Ritorno in piazza

Compagni, arrivano i rinforzi! Nel vuoto della sinistra, incapace perfino di attuare una strategia di opposizione contro il governo Meloni, entrano in gioco le truppe cammellate dei collettivi studenteschi. Non si vedevano dal lontano 2012, dall’ultimo governo Berlusconi caduto sotto la scure della spread, al culmine di una contestazione partita dalla Sapienza e sostenuta dai licei. È così che i contestatori al soldo della sinistra, tra occupazioni e proteste, soffiano sul fuoco del dissenso. Lo hanno sempre fatto, impedendo a esponenti di destra di parlare nei dibattiti e prendendosi la piazza, sotto l’egida di quell’Onda anomala (così si facevano chiamare) che voleva travolgere l’esecutivo del Cav, per riconsegnare il Paese alla sinistra. Con continui cortei non autorizzati, culminati in scontri con la polizia, il cui simbolo, ancora oggi, è la battaglia di San Giovanni, quando Roma fu messa a ferro e fuoco. L’ultimo atto di studenti meno inclini al merito e più interessati all’attivismo politico, allora si consumò davanti al Quirinale, il 12 novembre 2011, con la folla che urlava “buffone” al Cav e lanciava monetine richiamando l’umiliazione di Bettino Craxi. Le dimissioni di Silvio Berlusconi avevano infine riportato gli studenti in aula. Le piazze sono rimaste vuote, perché non c’era più nulla da contestare. Nessuno da zittire, in nome della loro democrazia che si basa sempre sullo stesso principio: la libertà di parola vale soltanto per chi è di sinistra e chi è di destra non ha il diritto di parlare. Rimasti sopiti negli ultimi dieci anni, con i capi popolo in tv a fare gli esperti di Covid, ora sono stati richiamati alle armi, perché qualsiasi mossa della politica non basta, nessun argomento del Pd è in grado di sfondare il muro di una destra guidata da una donna che, in un colpo solo, ha distrutto anni di demagogia e lotte ipocrite di quel che resta del Pd.
E allora il dissenso riparte dagli studenti, che nel giorno della fiducia alla Camera non solo non hanno gradito il messaggio del premier, che ha consigliato ai ragazzi la libertà di pensare e di agire al di fuori delle strumentalizzazioni, ma hanno addirittura cercato di impedire un convegno a La Sapienza, organizzato dagli studenti di destra di Azione Universitaria. All’evento erano attesi, tra gli altri, gli interventi di esponenti di Fratelli d’Italia e del giornalista Daniele Capezzone. “Fuori i fascisti dalla Sapienza”, lo striscione e gli slogan urlati da decine di facinorosi. Che, ben formati a lanciare la pietra per nascondere la mano, hanno alzato l’asticella della tensione con le forze dell’ordine. Quando il video della carica di alleggerimento e le immagini di manifestanti feriti dalle manganellate hanno fatto il giro del web, la loro missione si è compiuta. Il messaggio è arrivato forte e chiaro, alimentato dall’indignazione dei politici di sinistra che hanno condannato l’intervento della polizia contro gli studenti, dimenticando totalmente le stesse scene avvenute con i portuali di Trieste no green pass, quando al governo c’erano i dem. La chiamata alle armi è iniziata e parte dalla Capitale. Ieri si è aggiunto alla protesta della rete di collettivi uniti per le barricate anche il liceo classico Pilo Albertelli, all’Esquilino. In duecento hanno acceso fumogeni e occupato la scuola, in risposta “alla repressione poliziesca e alla deriva reazionaria che abbiamo visto alla Sapienza”, sostengono i promotori del dissenso. E ovviamente, con una nota, l’organizzazione studentesca invita gli studenti di altri istituti a fare lo stesso: “Raccogliamo il grido di lotta che arriva dall’Albertelli e portiamolo in tutte le scuole di Roma per far ripartire la lotta degli studenti”. Tradotto: facciamo casino e riprendiamoci l’opposizione per mandare a casa il governo.

Compagni, arrivano i rinforzi! Nel vuoto della sinistra, incapace perfino di attuare una strategia di opposizione contro il governo Meloni, entrano in gioco le truppe cammellate dei collettivi studenteschi. Non si vedevano dal lontano 2012, dall’ultimo governo Berlusconi caduto sotto la scure della spread, al culmine di una contestazione partita dalla Sapienza e sostenuta dai licei. È così che i contestatori al soldo della sinistra, tra occupazioni e proteste, soffiano sul fuoco del dissenso. Lo hanno sempre fatto, impedendo a esponenti di destra di parlare nei dibattiti e prendendosi la piazza, sotto l’egida di quell’Onda anomala (così si facevano chiamare) che voleva travolgere l’esecutivo del Cav, per riconsegnare il Paese alla sinistra. Con continui cortei non autorizzati, culminati in scontri con la polizia, il cui simbolo, ancora oggi, è la battaglia di San Giovanni, quando Roma fu messa a ferro e fuoco. L’ultimo atto di studenti meno inclini al merito e più interessati all’attivismo politico, allora si consumò davanti al Quirinale, il 12 novembre 2011, con la folla che urlava “buffone” al Cav e lanciava monetine richiamando l’umiliazione di Bettino Craxi. Le dimissioni di Silvio Berlusconi avevano infine riportato gli studenti in aula. Le piazze sono rimaste vuote, perché non c’era più nulla da contestare. Nessuno da zittire, in nome della loro democrazia che si basa sempre sullo stesso principio: la libertà di parola vale soltanto per chi è di sinistra e chi è di destra non ha il diritto di parlare. Rimasti sopiti negli ultimi dieci anni, con i capi popolo in tv a fare gli esperti di Covid, ora sono stati richiamati alle armi, perché qualsiasi mossa della politica non basta, nessun argomento del Pd è in grado di sfondare il muro di una destra guidata da una donna che, in un colpo solo, ha distrutto anni di demagogia e lotte ipocrite di quel che resta del Pd.
E allora il dissenso riparte dagli studenti, che nel giorno della fiducia alla Camera non solo non hanno gradito il messaggio del premier, che ha consigliato ai ragazzi la libertà di pensare e di agire al di fuori delle strumentalizzazioni, ma hanno addirittura cercato di impedire un convegno a La Sapienza, organizzato dagli studenti di destra di Azione Universitaria. All’evento erano attesi, tra gli altri, gli interventi di esponenti di Fratelli d’Italia e del giornalista Daniele Capezzone. “Fuori i fascisti dalla Sapienza”, lo striscione e gli slogan urlati da decine di facinorosi. Che, ben formati a lanciare la pietra per nascondere la mano, hanno alzato l’asticella della tensione con le forze dell’ordine. Quando il video della carica di alleggerimento e le immagini di manifestanti feriti dalle manganellate hanno fatto il giro del web, la loro missione si è compiuta. Il messaggio è arrivato forte e chiaro, alimentato dall’indignazione dei politici di sinistra che hanno condannato l’intervento della polizia contro gli studenti, dimenticando totalmente le stesse scene avvenute con i portuali di Trieste no green pass, quando al governo c’erano i dem. La chiamata alle armi è iniziata e parte dalla Capitale. Ieri si è aggiunto alla protesta della rete di collettivi uniti per le barricate anche il liceo classico Pilo Albertelli, all’Esquilino. In duecento hanno acceso fumogeni e occupato la scuola, in risposta “alla repressione poliziesca e alla deriva reazionaria che abbiamo visto alla Sapienza”, sostengono i promotori del dissenso. E ovviamente, con una nota, l’organizzazione studentesca invita gli studenti di altri istituti a fare lo stesso: “Raccogliamo il grido di lotta che arriva dall’Albertelli e portiamolo in tutte le scuole di Roma per far ripartire la lotta degli studenti”. Tradotto: facciamo casino e riprendiamoci l’opposizione per mandare a casa il governo.

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