Riciclati

Come in un mondo che per sopravvivere ricicla tutto, anche nel Parlamento bisogna recuperare ciò che può essere riusato. Tra questi ci sono i big della politica nazionale, gli immortali, coloro che in qualunque partita riescono a ritagliarsi un ruolo. Da destra a sinistra, non si butta niente del circo mediatico di Vespa. Su quelle poltrone ci saranno sempre le stesse persone, al massimo qualche rampollo o prestanome.

L’ecologia progressista

Il figliol prodigo del 2022 dovrebbe essere Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio, dopo aver preso il taxi Calenda per blindare i propri generali nei palazzi romani, dovrebbe rientrare a casa. Non è utopia pensare a un nuovo scontro con il ministro Andrea Orlando, che forte della debacle moderata, sarebbe pronto a sfidare chiunque, anche colui che lo ha battuto nel 2017. Il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, lanciato dai più per il Nazareno, deve temere anzitutto il fuoco amico. Una sorpresa gliela starebbe preparando il compagno Pierluigi Bersani, che dopo aver buttato nel cassonetto Liberi e Uguali, vorrebbe riprendersi la sua vecchia dimora, rilanciando l’ex ministra Paola De Micheli. Un nome che potrebbe accontentare anche qualche centrista. I vero ostacoli, però, si chiamano Dario Franceschini, mai pronto a rinunciare al ruolo di regista dem e soprattutto Walter Veltroni. L’ex sindaco di Roma non è mai uscito completamente dalla scena. A dimostrarlo le ultime dichiarazioni del suo ex fedelissimo Goffredo Bettini, che vorrebbe tentare il colpaccio della vita. Ultima incognita, a queste latitudini, infine, il ruolo dei viceré del Sud. Vincenzo De Luca, fino a ora zittito con la blindatura del figlio Piero, tornerà a parlare. Qualche colonnello mancante, a causa della Caporetto campana, non spaventa il duca di Salerno. Neanche il collega pugliese Michele Emiliano ha intenzione di indietreggiare. A “sputare sangue”, stavolta, potrebbe essere chi affronterà il sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro.

Gli immortali conservatori

Un attento osservatore del totoministri, può notare la folla di ex pronti a riprendersi la poltrona. Il milanese Ignazio La Russia, ad esempio, potrebbe tornare alla Difesa. Gianfranco Rotondi dovrebbe essere l’uomo per i Rapporti col Parlamento. Raffaele Fitto è una carta da spendere per il Sud al posto della traditrice Carfagna. La metamorfosi da rampollo di Buttiglione a portavoce del sovranismo, gli avrebbe fatto guadagnare più di qualche posto nelle gerarchie del potere. Un ritorno importante nella stanza del bottone certamente sarà quello dell’ex presidente del Senato Marcello Pera. Il nativo di Lucca potrebbe essere il motore delle grandi riforme, ovvero il profilo che avrà il compito di restaurare la camera degli americani, quel luogo indispensabile per trovare convergenze, anche con chi in tv viene chiamato avversario. Chi è già rientrato in pompa magna, invece, è Renato Schifani, che si è ripreso la sua amata Sicilia. I conservatori non buttano nulla, neanche i montiani. Basti pensare a un possibile bis alla Farnesina per l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata. A contendergli l’ambita casella, però, ci sarebbe l’ex forzista Lucio Malan, che ha lasciato il Cav per sposare la nuova causa meloniana. La politica romana non intende lasciare chi ha abbracciato Fdi, come nel caso della piemontese Daniela Santanchè, rientrata nella casa madre dopo la breve parentesi azzurra. Chi, invece, rappresenta la novità per i berluscones è il presidente della Lazio Claudio Lotito, a cui è stato dato direttamente da Silvio un collegio sicuro in Molise. Considerando il vento che tira a favore, tanti i big che a queste latitutidini, sono interessati alle prossime regionali, in Lombardia e nel Lazio, per riciclarsi, cambiare l’abito o semplicemente non scomparire.

Come in un mondo che per sopravvivere ricicla tutto, anche nel Parlamento bisogna recuperare ciò che può essere riusato. Tra questi ci sono i big della politica nazionale, gli immortali, coloro che in qualunque partita riescono a ritagliarsi un ruolo. Da destra a sinistra, non si butta niente del circo mediatico di Vespa. Su quelle poltrone ci saranno sempre le stesse persone, al massimo qualche rampollo o prestanome.

L’ecologia progressista

Il figliol prodigo del 2022 dovrebbe essere Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio, dopo aver preso il taxi Calenda per blindare i propri generali nei palazzi romani, dovrebbe rientrare a casa. Non è utopia pensare a un nuovo scontro con il ministro Andrea Orlando, che forte della debacle moderata, sarebbe pronto a sfidare chiunque, anche colui che lo ha battuto nel 2017. Il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, lanciato dai più per il Nazareno, deve temere anzitutto il fuoco amico. Una sorpresa gliela starebbe preparando il compagno Pierluigi Bersani, che dopo aver buttato nel cassonetto Liberi e Uguali, vorrebbe riprendersi la sua vecchia dimora, rilanciando l’ex ministra Paola De Micheli. Un nome che potrebbe accontentare anche qualche centrista. I vero ostacoli, però, si chiamano Dario Franceschini, mai pronto a rinunciare al ruolo di regista dem e soprattutto Walter Veltroni. L’ex sindaco di Roma non è mai uscito completamente dalla scena. A dimostrarlo le ultime dichiarazioni del suo ex fedelissimo Goffredo Bettini, che vorrebbe tentare il colpaccio della vita. Ultima incognita, a queste latitudini, infine, il ruolo dei viceré del Sud. Vincenzo De Luca, fino a ora zittito con la blindatura del figlio Piero, tornerà a parlare. Qualche colonnello mancante, a causa della Caporetto campana, non spaventa il duca di Salerno. Neanche il collega pugliese Michele Emiliano ha intenzione di indietreggiare. A “sputare sangue”, stavolta, potrebbe essere chi affronterà il sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro.

Gli immortali conservatori

Un attento osservatore del totoministri, può notare la folla di ex pronti a riprendersi la poltrona. Il milanese Ignazio La Russia, ad esempio, potrebbe tornare alla Difesa. Gianfranco Rotondi dovrebbe essere l’uomo per i Rapporti col Parlamento. Raffaele Fitto è una carta da spendere per il Sud al posto della traditrice Carfagna. La metamorfosi da rampollo di Buttiglione a portavoce del sovranismo, gli avrebbe fatto guadagnare più di qualche posto nelle gerarchie del potere. Un ritorno importante nella stanza del bottone certamente sarà quello dell’ex presidente del Senato Marcello Pera. Il nativo di Lucca potrebbe essere il motore delle grandi riforme, ovvero il profilo che avrà il compito di restaurare la camera degli americani, quel luogo indispensabile per trovare convergenze, anche con chi in tv viene chiamato avversario. Chi è già rientrato in pompa magna, invece, è Renato Schifani, che si è ripreso la sua amata Sicilia. I conservatori non buttano nulla, neanche i montiani. Basti pensare a un possibile bis alla Farnesina per l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata. A contendergli l’ambita casella, però, ci sarebbe l’ex forzista Lucio Malan, che ha lasciato il Cav per sposare la nuova causa meloniana. La politica romana non intende lasciare chi ha abbracciato Fdi, come nel caso della piemontese Daniela Santanchè, rientrata nella casa madre dopo la breve parentesi azzurra. Chi, invece, rappresenta la novità per i berluscones è il presidente della Lazio Claudio Lotito, a cui è stato dato direttamente da Silvio un collegio sicuro in Molise. Considerando il vento che tira a favore, tanti i big che a queste latitutidini, sono interessati alle prossime regionali, in Lombardia e nel Lazio, per riciclarsi, cambiare l’abito o semplicemente non scomparire.

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