RISIKO DI MILIARDI SU A4 E A31

Si legge Valdastico Nord, in realtà si declina una complessa partita di potere politico e finanziario sull’asse Trento-Venezia-Trieste, in cui a rimanere col cerino acceso in mano potrebbe essere Abertis (controllata dal magnate spagnolo Florentino Perez, presidente del Real Madrid, e dai Benetton), che fino al 2026 gestirà l’autostrada Brescia-Padova. Ma alla scadenza della concessione la Regione Veneto entrerà di peso nella partita con una propria società pubblica in house (la Concessioni Autostradali Venete, CAV) per dribblare le normative europee, ed ecco perché il governatore Zaia, anche se non ufficialmente, non è più favorevole alla soluzione dello sbocco della Valdastico (A31) a Rovereto Sud, come invece lo è l’omologo e collega di partito trentino Fugatti, per rilevare la gestione della Brescia-Padova che garantisce enormi profitti visto che la A4 è la spina dorsale di una delle zone più ricche d’Europa.

Ma procediamo con ordine. È di pochi giorni fa il via libera della giunta trentina capitanata dal salviniano Maurizio Fugatti – è di Ala, a due passi da Rovereto, e tra un anno ci saranno le elezioni provinciali – alla costruzione dell’autostrada Valdastico Nord (per ora monca a Piovene Rocchette, nel Vicentino, dagli anni Settanta quando fu realizzata), tra la Val D’Astico e la Val D’Adige a Roverto Sud, dove si innesterebbe nella A22. In teoria è un passaggio storico perché per la prima volta la politica di Trento (gli industriali sono sempre stati concordi) dice di sì allo sposalizio autostradale con il Veneto, ma l’annuncio in realtà è stato accolto con freddezza in laguna. Il motivo? Perché i Comuni vicentini coinvolti dal passaggio dell’arteria, a causa dell’impatto ambientale, potrebbero essere favorevoli al prolungamento della A31 verso Trento, ma non apprezzano la deviazione (perlopiù in tunnel sotto il Pasubio) verso Rovereto. D’accordo, invece, le categorie economiche, a cominciare da Confindustria di Vicenza e Trento, perché facilita il transito delle merci dirette verso il Nord Europa.
Ma che cosa ci sarebbe dietro il no del Veneto, dopo che per mezzo secolo è stato favorevole al completamento della A31 ribattezzata all’epoca Pi-Ru-Bi, acronimo dei cognomi dei potenti leader democristiani Piccoli, Rumor e Bisaglia che la vollero? Storicamente l’unica contraria al prolungamento della Valdastico Nord era sempre stata Verona, che grazie all’Autobrennero è il polo logistico per eccellenza del Nordest che guarda alla Germania. Negli ultimi vent’anni anche Verona si è addolcita perché l’ipotesi Valdastico Nord è diventata il cavallo di Troia per eludere le regole europee sulle concessioni. In pratica, per evitare di mandare a gara in Europa la concessione (prorogata dagli anni Novanta prima al 2013 e adesso al 2026), si utilizza l’approvazione del progetto del troncone della A31 risalente ancora agli anni Settanta, e dunque all’epoca sotto la normativa italiana, per evitare che il titolare della concessione BS-PD si sottoponga alla gara europea, col rischio di perdere questa macchina da soldi. Tra l’altro, il tratto Lombardo-Veneto della Serenissina era stato ceduto dagli enti pubblici agli spagnoli di Abertis (e i Benetton) che lo controllano con la società A4 Holding, ma adesso il Veneto ha cambiato strategia. E il 2026 sono le forche caudine per i privati che potrebbero vedersi sfilare la concessione (gli avvocati stanno affilando le armi) dalla CAV (costituita al 50% da Regione Veneto e Anas), che sovraintende alla Pedemontana Veneta, altro capitolo insidioso sul quale si misura la giunta Zaia. Entro dicembre sarà inaugurato il tratto definitivo fino a Spresiano (Treviso) e per l’estate la Pedemontana dovrebbe essere completata con il casello di Montecchio Maggiore. Con i flussi di traffico reali si comprenderà se il Bassanese e la Valsugana potrebbero essere congestionati. Perché a quel punto tornerebbe strategica la Valdastico Nord come polmone di smaltimento del traffico della Marca Trevigiana. Intanto, la giunta di Zaia ha appoggiato l’omologa giunta di Fedriga a Trieste, che con la società pubblica in house Autovie Venete spa, diventata Società Autostrade Alto Adriatico con delibera del Cipe del 24 luglio 2019, a maggioranza giuliano-friulana, ha eseguito la stessa operazione sulla Venezia-Trieste – per continuare a garantirsi la concessione – al centro di un sacco di polemiche per i ricorrenti incidenti stradali mortali legati alla costruzione della terza corsia. Ricapitolando, si legge A31, si declina un risiko finanziario per miliardi di euro, capace di condizionare la politica del Nordest, che ha nel ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini (forse) un alleato.

Si legge Valdastico Nord, in realtà si declina una complessa partita di potere politico e finanziario sull’asse Trento-Venezia-Trieste, in cui a rimanere col cerino acceso in mano potrebbe essere Abertis (controllata dal magnate spagnolo Florentino Perez, presidente del Real Madrid, e dai Benetton), che fino al 2026 gestirà l’autostrada Brescia-Padova. Ma alla scadenza della concessione la Regione Veneto entrerà di peso nella partita con una propria società pubblica in house (la Concessioni Autostradali Venete, CAV) per dribblare le normative europee, ed ecco perché il governatore Zaia, anche se non ufficialmente, non è più favorevole alla soluzione dello sbocco della Valdastico (A31) a Rovereto Sud, come invece lo è l’omologo e collega di partito trentino Fugatti, per rilevare la gestione della Brescia-Padova che garantisce enormi profitti visto che la A4 è la spina dorsale di una delle zone più ricche d’Europa.

Ma procediamo con ordine. È di pochi giorni fa il via libera della giunta trentina capitanata dal salviniano Maurizio Fugatti – è di Ala, a due passi da Rovereto, e tra un anno ci saranno le elezioni provinciali – alla costruzione dell’autostrada Valdastico Nord (per ora monca a Piovene Rocchette, nel Vicentino, dagli anni Settanta quando fu realizzata), tra la Val D’Astico e la Val D’Adige a Roverto Sud, dove si innesterebbe nella A22. In teoria è un passaggio storico perché per la prima volta la politica di Trento (gli industriali sono sempre stati concordi) dice di sì allo sposalizio autostradale con il Veneto, ma l’annuncio in realtà è stato accolto con freddezza in laguna. Il motivo? Perché i Comuni vicentini coinvolti dal passaggio dell’arteria, a causa dell’impatto ambientale, potrebbero essere favorevoli al prolungamento della A31 verso Trento, ma non apprezzano la deviazione (perlopiù in tunnel sotto il Pasubio) verso Rovereto. D’accordo, invece, le categorie economiche, a cominciare da Confindustria di Vicenza e Trento, perché facilita il transito delle merci dirette verso il Nord Europa.
Ma che cosa ci sarebbe dietro il no del Veneto, dopo che per mezzo secolo è stato favorevole al completamento della A31 ribattezzata all’epoca Pi-Ru-Bi, acronimo dei cognomi dei potenti leader democristiani Piccoli, Rumor e Bisaglia che la vollero? Storicamente l’unica contraria al prolungamento della Valdastico Nord era sempre stata Verona, che grazie all’Autobrennero è il polo logistico per eccellenza del Nordest che guarda alla Germania. Negli ultimi vent’anni anche Verona si è addolcita perché l’ipotesi Valdastico Nord è diventata il cavallo di Troia per eludere le regole europee sulle concessioni. In pratica, per evitare di mandare a gara in Europa la concessione (prorogata dagli anni Novanta prima al 2013 e adesso al 2026), si utilizza l’approvazione del progetto del troncone della A31 risalente ancora agli anni Settanta, e dunque all’epoca sotto la normativa italiana, per evitare che il titolare della concessione BS-PD si sottoponga alla gara europea, col rischio di perdere questa macchina da soldi. Tra l’altro, il tratto Lombardo-Veneto della Serenissina era stato ceduto dagli enti pubblici agli spagnoli di Abertis (e i Benetton) che lo controllano con la società A4 Holding, ma adesso il Veneto ha cambiato strategia. E il 2026 sono le forche caudine per i privati che potrebbero vedersi sfilare la concessione (gli avvocati stanno affilando le armi) dalla CAV (costituita al 50% da Regione Veneto e Anas), che sovraintende alla Pedemontana Veneta, altro capitolo insidioso sul quale si misura la giunta Zaia. Entro dicembre sarà inaugurato il tratto definitivo fino a Spresiano (Treviso) e per l’estate la Pedemontana dovrebbe essere completata con il casello di Montecchio Maggiore. Con i flussi di traffico reali si comprenderà se il Bassanese e la Valsugana potrebbero essere congestionati. Perché a quel punto tornerebbe strategica la Valdastico Nord come polmone di smaltimento del traffico della Marca Trevigiana. Intanto, la giunta di Zaia ha appoggiato l’omologa giunta di Fedriga a Trieste, che con la società pubblica in house Autovie Venete spa, diventata Società Autostrade Alto Adriatico con delibera del Cipe del 24 luglio 2019, a maggioranza giuliano-friulana, ha eseguito la stessa operazione sulla Venezia-Trieste – per continuare a garantirsi la concessione – al centro di un sacco di polemiche per i ricorrenti incidenti stradali mortali legati alla costruzione della terza corsia. Ricapitolando, si legge A31, si declina un risiko finanziario per miliardi di euro, capace di condizionare la politica del Nordest, che ha nel ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini (forse) un alleato.

Previous articleProgetto tsunami
Next articleBOLLETTE: ULTIMA FERMATA
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli