Scatti privati online: una donna su tre si separa o divorzia
E più di una su tre correrebbe subito dall'avvocato
Il sondaggio: per il 33% delle donne la diffusione di scatti privati segnerebbe la fine del rapporto. La fiducia è fragile, e quando viene tradita può trasformarsi in una frattura insanabile. Lo conferma una ricerca di Spot and web per conto di Argo Spa, società leader nel settore dell’intelligence strategica, guidata da Matteo Adjimi.
Scatti privati online, la coppia scoppia
L’indagine, condotta su un campione di 543 coppie tra i 30 e i 60 anni, ha rivelato che una donna su tre prenderebbe in considerazione la separazione o addirittura il divorzio se scoprisse che il partner avesse diffuso, senza consenso, proprie foto intime o personali su un sito clandestino o di natura sessista.
Reazioni diverse: tra rottura, confronto e perdono
Non tutte, però, si mostrerebbero altrettanto drastiche. Secondo i dati, il 27% delle intervistate chiederebbe spiegazioni al coniuge, mentre il 23% cercherebbe di comprendere le motivazioni, pur vivendo un trauma profondo, e sarebbe disposta a perdonare. Al di là della reazione immediata, emerge un dato comune: quasi tutte le donne avvertirebbero la necessità di un confronto o di un sostegno esterno. Il 34% si rivolgerebbe a un legale, il 37% a un’amica di fiducia, mentre il 22% non esiterebbe a coinvolgere i figli, prima ancora di prendere qualsiasi decisione definitiva
Il precedente del gruppo “Mia Moglie”
A rendere ancora più evidente la portata del fenomeno è un precedente inquietante: per sette anni, un gruppo Facebook chiamato Mia Moglie ha raccolto oltre 32.000 iscritti, uomini che condividevano fotografie di donne comuni — mogli, compagne, fidanzate — immortalate in situazioni di vita quotidiana: in costume, in intimo, mentre cucinavano o semplicemente riposavano. Immagini sottratte dal contesto privato e trasformate, senza alcun consenso, in materiale da esposizione virtuale.
“Dietro la facciata di ‘voyeurismo’ o di un presunto apprezzamento estetico, si nasconde un meccanismo di dominio: l’idea che il corpo femminile sia patrimonio collettivo, da esibire e consumare”, sottolinea ancora Adjimi. Una dinamica che richiama altri casi internazionali, come quello di Gisèle Pelicot in Francia, vittima di un “patto patriarcale” che aveva trasformato la sua intimità in merce di scambio.
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