SCAMPIA È LA CURA

Guarire dal degrado, superare il complesso di Gomorra. Dopo aver incarnato, per troppo tempo, il “male” adesso Scampia diventa la cura. Ieri mattina è stato tagliato il nastro al nuovo polo universitario per le professioni sanitarie della Federico II. L’edificio, capace di ospitare fino a più di 2.600 studenti e che ne ospiterà per il momento un centinaio e, dal prossimo anno, almeno 800, si sviluppa su sette piani. Si tratta di una costruzione nuova e moderna che ha preso il posto della vecchia Vela H, in viale della Resistenza. Dove c’erano le piazze di spaccio e la camorra consumava alcuni dei delitti più efferati, adesso sorge c’è un polo universitario d’eccellenza che, tra aule, sale operatorie e ambulatori, si candida a diventare un punto di riferimento per la formazione nel campo sanitario per il Sud e per l’intero Paese. I numeri della struttura sono di tutto rispetto: sei piani fuori terra, un altro interrato. E poi un’aula magna da 520 posti, 33 aule per le lezioni, 16 corsi di laurea triennale e 6 di laurea magistrale di Professioni sanitarie, 16 laboratori didattici, 16 ambulatori e stanze di degenza, un parcheggio sotterraneo da 90 posti auto e uno scoperto da 80 posti. L’investimento è stato pari a circa 51 milioni di euro. Questa è stata la spesa per un progetto che può cambiare il volto di Scampia. Una volta e per tutte.

Al taglio del nastro, insieme al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e al rettore della Federico II Matteo Lorito, c’erano anche il ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Il governatore ci tiene molto al riscatto del quartiere e della città capoluogo: “È sicuramente una giornata importante per Napoli e Scampia. È un quartiere bellissimo, con viali ampi, alberati, puliti. Non c’era alcuna connessione fra questa immagine di quartiere bellissimo dal punto di vista urbanistico oltre che della manutenzione, e l’auto rappresentazione che ci siamo dati. È l’immagine che noi stessi siamo stati così bravi a trasmettere nel mondo intero, offendendo Scampia e Napoli”. Dunque ha incalzato: “Non è che qui la camorra sia scomparsa ma sappiamo anche che la realtà è talmente complessa e ricca che merita di essere descritta in tutti i suoi aspetti, in maniera onesta ed equilibrata, anche con le migliaia di persone per bene e famiglie normali che vivono in questi viali e che ci presentano l’immagine di una grande bella e moderna città del nostro Paese”.

Il ministro Messa ha dichairato: “Lo Stato non può ignorare parte del proprio Paese e andare di persona è fondamentale per portare la presenza dello Stato che ci deve essere. Questo è fondamentale. La Federico II ha già aperto in altri quartieri ed è riuscita a farlo. Ci vuole molto, non è una cosa facile e richiede molto impegno, non solo della governance ma proprio dei docenti, dei tecnici, del personale, delle studentesse e degli studenti”. Gioisce il sindaco Manfredi che ha sottolineato di aver voluto accelerare “la conclusione perché crediamo possa avere un impatto positivo sia per il quartiere che per l’intera area Nord della città, cambiando la narrazione negativa di questi luoghi”.

Se l’ex presidente della Regione Antonio Bassolino, firmatario dell’intesa che all’inizio del Duemila immaginò un nuovo corso per Scampia, si dichiara soddisfatto per la conclusione dell’iter, mastica amaro l’ex sindaco Luigi de Magistris: “Bassolino ebbe l’idea, noi l’abbiamo realizzata, Manfredi taglia il nastro”.

Guarire dal degrado, superare il complesso di Gomorra. Dopo aver incarnato, per troppo tempo, il “male” adesso Scampia diventa la cura. Ieri mattina è stato tagliato il nastro al nuovo polo universitario per le professioni sanitarie della Federico II. L’edificio, capace di ospitare fino a più di 2.600 studenti e che ne ospiterà per il momento un centinaio e, dal prossimo anno, almeno 800, si sviluppa su sette piani. Si tratta di una costruzione nuova e moderna che ha preso il posto della vecchia Vela H, in viale della Resistenza. Dove c’erano le piazze di spaccio e la camorra consumava alcuni dei delitti più efferati, adesso sorge c’è un polo universitario d’eccellenza che, tra aule, sale operatorie e ambulatori, si candida a diventare un punto di riferimento per la formazione nel campo sanitario per il Sud e per l’intero Paese. I numeri della struttura sono di tutto rispetto: sei piani fuori terra, un altro interrato. E poi un’aula magna da 520 posti, 33 aule per le lezioni, 16 corsi di laurea triennale e 6 di laurea magistrale di Professioni sanitarie, 16 laboratori didattici, 16 ambulatori e stanze di degenza, un parcheggio sotterraneo da 90 posti auto e uno scoperto da 80 posti. L’investimento è stato pari a circa 51 milioni di euro. Questa è stata la spesa per un progetto che può cambiare il volto di Scampia. Una volta e per tutte.

Al taglio del nastro, insieme al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e al rettore della Federico II Matteo Lorito, c’erano anche il ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Il governatore ci tiene molto al riscatto del quartiere e della città capoluogo: “È sicuramente una giornata importante per Napoli e Scampia. È un quartiere bellissimo, con viali ampi, alberati, puliti. Non c’era alcuna connessione fra questa immagine di quartiere bellissimo dal punto di vista urbanistico oltre che della manutenzione, e l’auto rappresentazione che ci siamo dati. È l’immagine che noi stessi siamo stati così bravi a trasmettere nel mondo intero, offendendo Scampia e Napoli”. Dunque ha incalzato: “Non è che qui la camorra sia scomparsa ma sappiamo anche che la realtà è talmente complessa e ricca che merita di essere descritta in tutti i suoi aspetti, in maniera onesta ed equilibrata, anche con le migliaia di persone per bene e famiglie normali che vivono in questi viali e che ci presentano l’immagine di una grande bella e moderna città del nostro Paese”.

Il ministro Messa ha dichairato: “Lo Stato non può ignorare parte del proprio Paese e andare di persona è fondamentale per portare la presenza dello Stato che ci deve essere. Questo è fondamentale. La Federico II ha già aperto in altri quartieri ed è riuscita a farlo. Ci vuole molto, non è una cosa facile e richiede molto impegno, non solo della governance ma proprio dei docenti, dei tecnici, del personale, delle studentesse e degli studenti”. Gioisce il sindaco Manfredi che ha sottolineato di aver voluto accelerare “la conclusione perché crediamo possa avere un impatto positivo sia per il quartiere che per l’intera area Nord della città, cambiando la narrazione negativa di questi luoghi”.

Se l’ex presidente della Regione Antonio Bassolino, firmatario dell’intesa che all’inizio del Duemila immaginò un nuovo corso per Scampia, si dichiara soddisfatto per la conclusione dell’iter, mastica amaro l’ex sindaco Luigi de Magistris: “Bassolino ebbe l’idea, noi l’abbiamo realizzata, Manfredi taglia il nastro”.

Previous articleCultura di potere 
Next articleCronache dalla fine
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli