Sardoc a Precenico. Sapori Carsici

Un ristorante di confine tra Italia e Slovenia

di NICOLA SANTINI
Si trova a Precenico, nel Comune di Duino-Aurisina, terra di confine tra Italia e Slovenia, in quel Carso che si legge nei libri di storia e geografia. E che merita una nota di grande merito anche quando di mezzo c’è la cucina. Una tradizione che sa miscelare due culture che da sempre prendono il meglio l’una dall’altra quando si tratta di mettersi a tavola.
Da Sardoc si arriva con una passeggiata nel verde e subito si è conquistati dall’atmosfera accogliente, calda e familiare. Le grandi vetrate della sala da pranzo con il camino si affacciano sui boschi di pini e querce, le tovaglie sanno di casa, il profumo di legna si mescola a quello che arriva dalla cucina. Il posto sembra fermo nel tempo. Le famiglie ci vanno da generazioni. E trovano un menu che non delude mai, fatto di cose buone e caserecce, di una rustica eleganza, ben presentati e di sostanza, sempre accompagnati dagli ottimi vini locali come il Terrano e la Vitovska, che negli ultimi anni sono stati scoperti anche dagli intenditori più viziati, quando si tratta di buon bere.
Duino Aurisina è stata città del vino 2022 e questo ha acceso i riflettori sulla sua tradizione enogastronomica, sui cui il sindaco Igor Gabrovec ha deciso di puntare per un lancio turistico che renda onore a questa terra colta e golosa: “Sardoc rispecchia la tradizione più originale e autentica della cucina del Carso, è una famiglia di ristoratori di grande esperienza e i piatti che propongono coniugano alla perfezione la cucina mitteleuropea, triestina e slovena ad espressioni nuove che rendono i piatti non solo prelibati ma anche creativi”.
Sardoc è, come si dice qui, un’osteria-gostilna. Perché nel Comune di Duino Aurisina le bandiere sono due. Nella cultura, nella lingua, e, naturalmente, nei libri di ricette. E questo ha un fascino che consente di scrivere alcune delle pagine più golose della cucina di frontiera, dove cuochi e cucinieri italiani si lasciano sedurre dai sapori e dai saperi sloveni e viceversa. Un matrimonio felice che parla un’unica lingua che non ha bisogno di alcun passaporto: quella della golosità senza confini.
Il prosciutto cotto in crosta di pane è la bandiera dell’antipasto. Guai a perderselo e guai a non accompagnarlo con una grattata generosa di Kren (radice di rafano) fresco e un cucchiaio di senape. Si comincia così per assicurarsi la goduria. Un sapore deciso che coccola il palato e lo prepara ad un crescendo di sapori che non temono di osare. La cucina del Carso ha una personalità da rispettare. E piace proprio perché alle palille gustative non le manda a dire. Un po’ come gli abitanti di questa terra felice, che dalla collina al mare, nel tempo di un tweet, regala sapori e idee per la tavola che affondano le radici in una storia già cosmopolita da prima ancora che esistesse il termine. Chiamarla fusion sarebbe riduttivo. Perché non fonde, e non confonde, ma crea una narrazione a sé.
La Jota, zuppa tipica di tutta l’area, a base di fagioli, craudi acidi, patate e pancetta affumicata è uno dei primi da provare. Il pollo fritto si abbina ai chifeletti e alle patate in tecia. Il dessert più buono, gli strucoli in straza. Andateci affamati. Uscirete felici.

 

 

 

Prosciutto in crosta, jota, pollo e chifeletti con patate in tecia, strucolo in straza da Sardoc 

di NICOLA SANTINI
Si trova a Precenico, nel Comune di Duino-Aurisina, terra di confine tra Italia e Slovenia, in quel Carso che si legge nei libri di storia e geografia. E che merita una nota di grande merito anche quando di mezzo c’è la cucina. Una tradizione che sa miscelare due culture che da sempre prendono il meglio l’una dall’altra quando si tratta di mettersi a tavola.
Da Sardoc si arriva con una passeggiata nel verde e subito si è conquistati dall’atmosfera accogliente, calda e familiare. Le grandi vetrate della sala da pranzo con il camino si affacciano sui boschi di pini e querce, le tovaglie sanno di casa, il profumo di legna si mescola a quello che arriva dalla cucina. Il posto sembra fermo nel tempo. Le famiglie ci vanno da generazioni. E trovano un menu che non delude mai, fatto di cose buone e caserecce, di una rustica eleganza, ben presentati e di sostanza, sempre accompagnati dagli ottimi vini locali come il Terrano e la Vitovska, che negli ultimi anni sono stati scoperti anche dagli intenditori più viziati, quando si tratta di buon bere.
Duino Aurisina è stata città del vino 2022 e questo ha acceso i riflettori sulla sua tradizione enogastronomica, sui cui il sindaco Igor Gabrovec ha deciso di puntare per un lancio turistico che renda onore a questa terra colta e golosa: “Sardoc rispecchia la tradizione più originale e autentica della cucina del Carso, è una famiglia di ristoratori di grande esperienza e i piatti che propongono coniugano alla perfezione la cucina mitteleuropea, triestina e slovena ad espressioni nuove che rendono i piatti non solo prelibati ma anche creativi”.
Sardoc è, come si dice qui, un’osteria-gostilna. Perché nel Comune di Duino Aurisina le bandiere sono due. Nella cultura, nella lingua, e, naturalmente, nei libri di ricette. E questo ha un fascino che consente di scrivere alcune delle pagine più golose della cucina di frontiera, dove cuochi e cucinieri italiani si lasciano sedurre dai sapori e dai saperi sloveni e viceversa. Un matrimonio felice che parla un’unica lingua che non ha bisogno di alcun passaporto: quella della golosità senza confini.
Il prosciutto cotto in crosta di pane è la bandiera dell’antipasto. Guai a perderselo e guai a non accompagnarlo con una grattata generosa di Kren (radice di rafano) fresco e un cucchiaio di senape. Si comincia così per assicurarsi la goduria. Un sapore deciso che coccola il palato e lo prepara ad un crescendo di sapori che non temono di osare. La cucina del Carso ha una personalità da rispettare. E piace proprio perché alle palille gustative non le manda a dire. Un po’ come gli abitanti di questa terra felice, che dalla collina al mare, nel tempo di un tweet, regala sapori e idee per la tavola che affondano le radici in una storia già cosmopolita da prima ancora che esistesse il termine. Chiamarla fusion sarebbe riduttivo. Perché non fonde, e non confonde, ma crea una narrazione a sé.
La Jota, zuppa tipica di tutta l’area, a base di fagioli, craudi acidi, patate e pancetta affumicata è uno dei primi da provare. Il pollo fritto si abbina ai chifeletti e alle patate in tecia. Il dessert più buono, gli strucoli in straza. Andateci affamati. Uscirete felici.

 

 

 

Prosciutto in crosta, jota, pollo e chifeletti con patate in tecia, strucolo in straza da Sardoc 
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