Scelta la data del referendum, si vota 22 e 23 marzo
Con l’individuazione della data per la celebrazione del referendum sulla riforma della giustizia si apre ufficialmente la sfida tra i sostenitori della separazione delle carriere dei magistrati e chi, invece, la avversa. E il confronto si preannuncia serrato. Come anticipato da Giorgia Meloni la scorsa settimana, la consultazione popolare avrà luogo il 22 e 23 marzo. Due giorni che si preannunciano decisivi per le toghe, con l’Anm sul piede di guerra e pronta a dare battaglia. Al suo fianco i principali partiti di opposizione, ma non tutti e, soprattutto, non al completo. In particolare, posizioni differenti albergano nel Pd. Che vede diversi suoi esponenti, parlamentari in carica – come Goffredo Bettini – e non, sposare le cause e le ragioni della separazione delle carriere.
Il coro del Sì dall’opposizione
E’ il caso del costituzionalista Stefano Ceccanti, che del Pd è stato sia deputato che senatore, ma che si è distaccato dalla linea ufficiale del partito. Anzi, è impegnato in prima linea a sostegno di una riforma che un tempo veniva invocata anche dalle parti del Nazareno. Tanto che lo stesso Ceccanti, a proposito della posizione imposta ai dem da Elly Schlein, confessa “stupore per questi cambi repentini”. E ricorda come “noi per 25 anni abbiamo sostenuto la separazione delle carriere”. A rompere, invece, il fronte dell’opposizione sono le forze che si collocano più al centro della coalizione: Azione, Italia Viva e +Europa. Benedetto Della Vedova parla della separazione delle carriere come di una “riforma necessaria che arriva tardi” e che “affonda le sue radici nella tradizione pannelliana, radicale, liberale e socialista”. E il fatto che a introdurla sia stato un governo di centrodestra non rappresenta un buon motivo per non sostenerla, è la linea.
Favorevoli e contrari alla scelta della data del referendum
La stessa dei renziani. Per Italia Viva, infatti, schierarsi a favore della riforma della giustizia non ha nulla a che vedere con l’essere all’opposizione del governo Meloni. Assolutamente allineato, invece, il centrodestra che difende la propria riforma ed è fiducioso di incassare un risultato che non può mancare. E se dalle parti di alcuni sostenitori del No si preannuncia un ricorso sulla data, dal fronte del Sì c’è chi, come Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle Camere Penali, sembra accogliere con enorme favore l’avvio della campagna referendaria. “Da qui al voto lavoreremo per smontare le falsità che stanno circolando da settimane”, afferma riferendosi a quanti sostengono che la separazione delle carriere indebolisce la magistratura sottoponendola alla politica.
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