Roma Caput Noctis

Il piano del Campidoglio: monumenti al buio contro il caro energia, ma a rimetterci sarà l’immagine della Città Eterna.

Il tricolore proiettato sul Quirinale, il Colosseo illuminato a giorno, i video dell’antica Roma trasmessi sui Fori Imperiali. C’era più speranza nei giorni bui del Covid, quando al lockdown sanitario e alla paura di morire il Paese reagiva, ripeteva “andrà tutto bene” e accendeva le città, in una sorta di contrapposizione tra la luce salvifica e l’oscurità del male.

Oggi, invece, il caro energia spegne anche il lumicino in fondo al tunnel e rende del tutto manifesto il fatto che ad essere ridotti al lumicino sono gli italiani. L’emblema dei rincari dovuti alla crisi energetica è la Capitale, dove, su base annuale, la spesa per le bollette di luce e gas delle strutture pubbliche comunali avrà un balzo pesante: dagli attuali 28 milioni di euro l’anno, il Campidoglio dovrà sborsare ben 62 milioni con le prossime bollette. Motivo per il quale l’amministrazione guidata dal sindaco dem Roberto Gualtieri è corsa ai ripari e sta preparando un piano per ridurre i costi dei consumi elettrici ed energetici. L’ipotesi per risparmiare non riguarda soltanto la riduzione della fascia oraria dell’attivazione dei lampioni pubblici o la regolazione della temperatura dei riscaldamenti, ma l’idea allo studio di Palazzo Senatorio è quella di spegnere le luci ai monumenti della Città Eterna. Dal Colosseo all’Altare della Patria, passando per i Fori Imperiali e Fontana di Trevi. Dal prossimo autunno, in base alle risposte di Acea, l’azienda elettrica capitolina alla quale il Comune ha chiesto di elaborare un piano di simulazione dei consumi, le bellezze di Roma che il mondo ci invidia resteranno al buio, probabilmente nella fascia oraria notturna, per un paio d’ore.

Un risparmio evidentemente poco cospicuo, che è solo una goccia nel mare magnum dei “peccati capitali”, dove gli sprechi sono all’ordine del giorno e non dipendono certo da qualche riflettore acceso sui monumenti più visitati da turisti, ma dai nasoni della città perennemente aperti, dalla dispersione del calore dei riscaldamenti per le finestre rotte nelle scuole e perfino dagli interventi spot, come il restyling interno di alcuni bus i cui sedili sono stati dipinti di giallo e blu per la solidarietà all’Ucraina.
In vista dell’incontro che ci sarà questa settimana tra l’Amministrazione e i vertici di Acea al fine di valutare, tra le altre cose, l’ipotesi di staccare la luce ai monumenti, si sono scatenate le polemiche contro il possibile provvedimento della Giunta. Il consigliere capitolino della Lega, Fabrizio Santori, ha chiesto immediatamente una commissione ai Lavori Pubblici in cui convocare Acea per avere conferme sull’effettivo risparmio. “Non è certo qualche led spento per un paio d’ore sui monumenti che risolverà la situazione, ma sarà controproducente, perché perderemo molto di più in immagine. È un segnale di povertà”, sottolinea Santori, “e così facendo daremo l’idea di una Capitale in decadenza, che non è una bella pubblicità in vista di Expo 2030”. Il consigliere del Carroccio ha precisato che “Gualtieri fa solo propaganda, ma quando c’è da accedere a interventi concreti resta fermo, come è successo con il Bonus 110, al quale Roma avrebbe potuto partecipare per il riammodernamento degli edifici comunali e l’adeguamento energetico, con l’istallazione del fotovoltaico. E invece non ha aderito”.

Nessun intervento strutturale dunque, ma meno luce per la città, con tutto ciò che comporta sul piano dell’immagine internazionale della Città Eterna e su quello della sicurezza. Perché i lampioni spenti nelle strade spingeranno delinquenti e malintenzionati ad approfittare del buio per commettere atti criminali. Così Roma si troverà a dover far fronte non solo agli eccessi della movida notturna, ma anche all’incremento di furti e rapine, già in aumento perfino nelle zone centrali e più sorvegliate. C’è poi il tema della sicurezza stradale, perché la carenza dell’illuminazione pubblca potrebbe favorire gli incidenti stradali. “Condividiamo l’esigenza di studiare misure contro il caro energia”, ha sottolineato Luciano Ciocchetti, esponente di FdI candidato alla Camera, “ma queste non devono in alcun modo danneggiare i cittadini romani e crediamo che il Comune possa reperire risorse rinunciando agli utili che ogni anno Acea distribuisce all’Amministrazione capitolina”. Una proposta che punta a trovare un gruzzolo da impiegare per continuare a garantire i servizi ai romani. Una sorta di rinuncia “solidale”, in un momento di crisi così nera che di rinunce i cittadini ne stanno facendo tante. Non solo le famiglie, ma anche i commercianti, sopravvissuti alle chiusure imposte per dpcm dal governo Conte e oggi a rischio fallimento per la difficoltà di pagare le bollette di luce e gas. Disperati, gli esercenti di Roma ieri hanno aderito alla protesta indetta da Confcommercio e alle 12 hanno spento le luci dei loro punti vendita. Un grido d’aiuto a una classe poltica che litiga senza mettere in atto soluzioni concrete. Perché l’allarme delle imprese, che annunciano di riuscire a tirare avanti per pochi mesi prima di abbassare le serrande, non potrà essere affrontato tenendo spente le vetrine dei negozi di notte. Perfino un privato capisce quanto sia importante per gli affari e la sicurezza un’esposizione illuminata in una strada del centro. E invece Gualtieri vuole spegnere Roma e la sua bellezza millenaria, in barba ai turisti che pagheranno una tassa di soggiorno più alta per visitare una città che non splende.

Il piano del Campidoglio: monumenti al buio contro il caro energia, ma a rimetterci sarà l’immagine della Città Eterna.

Il tricolore proiettato sul Quirinale, il Colosseo illuminato a giorno, i video dell’antica Roma trasmessi sui Fori Imperiali. C’era più speranza nei giorni bui del Covid, quando al lockdown sanitario e alla paura di morire il Paese reagiva, ripeteva “andrà tutto bene” e accendeva le città, in una sorta di contrapposizione tra la luce salvifica e l’oscurità del male.

Oggi, invece, il caro energia spegne anche il lumicino in fondo al tunnel e rende del tutto manifesto il fatto che ad essere ridotti al lumicino sono gli italiani. L’emblema dei rincari dovuti alla crisi energetica è la Capitale, dove, su base annuale, la spesa per le bollette di luce e gas delle strutture pubbliche comunali avrà un balzo pesante: dagli attuali 28 milioni di euro l’anno, il Campidoglio dovrà sborsare ben 62 milioni con le prossime bollette. Motivo per il quale l’amministrazione guidata dal sindaco dem Roberto Gualtieri è corsa ai ripari e sta preparando un piano per ridurre i costi dei consumi elettrici ed energetici. L’ipotesi per risparmiare non riguarda soltanto la riduzione della fascia oraria dell’attivazione dei lampioni pubblici o la regolazione della temperatura dei riscaldamenti, ma l’idea allo studio di Palazzo Senatorio è quella di spegnere le luci ai monumenti della Città Eterna. Dal Colosseo all’Altare della Patria, passando per i Fori Imperiali e Fontana di Trevi. Dal prossimo autunno, in base alle risposte di Acea, l’azienda elettrica capitolina alla quale il Comune ha chiesto di elaborare un piano di simulazione dei consumi, le bellezze di Roma che il mondo ci invidia resteranno al buio, probabilmente nella fascia oraria notturna, per un paio d’ore.

Un risparmio evidentemente poco cospicuo, che è solo una goccia nel mare magnum dei “peccati capitali”, dove gli sprechi sono all’ordine del giorno e non dipendono certo da qualche riflettore acceso sui monumenti più visitati da turisti, ma dai nasoni della città perennemente aperti, dalla dispersione del calore dei riscaldamenti per le finestre rotte nelle scuole e perfino dagli interventi spot, come il restyling interno di alcuni bus i cui sedili sono stati dipinti di giallo e blu per la solidarietà all’Ucraina.
In vista dell’incontro che ci sarà questa settimana tra l’Amministrazione e i vertici di Acea al fine di valutare, tra le altre cose, l’ipotesi di staccare la luce ai monumenti, si sono scatenate le polemiche contro il possibile provvedimento della Giunta. Il consigliere capitolino della Lega, Fabrizio Santori, ha chiesto immediatamente una commissione ai Lavori Pubblici in cui convocare Acea per avere conferme sull’effettivo risparmio. “Non è certo qualche led spento per un paio d’ore sui monumenti che risolverà la situazione, ma sarà controproducente, perché perderemo molto di più in immagine. È un segnale di povertà”, sottolinea Santori, “e così facendo daremo l’idea di una Capitale in decadenza, che non è una bella pubblicità in vista di Expo 2030”. Il consigliere del Carroccio ha precisato che “Gualtieri fa solo propaganda, ma quando c’è da accedere a interventi concreti resta fermo, come è successo con il Bonus 110, al quale Roma avrebbe potuto partecipare per il riammodernamento degli edifici comunali e l’adeguamento energetico, con l’istallazione del fotovoltaico. E invece non ha aderito”.

Nessun intervento strutturale dunque, ma meno luce per la città, con tutto ciò che comporta sul piano dell’immagine internazionale della Città Eterna e su quello della sicurezza. Perché i lampioni spenti nelle strade spingeranno delinquenti e malintenzionati ad approfittare del buio per commettere atti criminali. Così Roma si troverà a dover far fronte non solo agli eccessi della movida notturna, ma anche all’incremento di furti e rapine, già in aumento perfino nelle zone centrali e più sorvegliate. C’è poi il tema della sicurezza stradale, perché la carenza dell’illuminazione pubblca potrebbe favorire gli incidenti stradali. “Condividiamo l’esigenza di studiare misure contro il caro energia”, ha sottolineato Luciano Ciocchetti, esponente di FdI candidato alla Camera, “ma queste non devono in alcun modo danneggiare i cittadini romani e crediamo che il Comune possa reperire risorse rinunciando agli utili che ogni anno Acea distribuisce all’Amministrazione capitolina”. Una proposta che punta a trovare un gruzzolo da impiegare per continuare a garantire i servizi ai romani. Una sorta di rinuncia “solidale”, in un momento di crisi così nera che di rinunce i cittadini ne stanno facendo tante. Non solo le famiglie, ma anche i commercianti, sopravvissuti alle chiusure imposte per dpcm dal governo Conte e oggi a rischio fallimento per la difficoltà di pagare le bollette di luce e gas. Disperati, gli esercenti di Roma ieri hanno aderito alla protesta indetta da Confcommercio e alle 12 hanno spento le luci dei loro punti vendita. Un grido d’aiuto a una classe poltica che litiga senza mettere in atto soluzioni concrete. Perché l’allarme delle imprese, che annunciano di riuscire a tirare avanti per pochi mesi prima di abbassare le serrande, non potrà essere affrontato tenendo spente le vetrine dei negozi di notte. Perfino un privato capisce quanto sia importante per gli affari e la sicurezza un’esposizione illuminata in una strada del centro. E invece Gualtieri vuole spegnere Roma e la sua bellezza millenaria, in barba ai turisti che pagheranno una tassa di soggiorno più alta per visitare una città che non splende.

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