Scoperti documenti top secret nell’ex ufficio di Biden

La sfida tra i due gladiatori della politica Usa sembra combattersi a colpi di documenti classificati. L’ultima pruriginosa vicenda di carte top secret riguarda Joe Biden: i suoi avvocati infatti, sgomberando un ufficio che usava al Penn Biden Center – un think tank di Washington – hanno rinvenuto dei fascicoli relativi a quando era vicepresidente dell’amministrazione Obama.
I documenti sono stati trovati il 2 novembre 2022, poco prima delle elezioni midterm, in un “armadio chiuso a chiave”. Il giorno stesso gli avvocati di Biden hanno informato gli Archivi Nazionali, che hanno preso possesso del materiale e informato il dipartimento di Giustizia che sta indagando tuttora. “Da quella scoperta, gli avvocati del Presidente hanno collaborato con gli Archivi e col Dipartimento di Giustizia per far sì che tutti i file dell’amministrazione Obama-Biden vengano consegnati”, ha detto Richard A. Sauber, un consigliere speciale della Casa Bianca.
Secondo CBS News, che lunedì, per primo, ha riferito la notizia, il procuratore generale Merrick Garland ha nominato il procuratore degli Stati Uniti per il distretto settentrionale dell’Illinois, John Lausch, per analizzare l’intera questione.
Al di là del contenuto di questi materiali, si tratta di una grave violazione delle norme: la legge americana prevede, infatti, che al termine dell’incarico, tutti i funzionari federali restituiscano i documenti, sia quelli ufficiali che quelli riservati.
Ovviamente Trump, fervido sostenitore della filosofia “mal comune mezzo gaudio”, non ha perso l’occasione di cavalcare la notizia. Ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social: “Quando l’Fbi farà un raid nelle molte case di Joe Biden, forse anche alla Casa Bianca? Quei documenti erano sicuramente non declassificati”.
Anche se Donaldone cerca di suggerire un parallelo, le circostanze di Biden sono significativamente diverse. Il Presidente “non era stato informato di avere documenti ufficiali né gli era stato chiesto di restituirli”, ha detto la Casa Bianca, e il suo team “ha prontamente comunicato la scoperta agli archivi restituendoli entro 24 ore”.
“I documenti non sono stati oggetto di alcuna precedente richiesta o indagine da parte degli Archivi”, ha scritto Sauber nella dichiarazione.
La Casa Bianca ha fatto sapere di star “cooperando” con il Dipartimento, ma non ha spiegato il motivo per cui la squadra di Biden abbia aspettato più di due mesi per rivelarne l’esistenza, avvenuta una settimana prima delle elezioni di medio termine, quando, guarda caso, la faccenda avrebbe rappresentato un risvolto dell’ultimo minuto, potenzialmente molto distruttivo per i blu.
Il rappresentante James R. Comer, il repubblicano del Kentucky che è in lizza per diventare il presidente del Comitato di supervisione della Camera, ha detto che indagherà lui stesso sulla scoperta dei documenti classificati, promettendo di adoperarsi e di inviare lettere inquisitorie entro 48 ore.
“Che ironia”, ha causticamente commentato Comer in un’intervista. “Ora apprendiamo che Joe Biden aveva documenti che sono considerati classificati. Mi chiedo, gli Archivi Nazionali scateneranno un’incursione alla Casa Bianca stasera? O del Biden Center?”
Con Lausch che indaga sulla gestione delle informazioni classificate nell’ufficio di Biden, e David Weiss, il procuratore degli Stati Uniti nel Delaware, che indaga sul figlio del presidente, Hunter Biden, entrambi gli avvocati statunitensi nominati da Trump che sono rimasti al dipartimento hanno messo tutta la famiglia Biden sotto la lente d’ingrandimento, in cerca di magagne.
Magari è stata una semplice dimenticanza di colui che, malignamente, viene da tempo soprannominato “Sleepy Joe”. Il motivo? La veneranda età e le botte di sonno che spesso lo colpiscono in pubblico e in circostanze ufficiali.
La sfida tra i due gladiatori della politica Usa sembra combattersi a colpi di documenti classificati. L’ultima pruriginosa vicenda di carte top secret riguarda Joe Biden: i suoi avvocati infatti, sgomberando un ufficio che usava al Penn Biden Center – un think tank di Washington – hanno rinvenuto dei fascicoli relativi a quando era vicepresidente dell’amministrazione Obama.
I documenti sono stati trovati il 2 novembre 2022, poco prima delle elezioni midterm, in un “armadio chiuso a chiave”. Il giorno stesso gli avvocati di Biden hanno informato gli Archivi Nazionali, che hanno preso possesso del materiale e informato il dipartimento di Giustizia che sta indagando tuttora. “Da quella scoperta, gli avvocati del Presidente hanno collaborato con gli Archivi e col Dipartimento di Giustizia per far sì che tutti i file dell’amministrazione Obama-Biden vengano consegnati”, ha detto Richard A. Sauber, un consigliere speciale della Casa Bianca.
Secondo CBS News, che lunedì, per primo, ha riferito la notizia, il procuratore generale Merrick Garland ha nominato il procuratore degli Stati Uniti per il distretto settentrionale dell’Illinois, John Lausch, per analizzare l’intera questione.
Al di là del contenuto di questi materiali, si tratta di una grave violazione delle norme: la legge americana prevede, infatti, che al termine dell’incarico, tutti i funzionari federali restituiscano i documenti, sia quelli ufficiali che quelli riservati.
Ovviamente Trump, fervido sostenitore della filosofia “mal comune mezzo gaudio”, non ha perso l’occasione di cavalcare la notizia. Ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social: “Quando l’Fbi farà un raid nelle molte case di Joe Biden, forse anche alla Casa Bianca? Quei documenti erano sicuramente non declassificati”.
Anche se Donaldone cerca di suggerire un parallelo, le circostanze di Biden sono significativamente diverse. Il Presidente “non era stato informato di avere documenti ufficiali né gli era stato chiesto di restituirli”, ha detto la Casa Bianca, e il suo team “ha prontamente comunicato la scoperta agli archivi restituendoli entro 24 ore”.
“I documenti non sono stati oggetto di alcuna precedente richiesta o indagine da parte degli Archivi”, ha scritto Sauber nella dichiarazione.
La Casa Bianca ha fatto sapere di star “cooperando” con il Dipartimento, ma non ha spiegato il motivo per cui la squadra di Biden abbia aspettato più di due mesi per rivelarne l’esistenza, avvenuta una settimana prima delle elezioni di medio termine, quando, guarda caso, la faccenda avrebbe rappresentato un risvolto dell’ultimo minuto, potenzialmente molto distruttivo per i blu.
Il rappresentante James R. Comer, il repubblicano del Kentucky che è in lizza per diventare il presidente del Comitato di supervisione della Camera, ha detto che indagherà lui stesso sulla scoperta dei documenti classificati, promettendo di adoperarsi e di inviare lettere inquisitorie entro 48 ore.
“Che ironia”, ha causticamente commentato Comer in un’intervista. “Ora apprendiamo che Joe Biden aveva documenti che sono considerati classificati. Mi chiedo, gli Archivi Nazionali scateneranno un’incursione alla Casa Bianca stasera? O del Biden Center?”
Con Lausch che indaga sulla gestione delle informazioni classificate nell’ufficio di Biden, e David Weiss, il procuratore degli Stati Uniti nel Delaware, che indaga sul figlio del presidente, Hunter Biden, entrambi gli avvocati statunitensi nominati da Trump che sono rimasti al dipartimento hanno messo tutta la famiglia Biden sotto la lente d’ingrandimento, in cerca di magagne.
Magari è stata una semplice dimenticanza di colui che, malignamente, viene da tempo soprannominato “Sleepy Joe”. Il motivo? La veneranda età e le botte di sonno che spesso lo colpiscono in pubblico e in circostanze ufficiali.
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