Scuola, protestano gli studenti: troppo stress

Sono scesi in strada per protestare contro lo stress derivato dall’ansia per l’andamento scolastico gli studenti italiani, che attraverso il loro network “Chiedimi Come Sto” hanno manifestato davanti al Ministero della Salute e presso le scuole e le università di tutto il Paese. Nel dicembre scorso l’Unione degli Studenti ha svolto un’inchiesta su un campione di 3651 studenti, dalla quale è emerso che una delle principali cause di stress a scuola è l’ansia per le interrogazioni e le verifiche. Il 63% degli studenti interpellati ha affermato di aver avuto attacchi di panico e vomito prima di interrogazioni o verifiche scritte.

Per l’83% degli intervistati, poi, una valutazione, positiva o negativa che sia, determina l’umore per il resto della giornata. Otto su dieci dicono di sentirsi giudicati negativamente dopo aver presi voti bassi; ad uno studente su tre è accaduto che la valutazione negativa sia stata utilizzata come strumento punitivo per un comportamento avuto in classe. Ma la responsabilità non è solo del sistema, più della metà degli studenti è preda dell’ansia anche quando non deve essere sottoposta a valutazione. E sono molti quelli che ammettono di non riuscire a coltivare altri interessi a causa dell’impegno scolastico.

Ma la protesta nasce dalla scarsa attenzione della scuola alla salute mentale degli studenti, che lamentano, nella maggior parte dei casi, la mancata organizzazione di attività tendenti ad una maggiore consapevolezza dell’importanza del benessere psicologico. Eppure nel 90% dei casi emerge che le scuole sono dotate della figura dello psicologo, ma gli insegnanti non sembrano porre attenzione al tema e i ragazzi si vedono costretti a rifugiarsi nell’aiuto dei propri compagni.

Dall’indagine emerge che gli studenti sarebbero propensi a farsi aiutare dallo sportello psicologico presente nell’istituto ma c’è l’obbligo di farsi autorizzare dai genitori e questo in molti casi evita il ricorso allo psicologo. Solo il 12,5% dei giovani intervistati si sono rivolti allo sportello psicologico almeno una volta. “Non solo la pandemia, la scuola deve ripensarsi – dice Luca Redolfi, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – Il modello scolastico attuale provoca ansia e stress anche nelle situazioni di normalità. Del resto già i dati Ocse del 2017 già segnalavano la scuola italiana tra le più stressanti d’Europa”.

Sono scesi in strada per protestare contro lo stress derivato dall’ansia per l’andamento scolastico gli studenti italiani, che attraverso il loro network “Chiedimi Come Sto” hanno manifestato davanti al Ministero della Salute e presso le scuole e le università di tutto il Paese. Nel dicembre scorso l’Unione degli Studenti ha svolto un’inchiesta su un campione di 3651 studenti, dalla quale è emerso che una delle principali cause di stress a scuola è l’ansia per le interrogazioni e le verifiche. Il 63% degli studenti interpellati ha affermato di aver avuto attacchi di panico e vomito prima di interrogazioni o verifiche scritte.

Per l’83% degli intervistati, poi, una valutazione, positiva o negativa che sia, determina l’umore per il resto della giornata. Otto su dieci dicono di sentirsi giudicati negativamente dopo aver presi voti bassi; ad uno studente su tre è accaduto che la valutazione negativa sia stata utilizzata come strumento punitivo per un comportamento avuto in classe. Ma la responsabilità non è solo del sistema, più della metà degli studenti è preda dell’ansia anche quando non deve essere sottoposta a valutazione. E sono molti quelli che ammettono di non riuscire a coltivare altri interessi a causa dell’impegno scolastico.

Ma la protesta nasce dalla scarsa attenzione della scuola alla salute mentale degli studenti, che lamentano, nella maggior parte dei casi, la mancata organizzazione di attività tendenti ad una maggiore consapevolezza dell’importanza del benessere psicologico. Eppure nel 90% dei casi emerge che le scuole sono dotate della figura dello psicologo, ma gli insegnanti non sembrano porre attenzione al tema e i ragazzi si vedono costretti a rifugiarsi nell’aiuto dei propri compagni.

Dall’indagine emerge che gli studenti sarebbero propensi a farsi aiutare dallo sportello psicologico presente nell’istituto ma c’è l’obbligo di farsi autorizzare dai genitori e questo in molti casi evita il ricorso allo psicologo. Solo il 12,5% dei giovani intervistati si sono rivolti allo sportello psicologico almeno una volta. “Non solo la pandemia, la scuola deve ripensarsi – dice Luca Redolfi, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – Il modello scolastico attuale provoca ansia e stress anche nelle situazioni di normalità. Del resto già i dati Ocse del 2017 già segnalavano la scuola italiana tra le più stressanti d’Europa”.

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