Ritirati tu Dal congresso alle Regionali

di Mafalda Bocchino

D’Amato spacca non solo il centrosinistra laziale, ma anche quello lombardo. L’assessore uscente, salvo sorprese, dovrebbe essere il candidato di Pd e Italia Viva/Azione per dare continuità a quanto avviato da Zingaretti. Il problema, però, è che tale nome, ancora una volta, spacca i progressisti della Regione che ha come capoluogo la capitale.

Da vittima a carnefice

Non basterà la direzione regionale dei dem a chiudere la partita per il futuro del palazzone di vetro situato sulla Cristoforo Colombo. Senza il Movimento non ci sono i numeri per vincere. Giuseppe Conte, inoltre, starebbe preparando più di un semplice scherzetto agli ormai ex alleati. Il piano dell’avvocato di Volturara Appula sarebbe far tornare dagli States Ignazio Marino. L’ex sindaco di Roma, fuori dal Campidoglio per il fuoco amico, da vittima potrebbe essere trovarsi a essere il carnefice, di chi politicamente parlando, aveva tentato di stroncargli l’esistenza. Al momento, comunque, sembra essere solo una suggestione. Il nome in pole per i gialli è Livio De Santoli. Diversi scheletri, però, sono usciti già dal suo armadio. Qualcuno, ad esempio, gli ha ricordato il passato da collaboratore di Alemanno o il suo essere pro-inceneritore. Nel frattempo, il Pd cerca di capire se fare o meno le primarie. Rispetto a queste ultime, però, non sono d’accordo i centristi e far saltare l’asse vuol dire ripetere lo schema perdente di settembre. Enrico Letta, intanto, deve convincere Fratoianni e Bonelli, i quali non sembrano certamente fare salti di gioia all’idea di appoggiare l’ultima trovata del giglio fiorentino. Una cosa è certa, in una corsa a tre, la spunterà certamente il centrodestra, sempre che pure a queste latitudini non prevalgano i personalismi e le lotte interne ai partiti, soprattutto in Fratelli d’Italia. Sarebbe in corso un vero e proprio testa e testa tra Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana e Fabio Rampelli, esponente di spicco del cerchio magico della Meloni. Quest’ultimo sarebbe in vantaggio rispetto al nome preso dal calderone dei tecnici. Non è da escludere, però, che sull’ex nuotatore, che si è già autocandidato, possano tornare vecchi ostacoli, come i dissidi sorti un po’ di tempo fa a Colle Oppio.

I grillini del Nord

Se Atene piange, Sparta non ride. Letizia Moratti spacca il Partito Democratico. Se sulla carta si parla di centrosinistra unito, nei fatti è l’esatto contrario di quanto si predica. Basti pensare che un compagno come l’ex capogruppo Zanda è disposto a sostenere il profilo scelto da Renzi. Questo la dice lunga. Avere il Movimento 5 Stelle a favore, come rivelato dal capogruppo dei pentastellati in Regione Dario Violi, non garantirà vittoria sicura. Non sarà sufficiente neanche Pierfrancesco Majorino a garantire quell’alleanza giallo-rossa indispensabile per vincere. Chi, ad esempio, già si è fatto avanti per misurarsi alle primarie è Pierfrancesco Maran, il quale però non vuole neanche sentire la parola Giuseppe Conte. Per battere l’armata dell’uscente Lorenzo Fontana bisognerà mettere da parte ogni divisione. Non stiamo parlando della corazzata di qualche anno fa, ma comunque di una coalizione compatta, con cui difficilmente si potrà competere se si andrà divisi.

Il congresso della discordia

Le regionali sono direttamente proporzionali al congresso del Partito Democratico. Se quest’ultimo verrà anticipato, nei fatti, Lazio e Lombardia decideranno anche le future gerarchie al Nazareno. In caso di all-in del centrosinistra, lo stesso Letta tornerebbe a dare le carte. Al momento, comunque, i candidati sembrano essere quattro. La prima a sciogliere le riserve è l’ex ministra Paola De Micheli, sponsorizzata da Bersani.
A seguirla Elly Schlein, che in partenza doveva rappresentare i compagni, ma che allo stato è il petalo 2.0 di Dario Franceschini. A sfidarla dovrebbero esserci il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che allo stato però non ha sciolto le riserve e il sindaco di Firenze Dario Nardella, incognita nel variegato mondo dei moderati dem. Non è da escludere nemmeno che uno di questi ultimo due possa ritirarsi. Secondo i fiorentini, il loro primo cittadino alla fine farà un passo indietro. C’è più di qualche addetto ai lavori, invece, che dice il contrario. Il viceré dell’Emilia, non sentendosi al sicuro, potrebbe farsi a lato. Se la fascia tricolore perde, considerando l’inserimento all’ultimo minuto, non succederebbe nulla per gli ex renziani.
Al contrario se perde il candidato designato, sin dal principio, non esisterebbe nei fatti un’alternativa alla triplice intesa tra Letta, la sinistra e Franceschini.

di Mafalda Bocchino

D’Amato spacca non solo il centrosinistra laziale, ma anche quello lombardo. L’assessore uscente, salvo sorprese, dovrebbe essere il candidato di Pd e Italia Viva/Azione per dare continuità a quanto avviato da Zingaretti. Il problema, però, è che tale nome, ancora una volta, spacca i progressisti della Regione che ha come capoluogo la capitale.

Da vittima a carnefice

Non basterà la direzione regionale dei dem a chiudere la partita per il futuro del palazzone di vetro situato sulla Cristoforo Colombo. Senza il Movimento non ci sono i numeri per vincere. Giuseppe Conte, inoltre, starebbe preparando più di un semplice scherzetto agli ormai ex alleati. Il piano dell’avvocato di Volturara Appula sarebbe far tornare dagli States Ignazio Marino. L’ex sindaco di Roma, fuori dal Campidoglio per il fuoco amico, da vittima potrebbe essere trovarsi a essere il carnefice, di chi politicamente parlando, aveva tentato di stroncargli l’esistenza. Al momento, comunque, sembra essere solo una suggestione. Il nome in pole per i gialli è Livio De Santoli. Diversi scheletri, però, sono usciti già dal suo armadio. Qualcuno, ad esempio, gli ha ricordato il passato da collaboratore di Alemanno o il suo essere pro-inceneritore. Nel frattempo, il Pd cerca di capire se fare o meno le primarie. Rispetto a queste ultime, però, non sono d’accordo i centristi e far saltare l’asse vuol dire ripetere lo schema perdente di settembre. Enrico Letta, intanto, deve convincere Fratoianni e Bonelli, i quali non sembrano certamente fare salti di gioia all’idea di appoggiare l’ultima trovata del giglio fiorentino. Una cosa è certa, in una corsa a tre, la spunterà certamente il centrodestra, sempre che pure a queste latitudini non prevalgano i personalismi e le lotte interne ai partiti, soprattutto in Fratelli d’Italia. Sarebbe in corso un vero e proprio testa e testa tra Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana e Fabio Rampelli, esponente di spicco del cerchio magico della Meloni. Quest’ultimo sarebbe in vantaggio rispetto al nome preso dal calderone dei tecnici. Non è da escludere, però, che sull’ex nuotatore, che si è già autocandidato, possano tornare vecchi ostacoli, come i dissidi sorti un po’ di tempo fa a Colle Oppio.

I grillini del Nord

Se Atene piange, Sparta non ride. Letizia Moratti spacca il Partito Democratico. Se sulla carta si parla di centrosinistra unito, nei fatti è l’esatto contrario di quanto si predica. Basti pensare che un compagno come l’ex capogruppo Zanda è disposto a sostenere il profilo scelto da Renzi. Questo la dice lunga. Avere il Movimento 5 Stelle a favore, come rivelato dal capogruppo dei pentastellati in Regione Dario Violi, non garantirà vittoria sicura. Non sarà sufficiente neanche Pierfrancesco Majorino a garantire quell’alleanza giallo-rossa indispensabile per vincere. Chi, ad esempio, già si è fatto avanti per misurarsi alle primarie è Pierfrancesco Maran, il quale però non vuole neanche sentire la parola Giuseppe Conte. Per battere l’armata dell’uscente Lorenzo Fontana bisognerà mettere da parte ogni divisione. Non stiamo parlando della corazzata di qualche anno fa, ma comunque di una coalizione compatta, con cui difficilmente si potrà competere se si andrà divisi.

Il congresso della discordia

Le regionali sono direttamente proporzionali al congresso del Partito Democratico. Se quest’ultimo verrà anticipato, nei fatti, Lazio e Lombardia decideranno anche le future gerarchie al Nazareno. In caso di all-in del centrosinistra, lo stesso Letta tornerebbe a dare le carte. Al momento, comunque, i candidati sembrano essere quattro. La prima a sciogliere le riserve è l’ex ministra Paola De Micheli, sponsorizzata da Bersani.
A seguirla Elly Schlein, che in partenza doveva rappresentare i compagni, ma che allo stato è il petalo 2.0 di Dario Franceschini. A sfidarla dovrebbero esserci il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che allo stato però non ha sciolto le riserve e il sindaco di Firenze Dario Nardella, incognita nel variegato mondo dei moderati dem. Non è da escludere nemmeno che uno di questi ultimo due possa ritirarsi. Secondo i fiorentini, il loro primo cittadino alla fine farà un passo indietro. C’è più di qualche addetto ai lavori, invece, che dice il contrario. Il viceré dell’Emilia, non sentendosi al sicuro, potrebbe farsi a lato. Se la fascia tricolore perde, considerando l’inserimento all’ultimo minuto, non succederebbe nulla per gli ex renziani.
Al contrario se perde il candidato designato, sin dal principio, non esisterebbe nei fatti un’alternativa alla triplice intesa tra Letta, la sinistra e Franceschini.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli