Riparte l’occupazione ma non le retribuzioni

I dati dell’Istat: gli stranieri trovano lavoro più degli italiani, si acuisce il divario di genere

Riparte il lavoro ma non le retribuzioni. L’Istat ha pubblicato i dati relativi al primo trimestre di quest’anno. Sale l’occupazione,  per gli stranieri ancora di più che per gli italiani, mentre scendono disoccupazione e inattività ma si acuiscono i divari occupazionali legati al genere e all’istruzione.

Nei primi tre mesi del 2022 sono stati registrati 120mila occupati in più rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno. Di questi, soltanto 33mila hanno trovato un impiego a tempo indeterminato mentre altri 72mila lavoratori sono stati assunti a termine. Su base annuale, i nuovi assunti potranno essere 905mila. Si assiste inoltre a una ripresa in grande stile del lavoro a chiamata che potrebbe rappresentare un modello sempre più importante per le imprese italiane. Il ricorso a questa tipologia di lavoro, secondo l’Istat, è aumentato addirittura dell’87 per cento rispetto all’anno precedente.  Pesa, in questo incremento, la ripartenza delle attività alberghiere e di ristorazione.

A trainare la crescita del tasso di occupazione su scala nazionale è stato il Centro Italia che, rispetto al primo trimestre del 2021, ha fatto registrare un incremento del 3,6 per cento. Segue il Sud che sfiora il tre per cento pur fermandosi al 2,9 per cento. Infine il Nord Italia ha fatto segnare un aumento del 2,7 percento. Il Mezzogiorno, invece, guida la classifica sulla decrescita del tasso di disoccupazione (-2,7 per cento) di poco superiore ai valori registratisi al Centro Italia (-2,6). Al Nord, invece, la disoccupazione cala del 1,1 per cento ma qui la diminuzione del tasso di inattività risulta la migliore d’Italia -2,1 punti rispetto ai valori registrati al Centro e al Sud (rispettivamente -1,9 punti e -1,7).

Agli stranieri va ancora meglio che agli italiani, confermando il sostanziale annullamento del divario per cittadinanza. Secondo i dati Istat, infatti, la crescita del tasso di occupazione (+4,6 punti) e la diminuzione di quelli di disoccupazione e inattività (-2,7 e -3,2 punti) sono più intense rispetto agli italiani (+2,9 punti, -1,8 e -1,8 punti rispettivamente). Non va così bene alle donne, per cui la ripresa del tasso di occupazione (+2,8 punti) appare meno forte rispetto agli uomini (+3,3 per cento). Nonostante la crescita del lavoro per i diplomati e per coloro che hanno conseguito la terza media, il tasso di occupazione dei laureati rimane di 15 volte superiore al loro. Permane, quindi, una differenza notevole per titolo di studio sulla possibilità di trovare impiego.

Ma se c’è più lavoro, le retribuzioni sembrano restare al palo. A livello complessivo, infatti, gli emolumenti perdono lo 0,1 per cento e, su base annuale, questa percentuale potrebbe incrementarsi di un ulteriore decimale. Le previsioni sull’anno raccontano che nell’industria crescono i salari (1,3) ma nei servizi scendono (1 per cento). Buono per le imprese, un po’ meno per i lavoratori. Che dovranno affrontare i rincari generalizzati con gli stessi soldi che però, adesso, sono erosi dall’inflazione in netto aumento.

I dati dell’Istat: gli stranieri trovano lavoro più degli italiani, si acuisce il divario di genere

Riparte il lavoro ma non le retribuzioni. L’Istat ha pubblicato i dati relativi al primo trimestre di quest’anno. Sale l’occupazione,  per gli stranieri ancora di più che per gli italiani, mentre scendono disoccupazione e inattività ma si acuiscono i divari occupazionali legati al genere e all’istruzione.

Nei primi tre mesi del 2022 sono stati registrati 120mila occupati in più rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno. Di questi, soltanto 33mila hanno trovato un impiego a tempo indeterminato mentre altri 72mila lavoratori sono stati assunti a termine. Su base annuale, i nuovi assunti potranno essere 905mila. Si assiste inoltre a una ripresa in grande stile del lavoro a chiamata che potrebbe rappresentare un modello sempre più importante per le imprese italiane. Il ricorso a questa tipologia di lavoro, secondo l’Istat, è aumentato addirittura dell’87 per cento rispetto all’anno precedente.  Pesa, in questo incremento, la ripartenza delle attività alberghiere e di ristorazione.

A trainare la crescita del tasso di occupazione su scala nazionale è stato il Centro Italia che, rispetto al primo trimestre del 2021, ha fatto registrare un incremento del 3,6 per cento. Segue il Sud che sfiora il tre per cento pur fermandosi al 2,9 per cento. Infine il Nord Italia ha fatto segnare un aumento del 2,7 percento. Il Mezzogiorno, invece, guida la classifica sulla decrescita del tasso di disoccupazione (-2,7 per cento) di poco superiore ai valori registratisi al Centro Italia (-2,6). Al Nord, invece, la disoccupazione cala del 1,1 per cento ma qui la diminuzione del tasso di inattività risulta la migliore d’Italia -2,1 punti rispetto ai valori registrati al Centro e al Sud (rispettivamente -1,9 punti e -1,7).

Agli stranieri va ancora meglio che agli italiani, confermando il sostanziale annullamento del divario per cittadinanza. Secondo i dati Istat, infatti, la crescita del tasso di occupazione (+4,6 punti) e la diminuzione di quelli di disoccupazione e inattività (-2,7 e -3,2 punti) sono più intense rispetto agli italiani (+2,9 punti, -1,8 e -1,8 punti rispettivamente). Non va così bene alle donne, per cui la ripresa del tasso di occupazione (+2,8 punti) appare meno forte rispetto agli uomini (+3,3 per cento). Nonostante la crescita del lavoro per i diplomati e per coloro che hanno conseguito la terza media, il tasso di occupazione dei laureati rimane di 15 volte superiore al loro. Permane, quindi, una differenza notevole per titolo di studio sulla possibilità di trovare impiego.

Ma se c’è più lavoro, le retribuzioni sembrano restare al palo. A livello complessivo, infatti, gli emolumenti perdono lo 0,1 per cento e, su base annuale, questa percentuale potrebbe incrementarsi di un ulteriore decimale. Le previsioni sull’anno raccontano che nell’industria crescono i salari (1,3) ma nei servizi scendono (1 per cento). Buono per le imprese, un po’ meno per i lavoratori. Che dovranno affrontare i rincari generalizzati con gli stessi soldi che però, adesso, sono erosi dall’inflazione in netto aumento.

Previous articleItalia hub per l’idrogeno
Next articleSpesa nemica
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli