il suo, hanno gravato esclusivamente sulle casse dell’Inpgi. Ed è per questo, anche per aver sostenuto spese di ristrutturazioni che sarebbero dovute pesare sullo Stato, che l’Istituto dei giornalisti è costretto oggi ad alzare bandiera bianca. Ma questo Renzi non lo dice. Ed è per questo che farebbe bene a stare zitto!

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