Responsabilità: parola amara dopo tragedie annunciate
Responsabilità. È la parola che pesa come un macigno dopo la tragedia di Crans-Montana, dove un incendio al bar Les Constellations durante i festeggiamenti di Capodanno ha causato quaranta morti e oltre cento feriti, giovanissime vite spezzate in un attimo. Ieri si sono tenuti i funerali di cinque delle sei vittime italiane, il pensiero va a loro, ma anche a chi al Niguarda ancora lotta per farcela e a chi sopravvissuto, tra ustioni e traumi di ogni genere, avrà per sempre negli occhi quell’inferno. Che non è stato una tragica fatalità, ha dei responsabili.
Ha parlato di “assunzione di responsabilità”, dopo sei giorni di imbarazzante silenzio, il sindaco della località svizzera: negli ultimi cinque anni in quel bar adibito a discoteca non sono mai stati effettuati i controlli di sicurezza obbligatori, nemmeno quelli antincendio. E poi la porta d’emergenza chiusa per evitare che entrassero persone senza pagare, la capienza oltre il doppio, nessuna precauzione: la vergogna del business speculativo che “nell’esemplare” Svizzera è stato l’innesco di una tragedia. Parlano di “assunzione di responsabilità” anche i due proprietari del locale ma quando arriva dopo, ha il sapore amaro dell’irreparabile.
Responsabilità è anche quella che dovrà essere accertata quando una ragazza di 19 anni, Aurora, viene violentata e uccisa a Milano da un uomo con precedenti e senza permesso di soggiorno. Quando Alessandro, capotreno di 34 anni, muore accoltellato a Bologna da un croato già noto alle forze dell’ordine per aver commesso reati e aggressioni. Fatti diversi, stesso schema: segnali ignorati, controlli assenti, prevenzione insufficiente. Non è emergenza, è sistema. E finché “responsabilità” resterà una parola pronunciata solo a tragedie avvenute, continueremo a contare vittime. Non a proteggerle.
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