Salario minimo, intesa raggiunta in Europa

Fissate le regole, ora la palla passa agli Stati

Con un accordo raggiunto lunedì sera, i negoziatori del Parlamento e del Consiglio hanno concordato le regole dell’Ue per fissare salari minimi adeguati, come previsto dalla legge nazionale e dai contratti collettivi. La nuova normativa si applicherà a tutti gli europei che hanno un contratto o un rapporto di lavoro. I paesi in cui il salario minimo è tutelato esclusivamente tramite contratti collettivi non saranno obbligati a introdurlo né a rendere tali accordi universalmente applicabili.

Secondo l’accordo, gli Stati membri dovranno valutare se i loro salari minimi legali esistenti (cioè il salario più basso consentito dalla legge) sono adeguati per garantire un tenore di vita dignitoso, tenendo conto delle proprie condizioni socioeconomiche, del potere d’acquisto o del livello di sviluppo della produttività nazionale a lungo termine.

Per la valutazione di adeguatezza, i Paesi possono istituire un paniere di beni e servizi a prezzi reali.

Le detrazioni o variazioni del salario minimo dovranno essere non discriminatorie, proporzionate e avere un obiettivo legittimo, come il recupero delle somme pagate sopravvalutate o le detrazioni disposte da un’autorità giudiziaria o amministrativa.

I negoziatori dell’Ue hanno convenuto che i Paesi dovranno rafforzare la contrattazione collettiva settoriale e intersettoriale come fattore essenziale per proteggere i lavoratori fornendo loro un salario minimo. Gli Stati membri in cui meno dell’80% della forza lavoro è protetta da un contratto collettivo dovranno creare un piano d’azione per aumentare progressivamente questa copertura. Per progettare la migliore strategia a tal fine, dovrebbero coinvolgere le parti sociali e informare la Commissione delle misure adottate e rendere pubblico il piano.

Il testo concordato introduce l’obbligo per i paesi dell’Ue di istituire un sistema di applicazione, compresi monitoraggio, controlli e ispezioni sul campo affidabili, per garantire la conformità e affrontare i subappalti abusivi, il lavoro autonomo fittizio, gli straordinari non registrati o l’aumento dell’intensità di lavoro. Le autorità nazionali dovranno garantire il diritto al ricorso per i lavoratori i cui diritti sono stati violati. Le autorità devono inoltre adottare le misure necessarie a tutela dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali.

L’accordo politico provvisorio raggiunto dalla squadra negoziale del Parlamento Europeo dovrà ora essere approvato prima dalla Commissione per l’occupazione e gli affari sociali, seguito da una votazione in plenaria.

Nell’Ue, 21 paesi su 27 hanno un salario minimo legale, mentre negli altri sei (Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia) i livelli salariali sono determinati attraverso la contrattazione collettiva. Espressi in euro, i salari minimi mensili variano ampiamente nell’UE, da 332 euro in Bulgaria a 2 202 euro in Lussemburgo.

Alessio Gallicola

Fissate le regole, ora la palla passa agli Stati

Con un accordo raggiunto lunedì sera, i negoziatori del Parlamento e del Consiglio hanno concordato le regole dell’Ue per fissare salari minimi adeguati, come previsto dalla legge nazionale e dai contratti collettivi. La nuova normativa si applicherà a tutti gli europei che hanno un contratto o un rapporto di lavoro. I paesi in cui il salario minimo è tutelato esclusivamente tramite contratti collettivi non saranno obbligati a introdurlo né a rendere tali accordi universalmente applicabili.

Secondo l’accordo, gli Stati membri dovranno valutare se i loro salari minimi legali esistenti (cioè il salario più basso consentito dalla legge) sono adeguati per garantire un tenore di vita dignitoso, tenendo conto delle proprie condizioni socioeconomiche, del potere d’acquisto o del livello di sviluppo della produttività nazionale a lungo termine.

Per la valutazione di adeguatezza, i Paesi possono istituire un paniere di beni e servizi a prezzi reali.

Le detrazioni o variazioni del salario minimo dovranno essere non discriminatorie, proporzionate e avere un obiettivo legittimo, come il recupero delle somme pagate sopravvalutate o le detrazioni disposte da un’autorità giudiziaria o amministrativa.

I negoziatori dell’Ue hanno convenuto che i Paesi dovranno rafforzare la contrattazione collettiva settoriale e intersettoriale come fattore essenziale per proteggere i lavoratori fornendo loro un salario minimo. Gli Stati membri in cui meno dell’80% della forza lavoro è protetta da un contratto collettivo dovranno creare un piano d’azione per aumentare progressivamente questa copertura. Per progettare la migliore strategia a tal fine, dovrebbero coinvolgere le parti sociali e informare la Commissione delle misure adottate e rendere pubblico il piano.

Il testo concordato introduce l’obbligo per i paesi dell’Ue di istituire un sistema di applicazione, compresi monitoraggio, controlli e ispezioni sul campo affidabili, per garantire la conformità e affrontare i subappalti abusivi, il lavoro autonomo fittizio, gli straordinari non registrati o l’aumento dell’intensità di lavoro. Le autorità nazionali dovranno garantire il diritto al ricorso per i lavoratori i cui diritti sono stati violati. Le autorità devono inoltre adottare le misure necessarie a tutela dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali.

L’accordo politico provvisorio raggiunto dalla squadra negoziale del Parlamento Europeo dovrà ora essere approvato prima dalla Commissione per l’occupazione e gli affari sociali, seguito da una votazione in plenaria.

Nell’Ue, 21 paesi su 27 hanno un salario minimo legale, mentre negli altri sei (Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia) i livelli salariali sono determinati attraverso la contrattazione collettiva. Espressi in euro, i salari minimi mensili variano ampiamente nell’UE, da 332 euro in Bulgaria a 2 202 euro in Lussemburgo.

Alessio Gallicola

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