Riace 50 anni di gloria

di Benedetta Basile

Il 2022 è l’anno delle celebrazioni del 50esimo Anniversario dal ritrovamento dei Bronzi di Riace. Si tratta, quindi, di dodici mesi fondamentali per una Regione, ricca di storia e cultura, ma spesso troppo poco valorizzata e soprattutto poco conosciuta. Questo importante traguardo per l’archeologia e per la storia ellenistica, pertanto, rappresenta un vero e proprio punto di vista. Un risultato che certamente lo si deve a Giuseppe Foti, all’epoca soprintendente archeologico in Calabria.

Ecco perchè il figlio Alessandro ricorda gli occhi pieni di emozione del padre, quando in quei giorni del ’72, di ritorno da un viaggio in nave nel Mar Nero con tutta la famiglia, gli vennero sottoposte le immagini di questi eccezionali reperti, che poi hanno fatto il giro del pianeta.

Furono ritrovate, per metà ricoperte dalla sabbia, a 200 metri dalla spiaggia e a 8 di profondità, dal sub romano Stefano Mariottini, durante una delle sue tante immersioni nella località di Porto Forticchio a Riace Marina.

Il giovane fece subito una segnalazione alle autorità locali e le due statue furono recuperate tra il 21 e il 22 agosto dal nucleo sommozzatori dei carabinieri con l’aiuto di un pallone gonfiato con l’aria delle bombole. Una scoperta, che sin dal primo, lasciò tutti senza fiato e soprattutto creò molti interrogativi.
Le teorie sull’identità dei due Bronzi, ad eempio, uno chiamato bronzo A e l’altro bronzo B, sono tante: c’è chi ipotizza che fossero due atleti e chi ritiene che siano eroi o guerrieri dei tempi.

Parecchi sono anche gli scultori dell’antichità a cui vengono attribuite le opere, come Fidia e Mirone, ma in molti, tra cui Daniele Castrizio dell’Università di Messina, ritengono che appartengano al gruppo di statue dei “Fratricidi di Pitagora”.

Se così fosse, i Bronzi rappresenterebbero i due figli di Edipo, Eteocle e Polinice, che si contesero il trono di Tebe dopo l’abdicazione del padre.

Una prova a favore di questa affascinante ricostruzione si ritrova in uno dei libri del poema di Publio Papinio Stazio, “La Tebaide”, dove si afferma che a Roma le statue fossero ben cinque e sarebbero dovute essere trasferite a Costantinopoli via mare, ma non vi arrivarono mai a causa del naufragio della nave sulla quale viaggiavano. D’altronde, a quei tempi, era normale che qualcosa di perdere in mare.

Castrizio studia i Bronzi da oltre vent’anni e collabora con i Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio nelle indagini sulla presunta sparizione di elmi, lance, scudi e di altre statue, di cui sostiene l’esistenza.

L’unica certezza che si ha di queste opere è l’origine, furono realizzate ad Argos e ne è la prova l’argilla con cui furono creati i modelli utilizzati per gli stampi in cera nei quali fu colato il bronzo di cui sono composte.

Al loro ritrovamento le due opere vennero sottoposte a un’importante restauro, che durò ben otto anni, ad opera di Renzo Giachetti ed Edilberto Formigli, successivamente vennero esposte a Firenze dal dicembre 1980 per un mese e poi al Quirinale, per volere dell’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Attualmente si trovano nel Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC), che è considerato uno degli istituti museali archeologici più prestigiosi d’Italia.

Un altro sostenitore dell’esistenza di altre statue, oltre alle due rinvenute, è il sindaco di Riace, Antonio Trifoli, che pur di trovarle ha creato una massiccia campagna di ricerca nella località di Porto Forticchio e nei dintorni. Il primo cittadino stesso sostiene: “vorremmo avviare degli scavi ‘ad hoc’, naturalmente fatti da studiosi e personale specializzato. Speriamo di trovare altre ricchezze archeologiche. Ci sono stati nel corso degli anni molti elementi che hanno fatto pensare ad altre possibili scoperte.”

Mentre gli archeologi e gli appassionati continuano i loro studi, le loro ipotesi e le loro ricerche di reperti riconducibili ai Bronzi di Riace, quest’anno le due statue, recentemente candidate alla nomina di Patrimonio dell’Unesco, si sono viste protagoniste di molti eventi promossi dalla Regione Calabria per valorizzare le bellezze del patrimonio culturale e archeologico del territorio. I mesi estivi sono stati un susseguirsi di eventi musicali, teatrali e cinematografici con palcoscenici d’eccezione come i parchi di Locri, Kaulon e Palmi e Scilla, dei festeggiamenti davvero spettacolari con un occhio rivolto verso le scoperte del futuro.

di Benedetta Basile

Il 2022 è l’anno delle celebrazioni del 50esimo Anniversario dal ritrovamento dei Bronzi di Riace. Si tratta, quindi, di dodici mesi fondamentali per una Regione, ricca di storia e cultura, ma spesso troppo poco valorizzata e soprattutto poco conosciuta. Questo importante traguardo per l’archeologia e per la storia ellenistica, pertanto, rappresenta un vero e proprio punto di vista. Un risultato che certamente lo si deve a Giuseppe Foti, all’epoca soprintendente archeologico in Calabria.

Ecco perchè il figlio Alessandro ricorda gli occhi pieni di emozione del padre, quando in quei giorni del ’72, di ritorno da un viaggio in nave nel Mar Nero con tutta la famiglia, gli vennero sottoposte le immagini di questi eccezionali reperti, che poi hanno fatto il giro del pianeta.

Furono ritrovate, per metà ricoperte dalla sabbia, a 200 metri dalla spiaggia e a 8 di profondità, dal sub romano Stefano Mariottini, durante una delle sue tante immersioni nella località di Porto Forticchio a Riace Marina.

Il giovane fece subito una segnalazione alle autorità locali e le due statue furono recuperate tra il 21 e il 22 agosto dal nucleo sommozzatori dei carabinieri con l’aiuto di un pallone gonfiato con l’aria delle bombole. Una scoperta, che sin dal primo, lasciò tutti senza fiato e soprattutto creò molti interrogativi.
Le teorie sull’identità dei due Bronzi, ad eempio, uno chiamato bronzo A e l’altro bronzo B, sono tante: c’è chi ipotizza che fossero due atleti e chi ritiene che siano eroi o guerrieri dei tempi.

Parecchi sono anche gli scultori dell’antichità a cui vengono attribuite le opere, come Fidia e Mirone, ma in molti, tra cui Daniele Castrizio dell’Università di Messina, ritengono che appartengano al gruppo di statue dei “Fratricidi di Pitagora”.

Se così fosse, i Bronzi rappresenterebbero i due figli di Edipo, Eteocle e Polinice, che si contesero il trono di Tebe dopo l’abdicazione del padre.

Una prova a favore di questa affascinante ricostruzione si ritrova in uno dei libri del poema di Publio Papinio Stazio, “La Tebaide”, dove si afferma che a Roma le statue fossero ben cinque e sarebbero dovute essere trasferite a Costantinopoli via mare, ma non vi arrivarono mai a causa del naufragio della nave sulla quale viaggiavano. D’altronde, a quei tempi, era normale che qualcosa di perdere in mare.

Castrizio studia i Bronzi da oltre vent’anni e collabora con i Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio nelle indagini sulla presunta sparizione di elmi, lance, scudi e di altre statue, di cui sostiene l’esistenza.

L’unica certezza che si ha di queste opere è l’origine, furono realizzate ad Argos e ne è la prova l’argilla con cui furono creati i modelli utilizzati per gli stampi in cera nei quali fu colato il bronzo di cui sono composte.

Al loro ritrovamento le due opere vennero sottoposte a un’importante restauro, che durò ben otto anni, ad opera di Renzo Giachetti ed Edilberto Formigli, successivamente vennero esposte a Firenze dal dicembre 1980 per un mese e poi al Quirinale, per volere dell’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Attualmente si trovano nel Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC), che è considerato uno degli istituti museali archeologici più prestigiosi d’Italia.

Un altro sostenitore dell’esistenza di altre statue, oltre alle due rinvenute, è il sindaco di Riace, Antonio Trifoli, che pur di trovarle ha creato una massiccia campagna di ricerca nella località di Porto Forticchio e nei dintorni. Il primo cittadino stesso sostiene: “vorremmo avviare degli scavi ‘ad hoc’, naturalmente fatti da studiosi e personale specializzato. Speriamo di trovare altre ricchezze archeologiche. Ci sono stati nel corso degli anni molti elementi che hanno fatto pensare ad altre possibili scoperte.”

Mentre gli archeologi e gli appassionati continuano i loro studi, le loro ipotesi e le loro ricerche di reperti riconducibili ai Bronzi di Riace, quest’anno le due statue, recentemente candidate alla nomina di Patrimonio dell’Unesco, si sono viste protagoniste di molti eventi promossi dalla Regione Calabria per valorizzare le bellezze del patrimonio culturale e archeologico del territorio. I mesi estivi sono stati un susseguirsi di eventi musicali, teatrali e cinematografici con palcoscenici d’eccezione come i parchi di Locri, Kaulon e Palmi e Scilla, dei festeggiamenti davvero spettacolari con un occhio rivolto verso le scoperte del futuro.

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