SALVINI PARLA DI LAGER MA NON SA QUEL CHE DICE

 

 

Non sappiamo ancora se la scuola riaprirà  il 14 settembre ma di una cosa siamo certi: Matteo Salvini ne avrebbe bisogno, in particolare per conoscere bene il significato di alcune parole che pronuncia a vanvera.  Per esempio, lager. Poiché a tutti va sempre riconosciuto il beneficio della buona fede, dobbiamo pensare che il segretario della “ex” Lega Nord ne ha parlato nella foga comiziale senza ben sapere che cosa stava dicendo. Una parola, per dirla con il Metastasio, “del sen fuggita”.  Diversamente, avrebbe ragione la ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina a definirlo un gaglioffo troglodita.

Da oltre due anni Salvini  ha abituato gli italiani ad un’oratoria spesso priva di una reale conoscenza delle parole. La scuola non va, è vero. Le misure che si stanno studiando per aprirla in sicurezza sono di difficile attuazione, è vero. Le aule sono insufficienti, è vero. I banchi monoposto non arriveranno in tempo, tutto vero. Ma questo non lo autorizza  a dire scempiaggini, ad offendere l’Istituzione, il corpo docente e quant’altri vi lavorano parlando di “lager con i banchi con le rotelle, le mascherine, i plexiglas”. I lager sono un’altra cosa, sono una drammatica pagina nera che l’Europa, tra lutti e sofferenze,  è riuscita a mettersi alle spalle, ma che non ha dimenticato,  e che purtroppo  ancora oggi sopravvivono nelle realtà di quei migranti costretti a lasciare le loro terre per approdare sulle nostre coste. Una realtà,  questa, che Salvini conosce bene ma che nasconde anche a se stesso perché  funzionale alla sua battaglia politica.

PdA

 

 

Non sappiamo ancora se la scuola riaprirà  il 14 settembre ma di una cosa siamo certi: Matteo Salvini ne avrebbe bisogno, in particolare per conoscere bene il significato di alcune parole che pronuncia a vanvera.  Per esempio, lager. Poiché a tutti va sempre riconosciuto il beneficio della buona fede, dobbiamo pensare che il segretario della “ex” Lega Nord ne ha parlato nella foga comiziale senza ben sapere che cosa stava dicendo. Una parola, per dirla con il Metastasio, “del sen fuggita”.  Diversamente, avrebbe ragione la ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina a definirlo un gaglioffo troglodita.

Da oltre due anni Salvini  ha abituato gli italiani ad un’oratoria spesso priva di una reale conoscenza delle parole. La scuola non va, è vero. Le misure che si stanno studiando per aprirla in sicurezza sono di difficile attuazione, è vero. Le aule sono insufficienti, è vero. I banchi monoposto non arriveranno in tempo, tutto vero. Ma questo non lo autorizza  a dire scempiaggini, ad offendere l’Istituzione, il corpo docente e quant’altri vi lavorano parlando di “lager con i banchi con le rotelle, le mascherine, i plexiglas”. I lager sono un’altra cosa, sono una drammatica pagina nera che l’Europa, tra lutti e sofferenze,  è riuscita a mettersi alle spalle, ma che non ha dimenticato,  e che purtroppo  ancora oggi sopravvivono nelle realtà di quei migranti costretti a lasciare le loro terre per approdare sulle nostre coste. Una realtà,  questa, che Salvini conosce bene ma che nasconde anche a se stesso perché  funzionale alla sua battaglia politica.

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