Rinascita dell’occidente? Forse una via c’è

Martin Heidegger suggerisce la via del sacro, della spiritualità. Un’etica per il bene comune alla quale capitalismo, finanza, mercato, tecnica e scientismo debbono sottostare. Ma servono persone di sensibilità, idee, cultura e coraggio per scuotere e coinvolgere le masse annichilite da un benessere finto e mortificante. Prima che sia troppo tardi

C’era una volta l’ideale, qualcosa in grado di coinvolgere generazioni di persone, d’infiammare i loro animi, di spingerli a sacrificare, per quello, anche la vita. Qualcosa capace di andare oltre la materialità, di elevarsi e di aspirare a un fine che nel suo intimo custodiva una sorta d’essenza spirituale. Tutto nasceva da un bisogno innato nell’uomo di sovvertire situazioni e istituzioni considerate lacerate dal tempo, nelle quali non si riconosceva più, perché insufficienti o depauperanti per la sua esistenza. Il convincimento era sì avvertito dalla massa, la quale però, come ha ben spiegato Gustave Le Bon nel suo libro cardine: “la psicologia delle folle”, per natura, non è in grado, da sola, di mostrare la forza di un pensiero organico e ponderato e a sviluppare azioni concrete per un ribaltamento delle situazioni. Occorreva e occorre una mente, o delle menti pensati. Un’élite culturale capace di elaborare un pensiero coinvolgente e la forza di un’azione a esso correlata. Non credo che oggi l’umanità non avverta un bisogno di cambiamento. Il sottostante malessere patito dalle masse, solo a tratti sbuffanti e protestanti, ancora una volta non riesce a sviluppare azioni coordinate all’interno di una visione ideale. Masse spesso azzittite o attratte da luccicanti ed effimeri bagliori di benessere che il capitalismo finanziario usa a proposito sulla scia d’una cultura ben radicata nell’animo del mondo, soprattutto di quello occidentale. Si dirà: “non ci sono più le condizioni di arretratezza sociale ed economica di un tempo”, ma questa è una falsa verità. Non di sola materia può vivere l’uomo. Il capitalismo e il materialismo però su quella hanno costruito la loro fortezza, incentivando i bisogni e offrendo la possibilità di soddisfarli. Tutto senza un attimo di sosta, in una freneticità di consumo inarrestabile. In tale vortice però l’uomo avverte, da tempo, la solitudine, la mancanza di felicità, di gioia. Sente che la vita non può ridursi a questo, che c’è bisogno d’altro per un’esistenza in sintonia con il suo essere. E’ da questa fragilità dell’esistenza, da questa provvisorietà del vero bene, da questa precarietà di orientamenti, da questa nebulosità sul futuro, che deve partire la protesta e poi la rivolta delle masse occidentali, desiderose d’un mondo che sappia offrire valore a quanto all’uomo dia equilibrio. Partendo da dove? Un suggerimento arriva da Martin Heidegger, che alla fine del ‘900 vedeva nell’uomo del 2000 “il guardiano del nulla”, quando afferma: “Lo spirituale, cioè il sacro, è quello spazio che proviene dall’essere che si è aperto nella radura ed è esperito nella sua verità e che rende possibile il superamento di quella spaesatezza in cui non solo gli uomini, ma l’essenza dell’uomo stanno vagando”. La via del cambiamento dunque passa, per Heidegger, da una visione spirituale della vita. Da una logica che può indicare all’essere un tracciato che sia di valore e di senso, dove il fine è il suo e l’altrui bene. Un bene che non riguarda solo la persona in sé, ma tutto ciò che impatta con la sua essenza. La natura, per esempio, che con l’uomo forma quel tutt’uno indivisibile e organico in cui la disfunzione dell’uno, porta inevitabilmente a quella dell’altro. Una nuova idealità, dove ogni pensiero, ogni principio, ogni azione, ogni programmazione, ogni istituzione a essa sottostia, a essa dia respiro, con essa sia coerente. Il che non significa distruggere quanto l’umanità ha fin qui concepito e attuato, ma calibrarlo sulla visione nuova dell’esistenza. L’economia, la tecnica, il capitalismo che fino ad ora hanno governato spesso negativamente le menti e le azioni dell’umanità, dovranno esprimersi in sintonia con i valori che la spiritualità e i suoi principi etici suggeriscono. Questa può essere la rivolta del domani. Questa la visione per un uomo e un mondo nuovo. Ma la sua realizzazione richiede una presa di coscienza da parte di persone di cultura, sensibilità e, soprattutto, di coraggio. Perché le impalcature che ora si frappongono al rinnovamento e al rinascimento dell’umanità hanno una tale forza e potenza di radicamento e convincimento, che solo attraverso il sacrificio di energie fisiche e psicologiche prolungato nel tempo, si può riuscire nell’intento. Può sembrare e forse è una lotta impari. Un’utopia destinata alla sconfitta. Forse. Ma alternative non se ne vedono. Del resto quella di dare all’umanità una percorso di vita caratterizzato da una logica di spiritualità ebbe la sua riuscita nel momento più triste di un’Europa non ancora unita. Un continente depauperato in ogni suo ambito dalla fine dell’impero romano. In quell’occasione, la cultura e l’organizzazione benedettina si imposero e si svilupparono a macchia d’olio, veicolando ogni pensiero e opera dell’uomo, che riscoprì una nuova e potente rinascita. Come ieri, anche oggi, l’occidente, il mondo sono in fiamme e l’incendio si espande con rapidità. L’umanità sembra assuefatta, distratta, insensibile, anestetizzata da una comodità di gregge. Serve un sussulto, una scossa. Il tempo stringe e l’orizzonte è tutt’altro che roseo. Uomini di buona volontà, di idee, di passione e soprattutto di coraggio, l’ora è la vostra, perché questa non sia l’ultima ora.

Romolo Paradiso

Martin Heidegger suggerisce la via del sacro, della spiritualità. Un’etica per il bene comune alla quale capitalismo, finanza, mercato, tecnica e scientismo debbono sottostare. Ma servono persone di sensibilità, idee, cultura e coraggio per scuotere e coinvolgere le masse annichilite da un benessere finto e mortificante. Prima che sia troppo tardi

C’era una volta l’ideale, qualcosa in grado di coinvolgere generazioni di persone, d’infiammare i loro animi, di spingerli a sacrificare, per quello, anche la vita. Qualcosa capace di andare oltre la materialità, di elevarsi e di aspirare a un fine che nel suo intimo custodiva una sorta d’essenza spirituale. Tutto nasceva da un bisogno innato nell’uomo di sovvertire situazioni e istituzioni considerate lacerate dal tempo, nelle quali non si riconosceva più, perché insufficienti o depauperanti per la sua esistenza. Il convincimento era sì avvertito dalla massa, la quale però, come ha ben spiegato Gustave Le Bon nel suo libro cardine: “la psicologia delle folle”, per natura, non è in grado, da sola, di mostrare la forza di un pensiero organico e ponderato e a sviluppare azioni concrete per un ribaltamento delle situazioni. Occorreva e occorre una mente, o delle menti pensati. Un’élite culturale capace di elaborare un pensiero coinvolgente e la forza di un’azione a esso correlata. Non credo che oggi l’umanità non avverta un bisogno di cambiamento. Il sottostante malessere patito dalle masse, solo a tratti sbuffanti e protestanti, ancora una volta non riesce a sviluppare azioni coordinate all’interno di una visione ideale. Masse spesso azzittite o attratte da luccicanti ed effimeri bagliori di benessere che il capitalismo finanziario usa a proposito sulla scia d’una cultura ben radicata nell’animo del mondo, soprattutto di quello occidentale. Si dirà: “non ci sono più le condizioni di arretratezza sociale ed economica di un tempo”, ma questa è una falsa verità. Non di sola materia può vivere l’uomo. Il capitalismo e il materialismo però su quella hanno costruito la loro fortezza, incentivando i bisogni e offrendo la possibilità di soddisfarli. Tutto senza un attimo di sosta, in una freneticità di consumo inarrestabile. In tale vortice però l’uomo avverte, da tempo, la solitudine, la mancanza di felicità, di gioia. Sente che la vita non può ridursi a questo, che c’è bisogno d’altro per un’esistenza in sintonia con il suo essere. E’ da questa fragilità dell’esistenza, da questa provvisorietà del vero bene, da questa precarietà di orientamenti, da questa nebulosità sul futuro, che deve partire la protesta e poi la rivolta delle masse occidentali, desiderose d’un mondo che sappia offrire valore a quanto all’uomo dia equilibrio. Partendo da dove? Un suggerimento arriva da Martin Heidegger, che alla fine del ‘900 vedeva nell’uomo del 2000 “il guardiano del nulla”, quando afferma: “Lo spirituale, cioè il sacro, è quello spazio che proviene dall’essere che si è aperto nella radura ed è esperito nella sua verità e che rende possibile il superamento di quella spaesatezza in cui non solo gli uomini, ma l’essenza dell’uomo stanno vagando”. La via del cambiamento dunque passa, per Heidegger, da una visione spirituale della vita. Da una logica che può indicare all’essere un tracciato che sia di valore e di senso, dove il fine è il suo e l’altrui bene. Un bene che non riguarda solo la persona in sé, ma tutto ciò che impatta con la sua essenza. La natura, per esempio, che con l’uomo forma quel tutt’uno indivisibile e organico in cui la disfunzione dell’uno, porta inevitabilmente a quella dell’altro. Una nuova idealità, dove ogni pensiero, ogni principio, ogni azione, ogni programmazione, ogni istituzione a essa sottostia, a essa dia respiro, con essa sia coerente. Il che non significa distruggere quanto l’umanità ha fin qui concepito e attuato, ma calibrarlo sulla visione nuova dell’esistenza. L’economia, la tecnica, il capitalismo che fino ad ora hanno governato spesso negativamente le menti e le azioni dell’umanità, dovranno esprimersi in sintonia con i valori che la spiritualità e i suoi principi etici suggeriscono. Questa può essere la rivolta del domani. Questa la visione per un uomo e un mondo nuovo. Ma la sua realizzazione richiede una presa di coscienza da parte di persone di cultura, sensibilità e, soprattutto, di coraggio. Perché le impalcature che ora si frappongono al rinnovamento e al rinascimento dell’umanità hanno una tale forza e potenza di radicamento e convincimento, che solo attraverso il sacrificio di energie fisiche e psicologiche prolungato nel tempo, si può riuscire nell’intento. Può sembrare e forse è una lotta impari. Un’utopia destinata alla sconfitta. Forse. Ma alternative non se ne vedono. Del resto quella di dare all’umanità una percorso di vita caratterizzato da una logica di spiritualità ebbe la sua riuscita nel momento più triste di un’Europa non ancora unita. Un continente depauperato in ogni suo ambito dalla fine dell’impero romano. In quell’occasione, la cultura e l’organizzazione benedettina si imposero e si svilupparono a macchia d’olio, veicolando ogni pensiero e opera dell’uomo, che riscoprì una nuova e potente rinascita. Come ieri, anche oggi, l’occidente, il mondo sono in fiamme e l’incendio si espande con rapidità. L’umanità sembra assuefatta, distratta, insensibile, anestetizzata da una comodità di gregge. Serve un sussulto, una scossa. Il tempo stringe e l’orizzonte è tutt’altro che roseo. Uomini di buona volontà, di idee, di passione e soprattutto di coraggio, l’ora è la vostra, perché questa non sia l’ultima ora.

Romolo Paradiso

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