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Salute

Come la robotica ha rivoluzionato la rimozione del nodulo polmonare

In passato, quando un nodulo presentava caratteristiche radiologiche sospette, si procedeva direttamente all’intervento. Oggi, grazie alle nuove tecnologie diagnostiche, questo percorso può essere pianificato con maggiore precisione

di Lino Sasso -


Negli ultimi anni chirurgia robotica ha rivoluzionato la diagnosi, la rimozione e il trattamento del nodulo polmonare, rendendo gli interventi meno invasivi e riducendo sensibilmente i tempi di recupero. Anni fa questo tipo di intervento veniva affrontato con la chirurgia tradizionale. Ora invece c’è la possibilità di intervenire con la microchirurgia che è mininvasiva e può essere robotica o meno. Un’altra importante innovazione riguarda invece la possibilità di conoscere la natura di un nodulo prima di procedere alla sua eventuale asportazione chirurgica.

Le differenti tecniche

Nei centri specializzati, tra i quali il Policlinico Gemelli di Roma, dove sarà operato il Papa, viene utilizzato un sistema di broncoscopia robotica denominato ION, che permette di raggiungere e analizzare anche noduli di piccole dimensioni situati nelle zone più periferiche dei polmoni. Oltretutto, senza la necessità di un intervento preventivo a scopo diagnostico, come sarebbe stato invece indispensabile fino a qualche anno fa. Oggi basta un esame endoscopico. In questo modo, quando tecnicamente possibile, i medici possono programmare l’operazione conoscendo già la natura della formazione polmonare, evitando interventi effettuati esclusivamente per stabilire se il nodulo sia benigno o maligno. Anche sul fronte dell’asportazione chirurgica i progressi sono stati significativi. A partire dalla lunghezza dell’incisione che varia dai 3 ai 4 centimetri.

Una piccola incisione per rimuovere il nodulo

Il nodulo può così essere rimosso con un approccio mininvasivo, limitando il trauma chirurgico rispetto alle tecniche tradizionali. In alternativa, l’intervento può essere eseguito attraverso la toracoscopia, che prevede uno o più piccoli accessi alla cavità toracica. Si tratta di procedure che hanno progressivamente trasformato la chirurgia polmonare, consentendo una ripresa più rapida. In passato, quando un nodulo presentava caratteristiche radiologiche sospette, si procedeva direttamente all’intervento. Durante l’operazione veniva effettuato un esame istologico per determinarne la natura e, in caso di malignità, si poteva procedere alla lobectomia, cioè all’asportazione di un lobo del polmone. Oggi, grazie alle nuove tecnologie diagnostiche, questo percorso può essere pianificato con maggiore precisione.

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