SALVINI: LEALE CON DRAGHI MA VOTA CON LA MELONI

Questo “giochino” di stare al Governo nella maggioranza e di votare in Parlamento con l’opposizione non è semplice da mandare avanti alla lunga. Doveva arrivare uno statista (???) del Nord per giungere a tanto! Certo, Salvini soffre maledettamente il pressing pro vax e pro green pass di governatori e imprenditori dell’ala più produttiva del Paese e la netta opposizione di Giorgia Meloni, che intanto gli ha già soffiato il primo posto e continua a erodergli consensi, soprattutto alla vigilia di un turno amministrativo destinato ad orientare la politica dopo la scadenza del settennato di Sergio Mattarella. E si rende conto, il Capitano, che questa “anomala” libertà di voto non giova alla Lega e condanna il Paese ad una delegittimazione della politica per cui, di fatto, un Partito (il suo) si disinteressa dei problemi, che sono molti e che dovrebbe contribuire a risolvere, tanto c’è a Palazzo… chi lavora per lui. Il consenso comunque è ancora consistente ma forse il momento magico di Salvini è passato. I sondaggi sono impietosi con la Lega sotto il 20 per cento, a ben 14 punti in meno rispetto alle Europee del 2019 e ancora di meno rispetto ai sondaggi del Papeete. E’ stato allora che il Lumbard ha perso il treno del successo. Un po’ come l’altro Matteo, Renzi, con il referendum istituzionale del 2016. Una soluzione potrebbero essere la Federazione di destra ed elezioni politiche a primavera con rinuncia, almeno per lui, al “pallino” di Palazzo Chigi. L’alternativa invece, se si votasse nel 2023, potrebbe essere con il Matteo toscano per la costruzione di un’area di centro, da costruire in questi due anni senza ulteriori tentennamenti. E’ con queste scelte strategiche che si diventa leader non con i “giochini”!

Questo “giochino” di stare al Governo nella maggioranza e di votare in Parlamento con l’opposizione non è semplice da mandare avanti alla lunga. Doveva arrivare uno statista (???) del Nord per giungere a tanto! Certo, Salvini soffre maledettamente il pressing pro vax e pro green pass di governatori e imprenditori dell’ala più produttiva del Paese e la netta opposizione di Giorgia Meloni, che intanto gli ha già soffiato il primo posto e continua a erodergli consensi, soprattutto alla vigilia di un turno amministrativo destinato ad orientare la politica dopo la scadenza del settennato di Sergio Mattarella. E si rende conto, il Capitano, che questa “anomala” libertà di voto non giova alla Lega e condanna il Paese ad una delegittimazione della politica per cui, di fatto, un Partito (il suo) si disinteressa dei problemi, che sono molti e che dovrebbe contribuire a risolvere, tanto c’è a Palazzo… chi lavora per lui. Il consenso comunque è ancora consistente ma forse il momento magico di Salvini è passato. I sondaggi sono impietosi con la Lega sotto il 20 per cento, a ben 14 punti in meno rispetto alle Europee del 2019 e ancora di meno rispetto ai sondaggi del Papeete. E’ stato allora che il Lumbard ha perso il treno del successo. Un po’ come l’altro Matteo, Renzi, con il referendum istituzionale del 2016. Una soluzione potrebbero essere la Federazione di destra ed elezioni politiche a primavera con rinuncia, almeno per lui, al “pallino” di Palazzo Chigi. L’alternativa invece, se si votasse nel 2023, potrebbe essere con il Matteo toscano per la costruzione di un’area di centro, da costruire in questi due anni senza ulteriori tentennamenti. E’ con queste scelte strategiche che si diventa leader non con i “giochini”!

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