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Schlein non fa centro

La maternità surrogata spacca il Partito Democratico. Femministe e cattolici chiedono un ripensamento alla segreteria.

Lo scontro tra i dem

 

Se sul reato universale tutti sono contrari, sulla Gpa solidale, etica e altruistica, dove è la donna a decidere nella sua piena autodeterminazione e senza scambio di denaro, diversi i dem favorevoli. Basti pensare ad Alessandro Zan, il responsabile dei diritti della nuova segreteria. Quest’ultimo, sull’argomento, sembra essere pronto a una vera e propria battaglia. Non intendono mollare, però, neanche quelle donne che qualche giorno fa avevano chiesto a Schlein un chiarimento sui temi etici. Tra queste ci sono l’eurodeputata Patrizia Toia, che da tempo avverte più di qualche semplice mal di pancia, le consigliere comunali di Milano Alice Arienta e Roberta Osculati. In tal senso, si era espressa chiaramente anche una dirigente del calibro di Debora Serracchiani. A stemperare gli animi è, quindi, Valeria Valente per cui Elly sarebbe disposta a rivedere presto la propria posizione sull’argomento. L’ex sardina, infatti, in un’intervista si era dichiarata “favorevole alla gestazione per altri”. La segretaria, quindi, si trova di fronte a un bivio: restare ferma sulle posizioni di quella sinistra, che le ha consentito di battere Bonaccini oppure rivedere il proprio credo per tenere buoni i centristi. Ormai la patata è più che bollente per chi ha preso l’eredità di Letta.

L’accelerata di Fratelli d’Italia e il murales della discordia

Fratelli d’Italia non scherza. Le dichiarazioni di qualche giorno fa valgono più di mille parole: “Entro giugno la maternità surrogata come reato universale sarà legge”. L’argomento è già all’ordine del giorno sulle scrivanie della commissione Giustizia della Camera, che inizia a discuterne. Azione e Italia Viva, come la maggioranza, sono contrarie all’utero in affitto. Ecco perché se i dem prendessero una strada differente, si ritroverebbero a fare una battaglia in solitaria. Una cosa è certa, questo sarà il vero terreno di scontro tra la prima donna del Nazareno e il presidente del Consiglio. Il murales di Piazza San Babila a Milano ne è la prova: da una parte Schlein con la scritta “my uterus my choice” e dall’altra la possibile sfidante con “not for rent”. L’indecisione del Pd, intanto, potrebbe far comodo a chi intende rosicchiare qualche consenso. Il riferimento è ovviamente al Terzo Polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda.

La tregua di Renzi e Calenda

Questi ultimi, dopo essersi incontrati sia al Senato che alla Camera, dopo le bagarre degli ultimi giorni, firmano una sorta di armistizio in vista delle europee. Enrico Borghi, su queste colonne, d’altronde, è stato chiarissimo: “La luna di miele di Elly è finita. Restiamo compatti per non sprecare un’opportunità”. Lo sanno bene anche i cugini francesi, che esortano il centro a riorganizzarsi. Non a caso, questo pomeriggio, nella capitale, arriva Stéphane Séjourné, segretario generale di Renaissance, il partito di Emmanuel Macron e presidente del gruppo di Renew Europe. Sotto questo simbolo dovrebbero ritrovarsi sia le attuali componenti del Terzo Polo, ma anche cattolici e popolari delusi dalla nuova gestione dem, radicali e social-democratici. A tirare la volata ai centristi è pure la Cei, tramite il presidente e cardinale Matteo Zuppi. “È sbagliato contrapporre o separare valori etici e sociali – dichiara, intervenendo all’Assemblea generale dei Vescovi. Sono la stessa cultura della vita. Un’esagerata soggettività porta a giustificare finanche la cosiddetta maternità surrogata, che utilizza la donna, spesso povera, per realizzare il desiderio altrui di genitorialità”. Un appello che non passa inosservato tra quei pochi cattolici rimasti nel Partito Democratico che, nel caso in cui la segretaria non dovesse cambiare idea sull’argomento, sarebbero costretti a traslocare altrove.

La maternità surrogata spacca il Partito Democratico. Femministe e cattolici chiedono un ripensamento alla segreteria.

Lo scontro tra i dem

 

Se sul reato universale tutti sono contrari, sulla Gpa solidale, etica e altruistica, dove è la donna a decidere nella sua piena autodeterminazione e senza scambio di denaro, diversi i dem favorevoli. Basti pensare ad Alessandro Zan, il responsabile dei diritti della nuova segreteria. Quest’ultimo, sull’argomento, sembra essere pronto a una vera e propria battaglia. Non intendono mollare, però, neanche quelle donne che qualche giorno fa avevano chiesto a Schlein un chiarimento sui temi etici. Tra queste ci sono l’eurodeputata Patrizia Toia, che da tempo avverte più di qualche semplice mal di pancia, le consigliere comunali di Milano Alice Arienta e Roberta Osculati. In tal senso, si era espressa chiaramente anche una dirigente del calibro di Debora Serracchiani. A stemperare gli animi è, quindi, Valeria Valente per cui Elly sarebbe disposta a rivedere presto la propria posizione sull’argomento. L’ex sardina, infatti, in un’intervista si era dichiarata “favorevole alla gestazione per altri”. La segretaria, quindi, si trova di fronte a un bivio: restare ferma sulle posizioni di quella sinistra, che le ha consentito di battere Bonaccini oppure rivedere il proprio credo per tenere buoni i centristi. Ormai la patata è più che bollente per chi ha preso l’eredità di Letta.

L’accelerata di Fratelli d’Italia e il murales della discordia

Fratelli d’Italia non scherza. Le dichiarazioni di qualche giorno fa valgono più di mille parole: “Entro giugno la maternità surrogata come reato universale sarà legge”. L’argomento è già all’ordine del giorno sulle scrivanie della commissione Giustizia della Camera, che inizia a discuterne. Azione e Italia Viva, come la maggioranza, sono contrarie all’utero in affitto. Ecco perché se i dem prendessero una strada differente, si ritroverebbero a fare una battaglia in solitaria. Una cosa è certa, questo sarà il vero terreno di scontro tra la prima donna del Nazareno e il presidente del Consiglio. Il murales di Piazza San Babila a Milano ne è la prova: da una parte Schlein con la scritta “my uterus my choice” e dall’altra la possibile sfidante con “not for rent”. L’indecisione del Pd, intanto, potrebbe far comodo a chi intende rosicchiare qualche consenso. Il riferimento è ovviamente al Terzo Polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda.

La tregua di Renzi e Calenda

Questi ultimi, dopo essersi incontrati sia al Senato che alla Camera, dopo le bagarre degli ultimi giorni, firmano una sorta di armistizio in vista delle europee. Enrico Borghi, su queste colonne, d’altronde, è stato chiarissimo: “La luna di miele di Elly è finita. Restiamo compatti per non sprecare un’opportunità”. Lo sanno bene anche i cugini francesi, che esortano il centro a riorganizzarsi. Non a caso, questo pomeriggio, nella capitale, arriva Stéphane Séjourné, segretario generale di Renaissance, il partito di Emmanuel Macron e presidente del gruppo di Renew Europe. Sotto questo simbolo dovrebbero ritrovarsi sia le attuali componenti del Terzo Polo, ma anche cattolici e popolari delusi dalla nuova gestione dem, radicali e social-democratici. A tirare la volata ai centristi è pure la Cei, tramite il presidente e cardinale Matteo Zuppi. “È sbagliato contrapporre o separare valori etici e sociali – dichiara, intervenendo all’Assemblea generale dei Vescovi. Sono la stessa cultura della vita. Un’esagerata soggettività porta a giustificare finanche la cosiddetta maternità surrogata, che utilizza la donna, spesso povera, per realizzare il desiderio altrui di genitorialità”. Un appello che non passa inosservato tra quei pochi cattolici rimasti nel Partito Democratico che, nel caso in cui la segretaria non dovesse cambiare idea sull’argomento, sarebbero costretti a traslocare altrove.
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