Scontro virale

All’indomani del pronunciamento della Consulta, che dà ragione all’obbligo vaccinale e respinge i ricorsi dei no vax, si infiamma la polemica in un deja vu dei mesi bui della pandemia. Da una parte tutte le virostar che furono e il redivivo ex ministro della Salute Roberto Speranza, che plaudono alla Corte Costituzionale, dall’altra chi non ha voluto vaccinarsi, che accusa il colpo ma annuncia che non intende arrendersi. In mezzo c’è la politica, anch’essa spaccata – come ai brutti tempi – sulla fondatezza e sulla legittimità dell’obbligo vaccinale. Da quando senza green pass ottenuto grazie al vaccino non si poteva andare a lavorare ne è passato del tempo. Ma certe ferite nel tessuto sociale non si rimarginano rapidamente. A maggior ragione se la Consulta le va a riaprire. A chi dice che ora finalmente si può tornare a parlare di dati scientifici, come se la Corte Costituzionale avesse messo un definitivo punto e a capo alla questione, ricordiamo che durante i governi del Covid, la vaccinazione obbligatoria è stata spacciata per misura necessaria per contenere i contagi. Poi abbiamo visto tutti che il vaccino in effetti protegge soltanto dallo sviluppo di forme gravi del Covid, ma non previene il contagio. Tutti, anche con tre dosi, chi prima chi dopo si sono presi il Covid, magari di recente, con sintomi assolutamente indeboliti.
Una questione
giuridica e di soldi
Il punto quindi non è scientifico. Né riguarda la salute pubblica. La questione è giuridica. A tal proposito va sottolineato che la decisione della Consulta conferma anche la legittimità della sospensione delle retribuzioni dei no vax. Quindi la questione è anche economica. A leggere le dichiarazioni di queste ore fa specie in ogni caso vedere come in un certo senso sulla pandemia gli italiani soffrano ancora di torcicollo, con lo sguardo rivolto all’indietro. Ora che anche la scienza per l’appunto ci dice che è giunta l’ora di voltare definitivamente pagina, in Italia resta una profonda spaccatura tra chi dà ragione alle virostar, ai governi del lockdown e delle restrizioni e chi invece ritiene che si sia inutilmente esagerato.
I no vax
non si arrendono
Sul fronte giuridico, segnaliamo l’avvocato Giulia Monte, che sta portando avanti il ricorso dei militari no vax sospesi che ancora hanno una speranza, perché su un aspetto cruciale del loro ricorso potrà esprimersi il giudice di merito, il Tar del Lazio: “Sulla difformità della sospensione dal servizio rispetto al codice militare e allo status speciale dei militari, si pronuncerà il giudice di merito che è il Tar. Il primo motivo di ricorso non c’entra quindi con la Corte”, spiega la Monte. C’è poi un altro aspetto che l’avvocato non vuole trascurare: “Se avessero detto che la sospensione era stata illegittima avrebbero aperto le porte a una serie di azioni risarcitorie. La Corte ha coperto così il governo che avrebbe avuto un danno economico alle casse“, conclude.
Annunciati
nuovi ricorsi
Anche per quanto riguarda il personale docente non vaccinato, “per l’ufficio legale Anief, unico sindacato a promuovere ricorsi per difendere i diritti di 4mila lavoratori, comunque la battaglia legale continua, perché ora la parola passa alla Corte di Giustizia europea”. A sostenerlo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
“La decisione della Consulta è irrilevante, l’obbligo lo decidono le persone, non una Corte costituzionale non legittimata a decidere per il nostro futuro”. Non si arrende Stefano Puzzer, il leader delle proteste No vax e No Green pass al porto di Trieste. “L’obbligo – sottolinea il portuale – ci sarà quando gli italiani lo osserveranno, la legge senza il consenso delle persone non ha senso. È tutta una pagliacciata – denuncia – Qualsiasi obbligo dipende dal volere delle persone, senza questo non può esistere”.
“Meloni? Aspetto ancora di vedere l’inversione a U. Concedo un grande credito alla Meloni, ha detto che vorrà compiere un cambio di marcia rispetto al metodo Speranza”, commenta il leader di Italexit Gianluigi Paragone. “Inversione a U – rimarca l’ex senatore M5S – vuol dire che non ci deve essere più l’obbligo di vaccino né il green pass: vuol dire che va istituita una commissione di inchiesta seria sui vaccini. Inoltre ci aspettiamo una sospensione delle multe”.
Due milioni di multati
Intanto dal primo dicembre sono diventate operative più di 1,9 milioni di sanzioni, poiché sono scaduti i 180 giorni per giustificare il mancato adempimento all’obbligo vaccinale che era previsto tra l’8 gennaio e il 15 giugno 2022. Insegnanti, operatori sanitari, forze dell’ordine e over 50, che ora dovranno pagare una multa di 100 euro a testa.

All’indomani del pronunciamento della Consulta, che dà ragione all’obbligo vaccinale e respinge i ricorsi dei no vax, si infiamma la polemica in un deja vu dei mesi bui della pandemia. Da una parte tutte le virostar che furono e il redivivo ex ministro della Salute Roberto Speranza, che plaudono alla Corte Costituzionale, dall’altra chi non ha voluto vaccinarsi, che accusa il colpo ma annuncia che non intende arrendersi. In mezzo c’è la politica, anch’essa spaccata – come ai brutti tempi – sulla fondatezza e sulla legittimità dell’obbligo vaccinale. Da quando senza green pass ottenuto grazie al vaccino non si poteva andare a lavorare ne è passato del tempo. Ma certe ferite nel tessuto sociale non si rimarginano rapidamente. A maggior ragione se la Consulta le va a riaprire. A chi dice che ora finalmente si può tornare a parlare di dati scientifici, come se la Corte Costituzionale avesse messo un definitivo punto e a capo alla questione, ricordiamo che durante i governi del Covid, la vaccinazione obbligatoria è stata spacciata per misura necessaria per contenere i contagi. Poi abbiamo visto tutti che il vaccino in effetti protegge soltanto dallo sviluppo di forme gravi del Covid, ma non previene il contagio. Tutti, anche con tre dosi, chi prima chi dopo si sono presi il Covid, magari di recente, con sintomi assolutamente indeboliti.
Una questione
giuridica e di soldi
Il punto quindi non è scientifico. Né riguarda la salute pubblica. La questione è giuridica. A tal proposito va sottolineato che la decisione della Consulta conferma anche la legittimità della sospensione delle retribuzioni dei no vax. Quindi la questione è anche economica. A leggere le dichiarazioni di queste ore fa specie in ogni caso vedere come in un certo senso sulla pandemia gli italiani soffrano ancora di torcicollo, con lo sguardo rivolto all’indietro. Ora che anche la scienza per l’appunto ci dice che è giunta l’ora di voltare definitivamente pagina, in Italia resta una profonda spaccatura tra chi dà ragione alle virostar, ai governi del lockdown e delle restrizioni e chi invece ritiene che si sia inutilmente esagerato.
I no vax
non si arrendono
Sul fronte giuridico, segnaliamo l’avvocato Giulia Monte, che sta portando avanti il ricorso dei militari no vax sospesi che ancora hanno una speranza, perché su un aspetto cruciale del loro ricorso potrà esprimersi il giudice di merito, il Tar del Lazio: “Sulla difformità della sospensione dal servizio rispetto al codice militare e allo status speciale dei militari, si pronuncerà il giudice di merito che è il Tar. Il primo motivo di ricorso non c’entra quindi con la Corte”, spiega la Monte. C’è poi un altro aspetto che l’avvocato non vuole trascurare: “Se avessero detto che la sospensione era stata illegittima avrebbero aperto le porte a una serie di azioni risarcitorie. La Corte ha coperto così il governo che avrebbe avuto un danno economico alle casse“, conclude.
Annunciati
nuovi ricorsi
Anche per quanto riguarda il personale docente non vaccinato, “per l’ufficio legale Anief, unico sindacato a promuovere ricorsi per difendere i diritti di 4mila lavoratori, comunque la battaglia legale continua, perché ora la parola passa alla Corte di Giustizia europea”. A sostenerlo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
“La decisione della Consulta è irrilevante, l’obbligo lo decidono le persone, non una Corte costituzionale non legittimata a decidere per il nostro futuro”. Non si arrende Stefano Puzzer, il leader delle proteste No vax e No Green pass al porto di Trieste. “L’obbligo – sottolinea il portuale – ci sarà quando gli italiani lo osserveranno, la legge senza il consenso delle persone non ha senso. È tutta una pagliacciata – denuncia – Qualsiasi obbligo dipende dal volere delle persone, senza questo non può esistere”.
“Meloni? Aspetto ancora di vedere l’inversione a U. Concedo un grande credito alla Meloni, ha detto che vorrà compiere un cambio di marcia rispetto al metodo Speranza”, commenta il leader di Italexit Gianluigi Paragone. “Inversione a U – rimarca l’ex senatore M5S – vuol dire che non ci deve essere più l’obbligo di vaccino né il green pass: vuol dire che va istituita una commissione di inchiesta seria sui vaccini. Inoltre ci aspettiamo una sospensione delle multe”.
Due milioni di multati
Intanto dal primo dicembre sono diventate operative più di 1,9 milioni di sanzioni, poiché sono scaduti i 180 giorni per giustificare il mancato adempimento all’obbligo vaccinale che era previsto tra l’8 gennaio e il 15 giugno 2022. Insegnanti, operatori sanitari, forze dell’ordine e over 50, che ora dovranno pagare una multa di 100 euro a testa.

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