Scontro totale

La Russia continua a colpire l’infrastruttura elettrica dell’Ucraina. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Energia di Kiev, sono già più di 300 gli attacchi aerei di Mosca. Il governo ucraino è stato costretto a razionare l’utilizzo dell’elettricità.

La scorsa notte, le truppe di Putin hanno bombardato alcuni impianti nel distretto di Kryvorizka. A riferirlo è stato il capo dell’amministrazione militare regionale di Dnipro, Valentyn Reznichenko. “I russi, ha scritto su Telegram, hanno colpito un’impresa industriale e una centrale energetica”.
Un ruolo di primo piano nella nuova strategia russa, lo stanno avendo i droni kamikaze Shahed-136. Per il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, “tutte le informazioni” indicano che siano le autorità iraniane a fornirli. Stoltenberg ha avvertito che questa collaborazione militare è “una violazione delle risoluzioni approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
Il capo della Nato ha invitato tutti i Paesi, “incluso l’Iran”, a non sostenere la guerra del leader del Cremlino. Poi ha sottolineato “l’urgenza” di aumentare il sostegno alle autorità e alle Forze armate ucraine.

Contro Teheran si è mossa anche l’Unione Europea, approvando sanzioni contro cinque individui e tre entità per la vendita dei micidiali sistemi d’arma aerea alla Russia. “Dopo tre giorni di colloqui, gli ambasciatori dell’Ue hanno concordato misure contro le entità che forniscono droni iraniani che attaccano l’Ucraina”, ha confermato la presidenza ceca del Consiglio. Da un suo tweet si apprende che quattro dei colpiti da misure restrittive erano già in una “blacklist” precedente, mentre uno è nuovo.

I droni kamikaze verrebbero fatti decollare da tre basi militari russe in Crimea e da una quarta postazione in Bielorussia, siti troppo lontani per poter essere colpiti dai lanciarazzi a lunga gittata di provenienza americana. Di fatto, non esiste al momento un sistema unico per contrastarli. Consiglieri militari iraniani sarebbero stati inviati nelle zone controllate dalla Russia allo scopo di fornire le “istruzioni tecniche” per il loro utilizzo.

“Con la consegna delle armi all’Ucraina, l’Unione europea è entrata a fare parte del conflitto”. Lo ha dichiarato in conferenza stampa la portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, accusando i Paesi che stanno rispondendo alle richieste di Zelensky, di essere “sponsor di attività terroristiche che vengono condotte sotto gli auspici di Kiev e con la partecipazione diretta della Nato”.

Il presidente ucraino ha fatto sapere di aver avuto “una conversazione produttiva con il presidente tedesco Frank Walter Steinmeier”. “Ho ringraziato la Germania per il primo sistema di difesa antiaerea Iris, dobbiamo dispiegare uno scudo aereo sopra l’Ucraina al più presto”, ha aggiunto l’ex comico.

Armamenti ma anche nuove barriere. Helsinki vuole sostituire le recinzioni in legno che finora servivano principalmente per impedire al bestiame di passare attraverso il confine di 1.300 chilometri con la Russia, con strutture più robuste per non far entrare russi e migranti. “Speriamo che i lavori possano iniziare il prima possibile”, ha affermato il primo ministro Sanna Marin.

La Russia continua a colpire l’infrastruttura elettrica dell’Ucraina. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Energia di Kiev, sono già più di 300 gli attacchi aerei di Mosca. Il governo ucraino è stato costretto a razionare l’utilizzo dell’elettricità.

La scorsa notte, le truppe di Putin hanno bombardato alcuni impianti nel distretto di Kryvorizka. A riferirlo è stato il capo dell’amministrazione militare regionale di Dnipro, Valentyn Reznichenko. “I russi, ha scritto su Telegram, hanno colpito un’impresa industriale e una centrale energetica”.
Un ruolo di primo piano nella nuova strategia russa, lo stanno avendo i droni kamikaze Shahed-136. Per il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, “tutte le informazioni” indicano che siano le autorità iraniane a fornirli. Stoltenberg ha avvertito che questa collaborazione militare è “una violazione delle risoluzioni approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
Il capo della Nato ha invitato tutti i Paesi, “incluso l’Iran”, a non sostenere la guerra del leader del Cremlino. Poi ha sottolineato “l’urgenza” di aumentare il sostegno alle autorità e alle Forze armate ucraine.

Contro Teheran si è mossa anche l’Unione Europea, approvando sanzioni contro cinque individui e tre entità per la vendita dei micidiali sistemi d’arma aerea alla Russia. “Dopo tre giorni di colloqui, gli ambasciatori dell’Ue hanno concordato misure contro le entità che forniscono droni iraniani che attaccano l’Ucraina”, ha confermato la presidenza ceca del Consiglio. Da un suo tweet si apprende che quattro dei colpiti da misure restrittive erano già in una “blacklist” precedente, mentre uno è nuovo.

I droni kamikaze verrebbero fatti decollare da tre basi militari russe in Crimea e da una quarta postazione in Bielorussia, siti troppo lontani per poter essere colpiti dai lanciarazzi a lunga gittata di provenienza americana. Di fatto, non esiste al momento un sistema unico per contrastarli. Consiglieri militari iraniani sarebbero stati inviati nelle zone controllate dalla Russia allo scopo di fornire le “istruzioni tecniche” per il loro utilizzo.

“Con la consegna delle armi all’Ucraina, l’Unione europea è entrata a fare parte del conflitto”. Lo ha dichiarato in conferenza stampa la portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, accusando i Paesi che stanno rispondendo alle richieste di Zelensky, di essere “sponsor di attività terroristiche che vengono condotte sotto gli auspici di Kiev e con la partecipazione diretta della Nato”.

Il presidente ucraino ha fatto sapere di aver avuto “una conversazione produttiva con il presidente tedesco Frank Walter Steinmeier”. “Ho ringraziato la Germania per il primo sistema di difesa antiaerea Iris, dobbiamo dispiegare uno scudo aereo sopra l’Ucraina al più presto”, ha aggiunto l’ex comico.

Armamenti ma anche nuove barriere. Helsinki vuole sostituire le recinzioni in legno che finora servivano principalmente per impedire al bestiame di passare attraverso il confine di 1.300 chilometri con la Russia, con strutture più robuste per non far entrare russi e migranti. “Speriamo che i lavori possano iniziare il prima possibile”, ha affermato il primo ministro Sanna Marin.

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