Resilienza Italia

 

di CRISTIANA FLAMINIO
Il Pil italiano chiuderà l’anno in crescita (+3,8%) mentre si prepara a un 2023 più lento ma, comunque, col segno più (0,6%). Le stime di Ernst & Young parlano chiaro e confermano quello che già altre agenzie di rating e altri osservatori e analisti hanno spiegato: se l’economia italiana non ha alzato bandiera bianca, e anzi rischia di uscire meglio di altre dalla buriana legata alla crisi energetica, è perché la domanda interna sostiene la produzione nazionale e gli investimenti, a cominciare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e fino agli interventi pubblici, stanno tenendo a galla il Paese. In pratica, l’Italia cura se stessa, scegliendo di consumare prodotti nazionali e investendo sul proprio futuro.
L’analisi di Ernst & Young, contenuta nell’Italian Macroeconomic Bullettin, spiega che “è da notarsi come la forte crescita sperimentata nel 2021 e nei primi tre trimestri del 2022 sia attribuibile a un forte contributo della domanda interna, cioè dei consumi delle famiglie e degli investimenti”. Ciò ha consentito di far fronte al flop dell’export: “La crescita delle esportazioni è stata infatti spesso più che compensata da quella delle importazioni, che ne ha spesso vanificato il contributo netto”. Secondo Ey, inoltre “gli investimenti sono stati la componente del Pil più dinamica dall’inizio della ripresa, portandosi ad un livello del 20% superiore rispetto al terzo trimestre del 2019”. E dunque: “I consumi delle famiglie hanno mostrato una ripresa vigorosa nonostante viaggino ancora intorno ai livelli pre-pandemia”. Secondo l’economista Mario Rocco, Partner EY, Valuation, Modelling and Economics Leader: “L’economia italiana ha mostrato una forte dinamicità nei primi tre trimestri del 2022, trainata soprattutto dalla domanda interna dei consumi delle famiglie e degli investimenti, proseguendo lungo il sentiero della ripresa dalla crisi pandemica già iniziato nel 2021. Gli indicatori delineano però una prospettiva incerta per il trimestre in corso e per quelli successivi, come conseguenza dell’elevata inflazione e del suo effetto sul reddito disponibile reale delle famiglie e sui costi delle imprese”. Rocco ha spiegato: “In questo contesto, le previsioni di EY indicano per l’Italia una crescita del Pil reale del 3,8% nel 2022 e dello 0,6% nel 2023, mentre si stima che l’inflazione passerà dall’8,2% del 2022 al 7,1% del 2023”.
E dunque ha aggiunto: “I consumi sono attesi rimanere stabili nel corso del 2023 e le esportazioni, anche se in rallentamento, torneranno ad apportare un contributo netto positivo alla crescita”. Infine, per quanto riguarda gli investimenti pubblici, secondo l’economista: “Saranno in crescita ma stimiamo un rallentamento a causa di un quadro economico più debole e incerto e a tassi d’interesse più elevati; il Pnrr giocherà un ruolo fondamentale perché il Pil si mantenga su un sentiero di crescita”.
Buone notizie, inoltre, potrebbero arrivare dal fronte dell’occupazione. “La crescita economica sarà accompagnata da un mercato del lavoro in leggera espansione – si legge nel Bollettino di Ernst & Young – , con una riduzione del tasso di disoccupazione nel prossimo anno appena sotto la soglia dell’8%. Il deficit pubblico è atteso attestarsi al 5% nel 2022 e 4,1% nel 2023, e il debito pubblico proseguire la sua discesa dai picchi della crisi legata alla pandemia, scendendo verso il 145% del Pil, valori comunque ancora molto alti”.

 

di CRISTIANA FLAMINIO
Il Pil italiano chiuderà l’anno in crescita (+3,8%) mentre si prepara a un 2023 più lento ma, comunque, col segno più (0,6%). Le stime di Ernst & Young parlano chiaro e confermano quello che già altre agenzie di rating e altri osservatori e analisti hanno spiegato: se l’economia italiana non ha alzato bandiera bianca, e anzi rischia di uscire meglio di altre dalla buriana legata alla crisi energetica, è perché la domanda interna sostiene la produzione nazionale e gli investimenti, a cominciare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e fino agli interventi pubblici, stanno tenendo a galla il Paese. In pratica, l’Italia cura se stessa, scegliendo di consumare prodotti nazionali e investendo sul proprio futuro.
L’analisi di Ernst & Young, contenuta nell’Italian Macroeconomic Bullettin, spiega che “è da notarsi come la forte crescita sperimentata nel 2021 e nei primi tre trimestri del 2022 sia attribuibile a un forte contributo della domanda interna, cioè dei consumi delle famiglie e degli investimenti”. Ciò ha consentito di far fronte al flop dell’export: “La crescita delle esportazioni è stata infatti spesso più che compensata da quella delle importazioni, che ne ha spesso vanificato il contributo netto”. Secondo Ey, inoltre “gli investimenti sono stati la componente del Pil più dinamica dall’inizio della ripresa, portandosi ad un livello del 20% superiore rispetto al terzo trimestre del 2019”. E dunque: “I consumi delle famiglie hanno mostrato una ripresa vigorosa nonostante viaggino ancora intorno ai livelli pre-pandemia”. Secondo l’economista Mario Rocco, Partner EY, Valuation, Modelling and Economics Leader: “L’economia italiana ha mostrato una forte dinamicità nei primi tre trimestri del 2022, trainata soprattutto dalla domanda interna dei consumi delle famiglie e degli investimenti, proseguendo lungo il sentiero della ripresa dalla crisi pandemica già iniziato nel 2021. Gli indicatori delineano però una prospettiva incerta per il trimestre in corso e per quelli successivi, come conseguenza dell’elevata inflazione e del suo effetto sul reddito disponibile reale delle famiglie e sui costi delle imprese”. Rocco ha spiegato: “In questo contesto, le previsioni di EY indicano per l’Italia una crescita del Pil reale del 3,8% nel 2022 e dello 0,6% nel 2023, mentre si stima che l’inflazione passerà dall’8,2% del 2022 al 7,1% del 2023”.
E dunque ha aggiunto: “I consumi sono attesi rimanere stabili nel corso del 2023 e le esportazioni, anche se in rallentamento, torneranno ad apportare un contributo netto positivo alla crescita”. Infine, per quanto riguarda gli investimenti pubblici, secondo l’economista: “Saranno in crescita ma stimiamo un rallentamento a causa di un quadro economico più debole e incerto e a tassi d’interesse più elevati; il Pnrr giocherà un ruolo fondamentale perché il Pil si mantenga su un sentiero di crescita”.
Buone notizie, inoltre, potrebbero arrivare dal fronte dell’occupazione. “La crescita economica sarà accompagnata da un mercato del lavoro in leggera espansione – si legge nel Bollettino di Ernst & Young – , con una riduzione del tasso di disoccupazione nel prossimo anno appena sotto la soglia dell’8%. Il deficit pubblico è atteso attestarsi al 5% nel 2022 e 4,1% nel 2023, e il debito pubblico proseguire la sua discesa dai picchi della crisi legata alla pandemia, scendendo verso il 145% del Pil, valori comunque ancora molto alti”.
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