Salvini “tradito” da Di Maio, non da Conte

 

Salvini e Renzi: così uguali … così diversi! Il coronavirus sta evidenziando le diversità “politiche” fra i due Matteo. Con Renzi non siamo mai stati teneri; eppure nell’attuale situazione il ragazzotto  toscano  sta dimostrando una “furbizia” politica del tutto assente nel Matteo “lom-go-bardo”.

L’ex Premier, da buon temporeggiatore, ha smesso di “dardeggiare” il presidente Conte e ha rinfoderato per ora le armi della polemica. E’ uscito dal PD fondando un nuovo partito ed è stato un flop, ma lui fa finta di niente. Ha cercato di “nascondere” l’insuccesso tornando a lanciare la riforma istituzionale del sindaco d’Italia ma nessuno se lo è filato. E lui, zitto, attende che passi l’emergenza sanitaria e con essa le legittime paure degli italiani.

Diverso l’atteggiamento del bullo “lom-go-bardo” che sul ring della politica si comporta come quel pugile che, ricevuto un upercut micidiale, barcolla ma non va al tappeto, flette le gambe ma non cade, ferito al sopracciglio gli si annebbia la vista ma non molla e tira fendenti a caso senza però mai colpire l’avversario. Il ring dal quale Salvini è uscito sconfitto è il Papete dell’agosto scorso quando ha  aperto una inspiegabile crisi di governo nella “certezza” di trovare nelle urne  il passe-partout per Palazzo Chigi. Ma non è andata così e “Giuseppi” Conte – con suo grande “scorno” –  è rimasto a guidare il Governo, sia pure con un’altra maggioranza. Da allora, le esternazioni contro “l’usurpatore” di quella poltrona si sprecano e sono diventate una vera e propria ossessione: Non c’è giorno che passi senza attaccare e criticare pesantemente il suo ex presidente del consiglio. Ma Salvini, in piena confusione, non si è ancora accorto di sbagliare bersaglio. Il “traditore” non è Conte ma Di Maio che si è “piegato” al diktat di Beppe Grillo. Se Di Maio avesse rifiutato l’alleanza con il PD, Mattarella non avrebbe potuto fare altro che indire nuove elezioni, direttamente o attraverso un esecutivo istituzionale di pochi mesi. Se quindi oggi Salvini non è a Palazzo Chigi, la colpa è di Di Maio, non di Conte.  Ora proviamo ad immaginare come si sarebbe comportato il Matteo “lom-go-bardo” vestito da Premier nei confronti del coronavirus: né più né meno come quando era Ministro dell’Interno. Avrebbe polemizzato con l’Europa, avrebbe “ghettizzato” ancora di più gli immigrati, avrebbe mandato qualche “bacione” di troppo al cielo, sarebbe stato giorno e notte su tutte le televisioni, avrebbe girato in lungo e in largo città e ospedali. E qui sta la novità: nessuna strana felpa come quando era al Viminale: né della polizia, né dei vigili del fuoco, né della guardia costiera,  ma rigorosamente con una tuta protettiva, una mascherina munita di filtro,  guanti e un gel disinfettante per le mani. Tutta qui la differenza con Renzi

PdA

 

Salvini e Renzi: così uguali … così diversi! Il coronavirus sta evidenziando le diversità “politiche” fra i due Matteo. Con Renzi non siamo mai stati teneri; eppure nell’attuale situazione il ragazzotto  toscano  sta dimostrando una “furbizia” politica del tutto assente nel Matteo “lom-go-bardo”.

L’ex Premier, da buon temporeggiatore, ha smesso di “dardeggiare” il presidente Conte e ha rinfoderato per ora le armi della polemica. E’ uscito dal PD fondando un nuovo partito ed è stato un flop, ma lui fa finta di niente. Ha cercato di “nascondere” l’insuccesso tornando a lanciare la riforma istituzionale del sindaco d’Italia ma nessuno se lo è filato. E lui, zitto, attende che passi l’emergenza sanitaria e con essa le legittime paure degli italiani.

Diverso l’atteggiamento del bullo “lom-go-bardo” che sul ring della politica si comporta come quel pugile che, ricevuto un upercut micidiale, barcolla ma non va al tappeto, flette le gambe ma non cade, ferito al sopracciglio gli si annebbia la vista ma non molla e tira fendenti a caso senza però mai colpire l’avversario. Il ring dal quale Salvini è uscito sconfitto è il Papete dell’agosto scorso quando ha  aperto una inspiegabile crisi di governo nella “certezza” di trovare nelle urne  il passe-partout per Palazzo Chigi. Ma non è andata così e “Giuseppi” Conte – con suo grande “scorno” –  è rimasto a guidare il Governo, sia pure con un’altra maggioranza. Da allora, le esternazioni contro “l’usurpatore” di quella poltrona si sprecano e sono diventate una vera e propria ossessione: Non c’è giorno che passi senza attaccare e criticare pesantemente il suo ex presidente del consiglio. Ma Salvini, in piena confusione, non si è ancora accorto di sbagliare bersaglio. Il “traditore” non è Conte ma Di Maio che si è “piegato” al diktat di Beppe Grillo. Se Di Maio avesse rifiutato l’alleanza con il PD, Mattarella non avrebbe potuto fare altro che indire nuove elezioni, direttamente o attraverso un esecutivo istituzionale di pochi mesi. Se quindi oggi Salvini non è a Palazzo Chigi, la colpa è di Di Maio, non di Conte.  Ora proviamo ad immaginare come si sarebbe comportato il Matteo “lom-go-bardo” vestito da Premier nei confronti del coronavirus: né più né meno come quando era Ministro dell’Interno. Avrebbe polemizzato con l’Europa, avrebbe “ghettizzato” ancora di più gli immigrati, avrebbe mandato qualche “bacione” di troppo al cielo, sarebbe stato giorno e notte su tutte le televisioni, avrebbe girato in lungo e in largo città e ospedali. E qui sta la novità: nessuna strana felpa come quando era al Viminale: né della polizia, né dei vigili del fuoco, né della guardia costiera,  ma rigorosamente con una tuta protettiva, una mascherina munita di filtro,  guanti e un gel disinfettante per le mani. Tutta qui la differenza con Renzi

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