Economia

“Sbloccare il piano trivelle o l’Italia dell’energia si ferma”

di Giovanni Vasso -


Trivelle ferme e bollette in aumento. L’Italia che si accaparra materie prime all’estero non ha ancora avviato, nel concreto, una strategia per l’estrazione nazionale. Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, annuncia: “Chiederemo un incontro al ministro Pichetto Fratin”.

Il gas va giù, le bollette salgono su. Che sta succedendo?
È successo che dopo la forte crisi degli approvvigionamenti, per scelta del governo sono rientrati in bolletta gli oneri di sistema e la tassazione che era stata sospesa. Ciò ha comportato, solo per l’Italia, un aumento dei costi con la conseguenza che le bollette tornano alte nonostante oggi si possa contare su uno scenario sicuramente migliore rispetto a quello di un anno fa.

Come stiamo messi oggi con gli stoccaggi?
Gli stoccaggi sono pieni, abbastanza già per il prossimo inverno. Si è fatto un buon approvvigionamento estero, a partire dall’Africa. Siamo stati fortunati, non solo in Italia ma in Europa, perché si è consumato meno del previsto grazie alle temperature miti. E poi c’è un altro fatto: le aziende hanno consumato meno gas perché ne hanno comprato di meno. Ciò è accaduto perché c’è stata una grossa pressione sulla produzione industriale. Certo, è un fatto positivo però non si deve trascurare che ciò rappresenta un segnale negativo per l’industria che è ancora in sofferenza.

Il Piano Mattei. Quale può essere un primo bilancio della strategia energetica italiana?
È andato bene. Grazie all’Eni, abbiamo forniture dall’Algeria e ne avremo dalla Libia, dove è partito il grande progetto del Green Stream che arriverà in Sicilia. Si stanno facendo cose interessanti in Angola, l’Egitto ci ha mandato il primo carico di gas che è arrivato a Piombino. Le cose si muovono anche fuori dall’Africa, in particolare nelle Americhe, con il Venezuela che ha autorizzato il passaggio di Gnl. Per quanto riguarda l’affrancamento dalla Russia si può dire che il Piano è andato bene. Per quanto attiene l’Italia, però, bisogna sottolineare che per l’energia e il mercato petrolifero è tutto bloccato…

Che sta succedendo?
Avevamo registrato delle aperture da parte del governo ma allo stato attuale è tutto fermo, per quanto riguarda trivellazioni e impianti. In Italia è tutto bloccato dal piano Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, noto come ’piano trivelle’ redatto a febbraio 2022 dall’allora ministro per la transizione energetica Roberto Cingolani ndr). E perciò abbiamo intenzione, già nelle prossime settimane, di chiedere un incontro con il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Gli chiederemo di intavolare una discussione che possa portare a una veloce ridefinizione del Pitesai. Le priorità sono due: la definizione del piano in relazione alle nuove aree per lo sfruttamento energetico italiano e lo spegnimento della burocrazia per l’ottenimento dei permessi. Se non si fa, l’Italia dell’energia resterà bloccata. Al di là degli aspetti economici, noi parliamo di un settore fondamentale anche per l’occupazione. Compagnie energetiche, aziende estrattive, impianti e imprese di supporto, impiegano, nel nostro Paese, più di ventimila persone. Che attendono, finalmente, che si sblocchi il piano.

Quali sono i rischi per l’Italia se il Pitesai non venisse sbloccato?
Ormai il mercato energetico è globalizzato. Noi abbiamo fatto approvvigionamento estero, siamo molto forti in questo, però ancora produciamo molto poco, non arriviamo nemmeno al 10% della produzione nazionale, in pratica possiamo dire che stiamo completamente a zero sul versante “interno”. Un Paese come il nostro, che è bagnato dal mare e che ha grosse potenzialità, ha la responsabilità di dover investire. Altrimenti saremo sempre l’ultima ruota del carro e basterà una qualsiasi guerra, un qualsiasi intoppo su un mercato qualunque per bloccarci.

Che potenzialità avrebbe l’Italia se si riuscisse a superare l’impasse sul piano?
Se questo nodo si sciogliesse e si iniziasse a lavorare in Italia, la bolletta energetica per le famiglie italiane calerebbe, in maniera importante, nel giro di cinque anni. In quindici anni, inoltre, se l’Italia iniziasse a sfruttare le sue risorse di gas e oil, riuscirebbe a coprire il 42% del suo fabbisogno interno. Stiamo parlando di studi che risalgono a otto anni fa, effettuati sulla base delle tecnologie di quegli anni. Oggi che le tecniche di estrazione e perforazione si sono enormemente evolute, sia in chiave di produzione che nel senso della sostenibilità ambientale, possiamo ipotizzare che la quota di fabbisogno coperto possa essere soltanto maggiore.


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