Roma: Zingaretti sia furbo. Lasci che la Raggi si ricandidi

La poltrona di sindaco di Roma, il prossimo anno, l’occuperà Giorgia Meloni. Non ci sarà partita per cui, se i 5 Stelle lo vorranno, Zingaretti non si opponga ad una eventuale ricandidatura di Virginia Raggi. 

Poverina, ha messo a posto i conti? Bene, ma ai romani non gliene importa niente. I romani vogliono una città pulita e Roma, non solo per  sua colpa, è sporca; vogliono che i trasporti funzionino e gli autobus, non solo per sua colpa, sono pochi, vetusti e prendono fuoco, addirittura nel centro storico; vogliono camminare su strade e marciapiedi senza buche e, non solo per sua colpa, la città è una groviera.

Di contro la Destra romana è risorta e la “sora” Meloni, grazie agli autogol di Salvini e all’inconsistenza di Berlusconi, viaggia con il vento in poppa. Il risultato è scontato e, forse, non ci sarà bisogno neppure del ballottaggio.Il prossino anno, a Roma, si verificherà quello che è accaduto nel 1993, in piena tangentopoli, quando il Partito Popolare di Martinazzoli, erede della Democrazia Cristiana, si ostinò a volere a tutti costi un proprio candidato e, non trovando nessuno disposto a sacrificarsi, ripiegò su una figura di tutto rispetto,  Carmelo Caruso, prefetto di carriera, privo di tessera politica, un vero galantuomo. Fu un disastro, stritolato dai più giovani Fini  Rutelli con la vittoria di quest’ultimo. Zingaretti, se sarà furbo, non faccia come Martinazzoli. Rinunci a giocarsi la poltrona di Sindaco ma proponga ai romani una squadra di Consiglieri PD puliti, preparati, competenti che non lascino respirare la “sora” Meloni neppure un giorno. Pazienza! Non sarà bello rivedere in Campidoglio i fasci, Casa Pound, la peggiore Destra. Ma questa è la situazione. Opporsi, in democrazia, non è possibile. Con il principio dell’alternanza il PD, se nei prossimi cinque anni lavorerà bene, potrà tornare ad essere di nuovo protagonista. Per ora, passi la mano. Alla Raggi? No problem!  Tanto perderà.

PdA

La poltrona di sindaco di Roma, il prossimo anno, l’occuperà Giorgia Meloni. Non ci sarà partita per cui, se i 5 Stelle lo vorranno, Zingaretti non si opponga ad una eventuale ricandidatura di Virginia Raggi. 

Poverina, ha messo a posto i conti? Bene, ma ai romani non gliene importa niente. I romani vogliono una città pulita e Roma, non solo per  sua colpa, è sporca; vogliono che i trasporti funzionino e gli autobus, non solo per sua colpa, sono pochi, vetusti e prendono fuoco, addirittura nel centro storico; vogliono camminare su strade e marciapiedi senza buche e, non solo per sua colpa, la città è una groviera.

Di contro la Destra romana è risorta e la “sora” Meloni, grazie agli autogol di Salvini e all’inconsistenza di Berlusconi, viaggia con il vento in poppa. Il risultato è scontato e, forse, non ci sarà bisogno neppure del ballottaggio.Il prossino anno, a Roma, si verificherà quello che è accaduto nel 1993, in piena tangentopoli, quando il Partito Popolare di Martinazzoli, erede della Democrazia Cristiana, si ostinò a volere a tutti costi un proprio candidato e, non trovando nessuno disposto a sacrificarsi, ripiegò su una figura di tutto rispetto,  Carmelo Caruso, prefetto di carriera, privo di tessera politica, un vero galantuomo. Fu un disastro, stritolato dai più giovani Fini  Rutelli con la vittoria di quest’ultimo. Zingaretti, se sarà furbo, non faccia come Martinazzoli. Rinunci a giocarsi la poltrona di Sindaco ma proponga ai romani una squadra di Consiglieri PD puliti, preparati, competenti che non lascino respirare la “sora” Meloni neppure un giorno. Pazienza! Non sarà bello rivedere in Campidoglio i fasci, Casa Pound, la peggiore Destra. Ma questa è la situazione. Opporsi, in democrazia, non è possibile. Con il principio dell’alternanza il PD, se nei prossimi cinque anni lavorerà bene, potrà tornare ad essere di nuovo protagonista. Per ora, passi la mano. Alla Raggi? No problem!  Tanto perderà.

PdA

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli