Scacchiere Moratti

Lo strappo di Letizia Moratti con la giunta Fontana non rappresenta soltanto la sua sconfessione nei confronti di Lega e Fratelli d’Italia con l’inevitabile sconquasso dentro il centro destra, ma ha pure creato uno tsunami che si è abbattuto sulle opposizioni. Quadro politico in grande fibrillazione non soltanto in Lombardia, che andrà al voto a febbraio o a maggio, ma anche per il governo alle prese con l’ennesima impuntatura dei forzisti. Una cosa è certa: la Moratti da dimissionaria si è trasformata nell’oggetto del desiderio, nell’ago della bilancia di una partita tutta ancora da decifrare, nella lepre che molti hanno già cominciato a rincorrere perché costretti. Già, una bella partita di Risiko, con due giocatori che partono nettamente svantaggiati: la Lega e il Pd.

Il Capitano non è nelle condizioni di perdere la Regione Lombardia, guidata dal suo fedelissimo Fontana, perché si tratterebbe del de profundis della sua avventura alla guida del Carroccio. L’unica consolazione cui può aggrapparsi è che una sconfitta alle regionali si trasformerebbe in una débâcle per l’intera coalizione. Insomma, Salvini, Meloni e Berlusconi sono consapevoli che la Moratti è in grado di sfilare molti voti in caso di una sua candidatura fuori dal Centro destra. La Moratti ha riallacciato i rapporti con la Gelmini e Carfagna, sa di poter contare sulle due civiche, Buona destra e Lombardia migliore, ha un’ottima intesa con l’ex sindaco Albertini e piace a quella borghesia illuminata e moderata che va per la maggiore soprattutto nelle città e che alle politiche ha già dato un forte segnale di gradimento ai centristi di Azione e Italia viva. Insomma, è molto probabile che in questi giorni l’ex assessore regionale al Welfare subirà la corte anche del centro destra. Pare del tutto improbabile la voce secondo cui se il candidato del centro destra fosse o di FdI o della Lega, Berlusconi potrebbe rivendicare, quasi per rappresaglia, lo scranno del governatore del Fvg, pure al voto in primavera. Ipotesi più che remota perché da giorni e giorni Fedriga manda a dire che vuole ricandidarsi e che una eventuale chiamata romana è più che remota.

E in pressing sulla Moratti potrebbero andare i centristi che dopo aver benedetto, per bocca di Calenda, la sua uscita dall’esecutivo lombardo non nascondono che potrebbe essere un’ottima candidata. Renzi, tuttavia, spariglia le carte e invita il Pd a fare la prima mossa. Prima afferma che sulla Moratti deciderà la federazione centrista, poi aggiunge che “la cosa della Moratti è politicamente interessante” e infine chiosa affermando che “se fossi segretario del Pd chiamerei di corsa la Moratti e le direi di andare assieme, se il Pd avesse voglia di vincere le elezioni. Ma il Pd di Letta voglia di vincere…”.
Immediata la replica del sindaco di Milano, Sala: “Certe dichiarazioni non si capisce mai se sono tattiche o se invece sono vere. Mentre tutti parlano, io preferisco stare zitto”. Invece, Sala sul caso Moratti ha parlato, eccome. Sentitelo: “Moratti? Non è semplicissimo né automatico spiegare all’elettorato di Centro sinistra del perché Letizia Moratti possa essere candidata e anche perché noi non si possa avere un altro candidato, ma non sta a me decidere”. E il Pd? Per bocca del segretario regionale della Lombardia, Vinicio Peluffo, si limita a dire che “il Centro destra non esiste più” e che dunque “è tempo di una svolta e di una alternativa”. Poi, è sempre Sala a spiegare che si tratta di fare una coalizione che va dal Pd alle civiche a Italia viva e Azione, che è un po’ il modello vincente, aggiunge, della vittoria del centro sinistra in molte città lombarde”. Lei, la Moratti, per adesso assiste. E si trova, quasi senza averlo previsto al centro dello snodo politico delle regionali lombarde, primo vero banco di prova dopo il boom della Meloni.

Lo strappo di Letizia Moratti con la giunta Fontana non rappresenta soltanto la sua sconfessione nei confronti di Lega e Fratelli d’Italia con l’inevitabile sconquasso dentro il centro destra, ma ha pure creato uno tsunami che si è abbattuto sulle opposizioni. Quadro politico in grande fibrillazione non soltanto in Lombardia, che andrà al voto a febbraio o a maggio, ma anche per il governo alle prese con l’ennesima impuntatura dei forzisti. Una cosa è certa: la Moratti da dimissionaria si è trasformata nell’oggetto del desiderio, nell’ago della bilancia di una partita tutta ancora da decifrare, nella lepre che molti hanno già cominciato a rincorrere perché costretti. Già, una bella partita di Risiko, con due giocatori che partono nettamente svantaggiati: la Lega e il Pd.

Il Capitano non è nelle condizioni di perdere la Regione Lombardia, guidata dal suo fedelissimo Fontana, perché si tratterebbe del de profundis della sua avventura alla guida del Carroccio. L’unica consolazione cui può aggrapparsi è che una sconfitta alle regionali si trasformerebbe in una débâcle per l’intera coalizione. Insomma, Salvini, Meloni e Berlusconi sono consapevoli che la Moratti è in grado di sfilare molti voti in caso di una sua candidatura fuori dal Centro destra. La Moratti ha riallacciato i rapporti con la Gelmini e Carfagna, sa di poter contare sulle due civiche, Buona destra e Lombardia migliore, ha un’ottima intesa con l’ex sindaco Albertini e piace a quella borghesia illuminata e moderata che va per la maggiore soprattutto nelle città e che alle politiche ha già dato un forte segnale di gradimento ai centristi di Azione e Italia viva. Insomma, è molto probabile che in questi giorni l’ex assessore regionale al Welfare subirà la corte anche del centro destra. Pare del tutto improbabile la voce secondo cui se il candidato del centro destra fosse o di FdI o della Lega, Berlusconi potrebbe rivendicare, quasi per rappresaglia, lo scranno del governatore del Fvg, pure al voto in primavera. Ipotesi più che remota perché da giorni e giorni Fedriga manda a dire che vuole ricandidarsi e che una eventuale chiamata romana è più che remota.

E in pressing sulla Moratti potrebbero andare i centristi che dopo aver benedetto, per bocca di Calenda, la sua uscita dall’esecutivo lombardo non nascondono che potrebbe essere un’ottima candidata. Renzi, tuttavia, spariglia le carte e invita il Pd a fare la prima mossa. Prima afferma che sulla Moratti deciderà la federazione centrista, poi aggiunge che “la cosa della Moratti è politicamente interessante” e infine chiosa affermando che “se fossi segretario del Pd chiamerei di corsa la Moratti e le direi di andare assieme, se il Pd avesse voglia di vincere le elezioni. Ma il Pd di Letta voglia di vincere…”.
Immediata la replica del sindaco di Milano, Sala: “Certe dichiarazioni non si capisce mai se sono tattiche o se invece sono vere. Mentre tutti parlano, io preferisco stare zitto”. Invece, Sala sul caso Moratti ha parlato, eccome. Sentitelo: “Moratti? Non è semplicissimo né automatico spiegare all’elettorato di Centro sinistra del perché Letizia Moratti possa essere candidata e anche perché noi non si possa avere un altro candidato, ma non sta a me decidere”. E il Pd? Per bocca del segretario regionale della Lombardia, Vinicio Peluffo, si limita a dire che “il Centro destra non esiste più” e che dunque “è tempo di una svolta e di una alternativa”. Poi, è sempre Sala a spiegare che si tratta di fare una coalizione che va dal Pd alle civiche a Italia viva e Azione, che è un po’ il modello vincente, aggiunge, della vittoria del centro sinistra in molte città lombarde”. Lei, la Moratti, per adesso assiste. E si trova, quasi senza averlo previsto al centro dello snodo politico delle regionali lombarde, primo vero banco di prova dopo il boom della Meloni.

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