Rotta balcanica la nuova emergenza

Presidente Fedriga, il governo Meloni ha ripreso la battaglia contro l’immigrazione clandestina. Si parla di Lampedusa, di Ong, di porti francesi di sbarchi… Perché si continua a ignorare o sottovalutare la rotta balcanica che, numeri alla mano, è la più massiccia?
In realtà si sta ignorando nulla. Anzi, il governo sta lavorando per proposte
amministrative e normative proprio per la rotta balcanica perfettamente
consapevole che questa porta d’ingresso ha numeri più ampi di Lampedusa e che è una vera emergenza.

Mercoledì Il presidente della Slovenia, Borut Pahor, le ha conferito L’Ordine d’oro al merito. Nell’occasione avete parlato di immigrazione visto, tra l’altro, che da anni sono attive le pattuglie miste?
Si, ne abbiamo discusso ancorché frettolosamente. Abbiamo convenuto, e c’era
anche la rappresentanza austriaca, sulla necessità di coinvolgere tutti i Paesi della rotta balcanica per affrontare il tema a livello europeo. Un singolo Paesi non può essere in grado dare risposte. Resta il fatto che il Fvg è uno degli anelli deboli come Slovenia e Croazia. Quanto alle pattuglie miste, servono, ma non sono sicuramente una misura risolutiva.

La lotta all’immigrazione è stato uno dei vostri cavalli di battaglia alle elezioni del 2018. Avevate parlato di “muri” tecnologici, di altre deterrenze, di intensificazione dei controlli. Tuttavia, la situazione non né per nulla cambiata.
Le posso assicurare che con Salvini al Viminale abbiamo avuto un alleggerimento
mostruoso di questo fenomeno Non ho i numeri sotto mano, ma so che gli ingressi dalla cosiddetta porta di Trieste erano nettamente inferiori agli attuali. E questo è merito della Lega.

Tuttavia, dal 2019 gli arrivi sono aumentati da 6.466 a 8.628 e il trend continua a crescere. Per questo vorreste un accordo con Slovenia e Croazia per fermare gli immigrati al confine dell’Ue. A che punto siete?
È il nuovo governo che deve favorire questo accordo, non lo può fare la Regione
perché non ha competenze. E questa cosa la chiediamo da tanto tempo. Ribadisco che Salvini aveva messo i ferri in acqua su tutto: pattuglie miste, riammissioni, alleggerimento delle presenze. Ho chiesto personalmente l’attenzione sul confine orientale. Il governo si è appena insediato e credo ci voglia un minimo di tempo.

Si parla di ridistribuzione degli immigrati. Ma perché in questa partita la Lega non comprende mai l’Ungheria di Orban?
Non è vero. E in ogni caso io ho un’idea molto chiara.

Quale?
Che la redistribuzione è una misura tampone. La misura strutturale è impedire
l’ingresso di immigrati illegali. E su questo deve muoversi l’Europa. Il problema del dibattito odierno è che è profondamente razzista.

Addirittura…
Sì, è così perché si equiparano gli immigrati indipendentemente se compiono azioni illegali o no. E quindi gli immigrati vengono distinti dal colore della pelle e non da chi rispetta le regole e vuole integrarsi. Chi rispetta le nostre leggi è sicuramente il benvenuto.

Cambiamo discorso. Lei e Zaia siete fra i primi sostenitori del progetto-Calderli sull’autonomia differenziata. È un ritorno alle origini, dopo il quasi flop del partito nazionale di Salvini?
No, nessun flop. Nel nostro programma c’è sempre stata la volontà di arrivare
all’autonomia differenziata, progetto che abbiamo riproposto adesso per
ammodernare il Paese e responsabilizzare le classi dirigenti. Quanto al partito
nazionale è vero che il risultato è stato al di sotto delle aspettative. Questo perché abbiamo fatto parte dell’ultimo governo in maniera responsabile sia pur con forze a noi alternative. Quando eravamo il primo partito abbiamo pensato al Paese e non a noi. Insomma, nell’emergenza abbiamo cercato le soluzioni alla crisi senza fare calcoli elettorali.

Eppure la Meloni, ma anche Forza Italia sull’Aiutonomia predicano maggiore prudenza.
Mah, non mi risulta. I governatori ieri hanno sollevato qualche perplessità, ma erano tutti collaborativi. Sono ottimista. Anche perché la Meloni in campagna elettorale ha appoggiato la nostra richiesta. E lei è una che rispetta la parola.

Tetto dei 5mila euro. La norma targata Lega slitta alla legge di Bilancio. Ma anche su Flat tax e pensioni ci sono ripensamenti. Non è che Salvini vittima del suo iper attivismo?
Non ci sono ripensamenti sulle nostre proposte. C’è un percorso, ci sono tempi
rispettare. Il programma non si esaurisce in pochi mesi, ma in cinque anni. Noi
vogliamo accompagnare il Paese nella nostra rotta che è quella dell’ammodernamento fiscale.

Si ricandiderà in Fvg alle prossime regionali?
Certamente e glielo posso assicurare

Presidente, un’ultima domanda: è vero che si ripresenterà con una sua lista civica e se si, cosa dirà Salvini che pare non gradire se non osteggiare queste scelte elettorali?
Mah, che lui non gradisca queste soluzioni sono ricostruzioni e ipotesi. E quindi in
Friuli Venezia Giulia la prossima primavera ci sarà anche la Lista del presidente come del resto è già avvenuto in altre realtà, compresa la Liguria. Dunqu non credo di fare nulla di straordinario.

Presidente Fedriga, il governo Meloni ha ripreso la battaglia contro l’immigrazione clandestina. Si parla di Lampedusa, di Ong, di porti francesi di sbarchi… Perché si continua a ignorare o sottovalutare la rotta balcanica che, numeri alla mano, è la più massiccia?
In realtà si sta ignorando nulla. Anzi, il governo sta lavorando per proposte
amministrative e normative proprio per la rotta balcanica perfettamente
consapevole che questa porta d’ingresso ha numeri più ampi di Lampedusa e che è una vera emergenza.

Mercoledì Il presidente della Slovenia, Borut Pahor, le ha conferito L’Ordine d’oro al merito. Nell’occasione avete parlato di immigrazione visto, tra l’altro, che da anni sono attive le pattuglie miste?
Si, ne abbiamo discusso ancorché frettolosamente. Abbiamo convenuto, e c’era
anche la rappresentanza austriaca, sulla necessità di coinvolgere tutti i Paesi della rotta balcanica per affrontare il tema a livello europeo. Un singolo Paesi non può essere in grado dare risposte. Resta il fatto che il Fvg è uno degli anelli deboli come Slovenia e Croazia. Quanto alle pattuglie miste, servono, ma non sono sicuramente una misura risolutiva.

La lotta all’immigrazione è stato uno dei vostri cavalli di battaglia alle elezioni del 2018. Avevate parlato di “muri” tecnologici, di altre deterrenze, di intensificazione dei controlli. Tuttavia, la situazione non né per nulla cambiata.
Le posso assicurare che con Salvini al Viminale abbiamo avuto un alleggerimento
mostruoso di questo fenomeno Non ho i numeri sotto mano, ma so che gli ingressi dalla cosiddetta porta di Trieste erano nettamente inferiori agli attuali. E questo è merito della Lega.

Tuttavia, dal 2019 gli arrivi sono aumentati da 6.466 a 8.628 e il trend continua a crescere. Per questo vorreste un accordo con Slovenia e Croazia per fermare gli immigrati al confine dell’Ue. A che punto siete?
È il nuovo governo che deve favorire questo accordo, non lo può fare la Regione
perché non ha competenze. E questa cosa la chiediamo da tanto tempo. Ribadisco che Salvini aveva messo i ferri in acqua su tutto: pattuglie miste, riammissioni, alleggerimento delle presenze. Ho chiesto personalmente l’attenzione sul confine orientale. Il governo si è appena insediato e credo ci voglia un minimo di tempo.

Si parla di ridistribuzione degli immigrati. Ma perché in questa partita la Lega non comprende mai l’Ungheria di Orban?
Non è vero. E in ogni caso io ho un’idea molto chiara.

Quale?
Che la redistribuzione è una misura tampone. La misura strutturale è impedire
l’ingresso di immigrati illegali. E su questo deve muoversi l’Europa. Il problema del dibattito odierno è che è profondamente razzista.

Addirittura…
Sì, è così perché si equiparano gli immigrati indipendentemente se compiono azioni illegali o no. E quindi gli immigrati vengono distinti dal colore della pelle e non da chi rispetta le regole e vuole integrarsi. Chi rispetta le nostre leggi è sicuramente il benvenuto.

Cambiamo discorso. Lei e Zaia siete fra i primi sostenitori del progetto-Calderli sull’autonomia differenziata. È un ritorno alle origini, dopo il quasi flop del partito nazionale di Salvini?
No, nessun flop. Nel nostro programma c’è sempre stata la volontà di arrivare
all’autonomia differenziata, progetto che abbiamo riproposto adesso per
ammodernare il Paese e responsabilizzare le classi dirigenti. Quanto al partito
nazionale è vero che il risultato è stato al di sotto delle aspettative. Questo perché abbiamo fatto parte dell’ultimo governo in maniera responsabile sia pur con forze a noi alternative. Quando eravamo il primo partito abbiamo pensato al Paese e non a noi. Insomma, nell’emergenza abbiamo cercato le soluzioni alla crisi senza fare calcoli elettorali.

Eppure la Meloni, ma anche Forza Italia sull’Aiutonomia predicano maggiore prudenza.
Mah, non mi risulta. I governatori ieri hanno sollevato qualche perplessità, ma erano tutti collaborativi. Sono ottimista. Anche perché la Meloni in campagna elettorale ha appoggiato la nostra richiesta. E lei è una che rispetta la parola.

Tetto dei 5mila euro. La norma targata Lega slitta alla legge di Bilancio. Ma anche su Flat tax e pensioni ci sono ripensamenti. Non è che Salvini vittima del suo iper attivismo?
Non ci sono ripensamenti sulle nostre proposte. C’è un percorso, ci sono tempi
rispettare. Il programma non si esaurisce in pochi mesi, ma in cinque anni. Noi
vogliamo accompagnare il Paese nella nostra rotta che è quella dell’ammodernamento fiscale.

Si ricandiderà in Fvg alle prossime regionali?
Certamente e glielo posso assicurare

Presidente, un’ultima domanda: è vero che si ripresenterà con una sua lista civica e se si, cosa dirà Salvini che pare non gradire se non osteggiare queste scelte elettorali?
Mah, che lui non gradisca queste soluzioni sono ricostruzioni e ipotesi. E quindi in
Friuli Venezia Giulia la prossima primavera ci sarà anche la Lista del presidente come del resto è già avvenuto in altre realtà, compresa la Liguria. Dunqu non credo di fare nulla di straordinario.

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