Attualità

IL CARRELLO DELLA SPESA – Scuola, quanto ci costi

I consumatori incalzano il governo: "Via l'Iva su libri e spese scolastiche"

di Giovanni Vasso -


Scuola, quanto ci costi. Il ritorno tra i banchi si avvicina ma per le famiglie è già stangata. L’aumento dei libri, decisi dagli editori, è cosa già nota. Quello che, ora, i genitori stanno imparando è che è rincarato tutto il resto. Penne, quaderni, diari, matite: tutto costa di più e gli aumenti, puntuali e precisi, appesantiscono il già precario bilancio dei cittadini italiani.

I costi della scuola

I conti dei consumatori non lasciano spazio né all’immaginazione né alla speranza. L’Unc, Unione nazionale dei consumatori, ha sciorinato una sequela di cifre e dati che fanno paura. Penne, matite ed evidenziatori costano il 6,9% in più rispetto al 2024, un prezzo che è definito da record rispetto a un anno fa e anche nel confronto con il 2022 (+16,6%) e con il 2021 (+24,2%). Già, perché il confronto con il 2021, l’anno in cui tutto è cambiato (in peggio) con l’inizio della slavina politica, economica e diplomatica che ha portato alla guerra in Ucraina, è quello che continua a pesare nei conti delle famiglie. Se, per esempio, si prendono in esame quadernoni e risme di carta, ebbene i rincari 2025 sarebbero pari all’1,5% rispetto al 2024. Peccato, però, che nel conteggio dei rincari vadano computati anche i rialzi del 2022 (+9,8%) e le fiammate del 2023 (+7,5%). I conti son presto fatti: ora si sborsa il 20,3% in più rispetto al 2021. In pratica si paga un quinto in più rispetto a quattro anni fa.

Che succede ai libri

Se poi il discorso finisce sui libri, per l’Unc, il rialzo complessivo va ben oltre quello dell’1,8% legato all’inflazione. Ma si attesterebbe al 2,8%. Solo, però, per i testi della scuola primaria e secondaria di primo grado, poi le variazioni vanno, davvero, a ruota libera. I consumatori, difatti, affermano che, rispetto al 2023 il differenziale di maggior spesa è pari al 6,7% e lo “spread” libri sale addirittura a doppia cifra (11,9%) se si prende in considerazione il dato del 2022. C’è, poi, da considerare le fluttuazioni di libri facoltativi e, per gli istituti superiori, dei dizionari che devono far parte del corredo scolastico di ciascun allievo. Se le cose stanno così, per i consumatori l’unica è tirare in ballo direttamente il governo chiedendo all’esecutivo di procedere a una sorta di calmiere che freni i costi della scuola.

Le proposte dei consumatori

Ma c’è pure un’altra richiesta: si tratta di cassare la norma che vieta gli sconti oltre il 5 per cento per i libri, una regola pensata per contrastare lo stradominio di Big Tech, e Amazon in particolare, per tutelare librerie e piccoli esercizi: “Nel 2020, per fare un favore ai librai, la legge è stata ulteriormente peggiorata, danneggiando le famiglie e vietando alle grandi catene di supermercato e alle piattaforme digitali di poter fare sconti sui libri scolastici superiori al 15% del prezzo di copertina, anche sotto forma di buoni spesa. Nel 2019 i ribassi arrivavano, grazie ai buoni sconto, anche al 25%, mentre ora non possono superare la soglia del 15. Una tassa occulta del 10% a danno dei consumatori”, ha tuonato il presidente Unc Massimiliano Dona. Che incalza: “Chiediamo poi di vietare la pratica degli editori, in materia di licenze per l’editoria digitale, di impedire, una volta usato il codice digitale, di trasferire la componente online del libro a un nuovo acquirente. Un abuso che, come dichiara l’Antitrust, pregiudica il riutilizzo dei libri usati e ne deprezza il valore, oltre a creare disparità rispetto alle edizioni cartacee e a ostacolare il comodato d’uso gratuito. Bisogna poi azzerare l’Iva sui libri scolastici, potenziare le detrazioni fiscali sulle spese dell’istruzione, includendo anche le spese per i libri scolastici”.


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