Salmaso: “Così l’Italia diventerà la patria del biogas”

Quale ruolo per i gas rinnovabili nello scenario che, anche con il Pnrr, il nostro Paese vuole costruirsi per fare forte un fabbisogno energetico indipendente? Mentre a Roma è alle porte – l’8 e e 9 marzo – Biogas Italy, settima edizione di un evento del Cib che mette a confronto sulle opportunità dei prossimi anni, L’identità lo ha chiesto a Roberto Salmaso, gm di Sebigas che da oltre 10 anni progetta e gestisce impianti e da 2 anni opera in tutto il mondo con il Gruppo Tica, in Cina uno dei quattro principali brand del mercato Hvac (il riscaldamento, la ventilazione e l’aria condizionata).
“È di gennaio -spiega Salmaso – il decreto per gli incentivi al biometano. Il Mase ha approvato le regole applicative sulla partecipazione al bando del decreto del settembre scorso.
Con 1,73 miliardi dei fondi Pnrr si incentiva la produzione di biometano per abbattere le emissioni di anidride carbonica e ridurre la nostra dipendenza da fonti energetiche estere. E il Mase stima che si potrà portare la produzione aggiuntiva entro giugno 2026 a 2,3 miliardi di mc, dieci volte maggiore rispetto all’attuale produzione. Questo sblocca un settore rimasto per troppo tempo in ombra e deve potenziare la crescita del mercato attraverso nuovi impianti e grazie al revamping di quelli esistenti”.
Campo aperto ai biogas rinnovabili?
“L’immediata applicazione delle misure previste dal Pnrr potrà garantire la produzione di oltre 4 miliardi di metri cubi di biometano al 2026, pari a circa il 30% dell’obiettivo del nostro governo di sostituzione delle forniture di gas naturale importato dalla Russia. Gli impianti agricoli esistenti potranno garantire un incremento di produzione di 600 milioni di mc di biogas nel mix energetico, corrispondenti a circa il 15% dell’attuale produzione”.
Quindi quelli esistenti faranno meglio e questo innesterà una positiva reazione a catena?
“Nuove realizzazioni e revamping di impianti esistenti – attualmente sono presenti sul territorio più di 1980 impianti biogas, per una potenza installata totale di più di 1.300 MWe e una produzione di circa 7 TWh di energia – costituiranno una solida base di produzione domestica di gas contribuendo al processo di indipendenza da fonti fossili già messo in atto nell’ultimo anno. Non solo. L’obiettivo ambizioso dei 4 miliardi è parte del percorso europeo che dovrà portarci a raggiungere i 35 miliardi di metri cubi entro il 2030 e sarà raggiungibile non solo grazie al contributo dell’agricoltura e della zootecnia, ma anche valorizzando l’agro-industria e l’industria attraverso circuiti virtuosi che comprendono i fanghi e la frazione organica dei rifiuti”.
Una serie di filiere che avranno bisogno di lavoratori. Quali ricadute?
“La crescita registrata nei settori biogas e biometano non ha condotto solo ad un incremento della produzione di energia rinnovabile, ma a un aumento dei lavori verdi e a un impatto positivo nella filiera dell’occupazione. Negli ultimi anni gli impianti biogas e biometano, non solo di matrice agricola ma anche industriale e per la frazione organica del rifiuto solido urbano, hanno permesso 12mila nuovi posti di lavoro. Per ogni MW installato sono necessari 6,7 addetti. La spinta del settore questi numeri, anche per gli effetti del nuovo decreto, fanno prevedere un ulteriore incremento di 25mila nuovi jobs entro il 2030”.
Cosa ne faremo?
“Il biometano potrà essere utilizzato come biocarburante avanzato oppure per altri usi, per sistemi di raffrescamento o di raffreddamento industriale e residenziale”.
Quale ruolo per i gas rinnovabili nello scenario che, anche con il Pnrr, il nostro Paese vuole costruirsi per fare forte un fabbisogno energetico indipendente? Mentre a Roma è alle porte – l’8 e e 9 marzo – Biogas Italy, settima edizione di un evento del Cib che mette a confronto sulle opportunità dei prossimi anni, L’identità lo ha chiesto a Roberto Salmaso, gm di Sebigas che da oltre 10 anni progetta e gestisce impianti e da 2 anni opera in tutto il mondo con il Gruppo Tica, in Cina uno dei quattro principali brand del mercato Hvac (il riscaldamento, la ventilazione e l’aria condizionata).
“È di gennaio -spiega Salmaso – il decreto per gli incentivi al biometano. Il Mase ha approvato le regole applicative sulla partecipazione al bando del decreto del settembre scorso.
Con 1,73 miliardi dei fondi Pnrr si incentiva la produzione di biometano per abbattere le emissioni di anidride carbonica e ridurre la nostra dipendenza da fonti energetiche estere. E il Mase stima che si potrà portare la produzione aggiuntiva entro giugno 2026 a 2,3 miliardi di mc, dieci volte maggiore rispetto all’attuale produzione. Questo sblocca un settore rimasto per troppo tempo in ombra e deve potenziare la crescita del mercato attraverso nuovi impianti e grazie al revamping di quelli esistenti”.
Campo aperto ai biogas rinnovabili?
“L’immediata applicazione delle misure previste dal Pnrr potrà garantire la produzione di oltre 4 miliardi di metri cubi di biometano al 2026, pari a circa il 30% dell’obiettivo del nostro governo di sostituzione delle forniture di gas naturale importato dalla Russia. Gli impianti agricoli esistenti potranno garantire un incremento di produzione di 600 milioni di mc di biogas nel mix energetico, corrispondenti a circa il 15% dell’attuale produzione”.
Quindi quelli esistenti faranno meglio e questo innesterà una positiva reazione a catena?
“Nuove realizzazioni e revamping di impianti esistenti – attualmente sono presenti sul territorio più di 1980 impianti biogas, per una potenza installata totale di più di 1.300 MWe e una produzione di circa 7 TWh di energia – costituiranno una solida base di produzione domestica di gas contribuendo al processo di indipendenza da fonti fossili già messo in atto nell’ultimo anno. Non solo. L’obiettivo ambizioso dei 4 miliardi è parte del percorso europeo che dovrà portarci a raggiungere i 35 miliardi di metri cubi entro il 2030 e sarà raggiungibile non solo grazie al contributo dell’agricoltura e della zootecnia, ma anche valorizzando l’agro-industria e l’industria attraverso circuiti virtuosi che comprendono i fanghi e la frazione organica dei rifiuti”.
Una serie di filiere che avranno bisogno di lavoratori. Quali ricadute?
“La crescita registrata nei settori biogas e biometano non ha condotto solo ad un incremento della produzione di energia rinnovabile, ma a un aumento dei lavori verdi e a un impatto positivo nella filiera dell’occupazione. Negli ultimi anni gli impianti biogas e biometano, non solo di matrice agricola ma anche industriale e per la frazione organica del rifiuto solido urbano, hanno permesso 12mila nuovi posti di lavoro. Per ogni MW installato sono necessari 6,7 addetti. La spinta del settore questi numeri, anche per gli effetti del nuovo decreto, fanno prevedere un ulteriore incremento di 25mila nuovi jobs entro il 2030”.
Cosa ne faremo?
“Il biometano potrà essere utilizzato come biocarburante avanzato oppure per altri usi, per sistemi di raffrescamento o di raffreddamento industriale e residenziale”.
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