Ripassi a gennaio

Alla fine hanno vinto i falchi del Nord e, in attesa della riforma che non arriverà prima di gennaio prossimo, l’Unione Europea morirà. Di freddo. Col passo del bradipo, la Commissione – per il tramite del commissario estone all’Energia Kadri Simson – ha annunciato all’esito del vertice di Praga tra i ministri dell’Energia del 27 Paesi membri, che presenterà entro il 18 ottobre (o forse il 19) un primissimo pacchetto di decisioni per affrontare la crisi energetica. Chi sognava una reazione (quantomeno) commisurata all’enormità del dramma economico e sociale in atto resterà deluso.

Per il momento, infatti, l’Ue si impegnerà ad organizzare una piattaforma di acquisti di materie prime in comune tra i Paesi, a monitorare i prezzi del gas naturale liquefatto a patto che i cittadini rispondano “presente” a una nuova campagna di razionamenti che faccia crollare la domanda attuale di materie prime energetiche. Allo stato attuale, con le cosiddette “riduzioni volontarie” il consumo è già sceso del 10%. Ma a quanto pare l’Unione Europea punta a diminuire, ancora più drasticamente, la domanda. In pratica, hanno vinto Germania e Olanda.

Che, nella guerra dei documenti informali, avevano presentato, dopo quello sottoscritto da Italia, Grecia, Polonia e Belgio, un loro non-paper in cui aprivano, tra le altre cose, alle piattaforme d’acquisto di gas in comune chiedendo contestualmente interventi pesanti sul fabbisogno di materie prime energetiche. La strada per la riforma del mercato energetico comune è lunghissima.

Il commissario Simson, consapevole del fatto che “i prezzi sono ancora elevati in modo insostenibile” ha spiegato che un intervento sul Ttf di Amsterdam è cruciale perché “non rappresenta più la realtà del mercato Ue e gonfia artificialmente i prezzi” dunque diventa necessario “preparare un benchmark alternativo”. E volontario. Il diavolo si nasconde nei dettagli. In questo caso, nei tempi. “La Commissione sta preparando una proposta legislativa, la prossima settimana delineeremo che cosa significa – ha affermato Simson – mi aspetto che sia operativo per la prossima stagione di riempimento delle scorte”. Ma è lo stesso commissario a rendersi conto che questa non è una soluzione: “i cittadini non possono aspettare così a lungo, dobbiamo abbassare i prezzi ora”. Per tentare di farlo, l’Ue vorrebbe agire con gli acquisti in comune, sulla scorta di quanto fatto con i vaccini ai tempi della pandemia Covid, avanzando nuovi accordi con i Paesi fornitori. Una scommessa.

Intanto, però, occorre abbassare ancora di più i consumi e la stessa Simson non esclude l’utilizzo dello stato d’emergenza che, immediatamente, imporrebbe ai Paesi di ridurre la domanda del 15%. Insomma, siamo ai razionamenti. Ma nessuno si prende la responsabilità politica di dirlo chiaramente. Dunque occorrerà seguire, anche fuori dai confini tedeschi, il consiglio dell’ex ministro Schauble che, alla Bild, ha rampognato i suoi stessi concittadini: “Mettetevi due maglioni”.

A proposito di tempi biblici, chi s’attendeva interventi immediati sul cosiddetto disaccoppiamento è rimasto scottato. Simson ha promesso di presentare “principali elementi della riforma entro fine anno”, mentre la proposta arriverà “all’inizio dell’anno venturo”. Non potrebbe nemmeno sperare di far meglio la Commissione perché occorre mettere d’accordo tutte le parti, mai così distanti.

Alla fine hanno vinto i falchi del Nord e, in attesa della riforma che non arriverà prima di gennaio prossimo, l’Unione Europea morirà. Di freddo. Col passo del bradipo, la Commissione – per il tramite del commissario estone all’Energia Kadri Simson – ha annunciato all’esito del vertice di Praga tra i ministri dell’Energia del 27 Paesi membri, che presenterà entro il 18 ottobre (o forse il 19) un primissimo pacchetto di decisioni per affrontare la crisi energetica. Chi sognava una reazione (quantomeno) commisurata all’enormità del dramma economico e sociale in atto resterà deluso.

Per il momento, infatti, l’Ue si impegnerà ad organizzare una piattaforma di acquisti di materie prime in comune tra i Paesi, a monitorare i prezzi del gas naturale liquefatto a patto che i cittadini rispondano “presente” a una nuova campagna di razionamenti che faccia crollare la domanda attuale di materie prime energetiche. Allo stato attuale, con le cosiddette “riduzioni volontarie” il consumo è già sceso del 10%. Ma a quanto pare l’Unione Europea punta a diminuire, ancora più drasticamente, la domanda. In pratica, hanno vinto Germania e Olanda.

Che, nella guerra dei documenti informali, avevano presentato, dopo quello sottoscritto da Italia, Grecia, Polonia e Belgio, un loro non-paper in cui aprivano, tra le altre cose, alle piattaforme d’acquisto di gas in comune chiedendo contestualmente interventi pesanti sul fabbisogno di materie prime energetiche. La strada per la riforma del mercato energetico comune è lunghissima.

Il commissario Simson, consapevole del fatto che “i prezzi sono ancora elevati in modo insostenibile” ha spiegato che un intervento sul Ttf di Amsterdam è cruciale perché “non rappresenta più la realtà del mercato Ue e gonfia artificialmente i prezzi” dunque diventa necessario “preparare un benchmark alternativo”. E volontario. Il diavolo si nasconde nei dettagli. In questo caso, nei tempi. “La Commissione sta preparando una proposta legislativa, la prossima settimana delineeremo che cosa significa – ha affermato Simson – mi aspetto che sia operativo per la prossima stagione di riempimento delle scorte”. Ma è lo stesso commissario a rendersi conto che questa non è una soluzione: “i cittadini non possono aspettare così a lungo, dobbiamo abbassare i prezzi ora”. Per tentare di farlo, l’Ue vorrebbe agire con gli acquisti in comune, sulla scorta di quanto fatto con i vaccini ai tempi della pandemia Covid, avanzando nuovi accordi con i Paesi fornitori. Una scommessa.

Intanto, però, occorre abbassare ancora di più i consumi e la stessa Simson non esclude l’utilizzo dello stato d’emergenza che, immediatamente, imporrebbe ai Paesi di ridurre la domanda del 15%. Insomma, siamo ai razionamenti. Ma nessuno si prende la responsabilità politica di dirlo chiaramente. Dunque occorrerà seguire, anche fuori dai confini tedeschi, il consiglio dell’ex ministro Schauble che, alla Bild, ha rampognato i suoi stessi concittadini: “Mettetevi due maglioni”.

A proposito di tempi biblici, chi s’attendeva interventi immediati sul cosiddetto disaccoppiamento è rimasto scottato. Simson ha promesso di presentare “principali elementi della riforma entro fine anno”, mentre la proposta arriverà “all’inizio dell’anno venturo”. Non potrebbe nemmeno sperare di far meglio la Commissione perché occorre mettere d’accordo tutte le parti, mai così distanti.

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