RISIKO migranti

L’umanità si ferma sulla riva del mare e l’ipocrisia va in scena alla frontiera di terra. Sono le due facce dell’accoglienza, in quello scontro diplomatico tra Italia e Francia sui migranti che, nonostante i proclami di umanità di Parigi, ha lo stesso elemento intrinseco: i clandestini non li vuole nessuno. E così, prendendo come pretesto la vicenda della Ocean Viking e il pugno duro del governo Meloni sugli sbarchi, la Francia prima accusa il nostro Paese di essere disumano e poi schiera 500 poliziotti francesi a Mentone, un esercito che presidia la frontiera con controlli a tappeto, per evitare che i clandestini si introducano sul territorio francese da Ventimiglia. Posti di blocco e perquisizioni, gendarmi con i cani, pattuglie che perlustrano la zona e che certo qualche disagio lo creano ai vip sui macchinoni diretti alle residenze di lusso in Costa Azzurra e a Monte Carlo.
E difatti, proprio ieri sera, i poliziotti francesi impegnati a Menton hanno respinto una decina di migranti che volevano passare il confine. Insomma, sull’onda emotiva della tensione alle stelle tra i due Paesi, Parigi procede ai respingimenti, senza che dall’Europa si levi l’accusa a Emmanuel Macron di essere disumano, come invece accade con Roma, che i migranti deve prenderli senza se e senza ma. Solo perché ha tirato troppo la corda mettendo in atto il metodo Salvini che già non aveva portato fortuna a Matteo, figuriamoci a Giorgia, donna nel mirino di quella sinistra che ha fatto campagna elettorale a pane e fascismo. L’Italia ha sbagliato il metodo, ma non la sostanza, perché è da tempo immemore che Roma chiede aiuto per il ricollocamento dei migranti (già 90mila da inizio anno). E anche l’accordo europeo di redistribuzione, firmato il 10 giugno scorso, non basta, perché è temporaneo e su base volontaria. E volontari per l’Italia, pronti ad affermare il principio di cooperazione alla base dell’Unione, non ce ne sono. In compenso il braccio di ferro è servito solo ad esacerbare gli animi con la Francia e a creare una frattura diplomatica sullo sbarco a Tolone dei 234 migranti della Ocean Viking, che ha spinto il ministro dell’Interno Gérald Darmanin a rompere il patto di accogliere 3.500 rifugiati e a schierare un numero spropositato di gendarmi alla frontiera con l’Italia. Una reazione “spropositata” che il governo francese, chiuso in un silenzio che mostra tutto lo sdegno per il comportamento di Roma, ha preso anche per tenere a bada Marin Le Pen. La quale ha detto che “non è assolutamente colpa dell’Italia” e che al posto di Meloni avrebbe preso la stessa decisione di rifiutare l’accoglienza della nave. Dal canto suo, la premier italiana è furiosa per la “reazione aggressiva di Parigi”, che pretende dagli alleati europei di isolare Roma sull’emergenza immigrazione. “Più che isolare l’Italia, sarebbe meglio isolare gli scafisti”, ha tuonato Meloni, aggiungendo che “quando si parla di ritorsioni qualcosa nella dinamica europea non funziona. Cosa fa arrabbiare? Che l’Italia debba essere l’unico porto possibile per lo sbarco dei migranti. Non credo sia giusto accusarci di non essere stati responsabili”. Il presidente del Consiglio vuole battersi in Europa per un piano condiviso che preveda l’apertura di un grosso hotspot in Africa, per il quale sarà necessario chiudere accordi con i Paesi di partenza, e punta alla redistribuzione reale tra gli alleati. È di questo che, a Bruxelles, Giorgia aveva parlato con Macron, Michel e Von der Leyen, prima che si consumasse lo scontro. Perché “se isoliamo l’Italia non abbiamo risolto il problema. L’importante è cercare soluzioni nel Consiglio Europeo”. Sempre se l’Ue vuole ancora esistere, sennò l’Italia combatterà da sola contro le Ong e “nuovi provvedimenti sicuramente ci saranno”.

L’umanità si ferma sulla riva del mare e l’ipocrisia va in scena alla frontiera di terra. Sono le due facce dell’accoglienza, in quello scontro diplomatico tra Italia e Francia sui migranti che, nonostante i proclami di umanità di Parigi, ha lo stesso elemento intrinseco: i clandestini non li vuole nessuno. E così, prendendo come pretesto la vicenda della Ocean Viking e il pugno duro del governo Meloni sugli sbarchi, la Francia prima accusa il nostro Paese di essere disumano e poi schiera 500 poliziotti francesi a Mentone, un esercito che presidia la frontiera con controlli a tappeto, per evitare che i clandestini si introducano sul territorio francese da Ventimiglia. Posti di blocco e perquisizioni, gendarmi con i cani, pattuglie che perlustrano la zona e che certo qualche disagio lo creano ai vip sui macchinoni diretti alle residenze di lusso in Costa Azzurra e a Monte Carlo.
E difatti, proprio ieri sera, i poliziotti francesi impegnati a Menton hanno respinto una decina di migranti che volevano passare il confine. Insomma, sull’onda emotiva della tensione alle stelle tra i due Paesi, Parigi procede ai respingimenti, senza che dall’Europa si levi l’accusa a Emmanuel Macron di essere disumano, come invece accade con Roma, che i migranti deve prenderli senza se e senza ma. Solo perché ha tirato troppo la corda mettendo in atto il metodo Salvini che già non aveva portato fortuna a Matteo, figuriamoci a Giorgia, donna nel mirino di quella sinistra che ha fatto campagna elettorale a pane e fascismo. L’Italia ha sbagliato il metodo, ma non la sostanza, perché è da tempo immemore che Roma chiede aiuto per il ricollocamento dei migranti (già 90mila da inizio anno). E anche l’accordo europeo di redistribuzione, firmato il 10 giugno scorso, non basta, perché è temporaneo e su base volontaria. E volontari per l’Italia, pronti ad affermare il principio di cooperazione alla base dell’Unione, non ce ne sono. In compenso il braccio di ferro è servito solo ad esacerbare gli animi con la Francia e a creare una frattura diplomatica sullo sbarco a Tolone dei 234 migranti della Ocean Viking, che ha spinto il ministro dell’Interno Gérald Darmanin a rompere il patto di accogliere 3.500 rifugiati e a schierare un numero spropositato di gendarmi alla frontiera con l’Italia. Una reazione “spropositata” che il governo francese, chiuso in un silenzio che mostra tutto lo sdegno per il comportamento di Roma, ha preso anche per tenere a bada Marin Le Pen. La quale ha detto che “non è assolutamente colpa dell’Italia” e che al posto di Meloni avrebbe preso la stessa decisione di rifiutare l’accoglienza della nave. Dal canto suo, la premier italiana è furiosa per la “reazione aggressiva di Parigi”, che pretende dagli alleati europei di isolare Roma sull’emergenza immigrazione. “Più che isolare l’Italia, sarebbe meglio isolare gli scafisti”, ha tuonato Meloni, aggiungendo che “quando si parla di ritorsioni qualcosa nella dinamica europea non funziona. Cosa fa arrabbiare? Che l’Italia debba essere l’unico porto possibile per lo sbarco dei migranti. Non credo sia giusto accusarci di non essere stati responsabili”. Il presidente del Consiglio vuole battersi in Europa per un piano condiviso che preveda l’apertura di un grosso hotspot in Africa, per il quale sarà necessario chiudere accordi con i Paesi di partenza, e punta alla redistribuzione reale tra gli alleati. È di questo che, a Bruxelles, Giorgia aveva parlato con Macron, Michel e Von der Leyen, prima che si consumasse lo scontro. Perché “se isoliamo l’Italia non abbiamo risolto il problema. L’importante è cercare soluzioni nel Consiglio Europeo”. Sempre se l’Ue vuole ancora esistere, sennò l’Italia combatterà da sola contro le Ong e “nuovi provvedimenti sicuramente ci saranno”.

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