Scuole di pensiero e informazione Dalle “labbra che un divieto chiuda” alle “ali della libertà”

Se cercate, nell’universo della conoscenza disponibile, una risposta univoca, precisa e concisa ad una vostra domanda, troverete invece che esistono al riguardo almeno due “scuole di pensiero” e varie condizioni al contorno. La regola vale anche per i quesiti su natura e finalità dell’informazione.

 

A fronte della sua “vera” natura, l’informazione come rappresentazione di eventi (tramite parole, numeri, immagini, suoni, …in futuro anche odori)  può infatti vestire di volta in volta abiti di scena diversi, quali:

*  “dato”, come materia prima nei processi di produzione simbolica;

*  “notizia”, come semilavorato nei processi di pubblicizzazione;

*  “comunicazione”, come prodotto finito nei processi di relazione.

 

E’ pertanto una natura complessa per i multiformi aspetti, che possono per di più coesistere in un sistema articolato che comprende, a tasso variabile, componenti tecniche di competenze professionali e comportamentali di manodopera emozionale (nel rapporto equilibrato “high tech / high touch”). Dal punto di vista operativo, tra le caratteristiche distintive di tale natura emergono:

– la possibilità di consumo senza che diminuisca la disponibilità; 

– la possibilità di storicizzazione senza pericolo di deperibilità; 

– la possibilità di fruizione “just in time” (in tempo reale / all’occorrenza). 

Per quanto concerne la finalità l’informazione si propone, in termini reificati di funzione d’uso, come “bene”, “servizio” e a mio avviso “energia” (forza motrice di gran parte dei processi produttivi, erogativi, gestionali di beni e servizi). Ma esistono anche finalità variamente posizionate sulle dimensioni culturali e sociali dei ruoli protagonisti. Secondo una prima scuola di pensiero gli attori finalizzano l’informazione come libera partecipazione alla condivisione di un bene di natura: a ciascuno dato in uso e a nessuno in proprietà, parafrasando Lucrezio. Secondo una seconda scuola di pensiero gli attori finalizzano l’informazione come fonte di potere da acquisire, custodire, utilizzare con possesso esclusivo e obiettivi individuali/collettivi comunque “privati”: nel proprio interesse “particulare”, parafrasando Guicciardini. Aggiungendo infine una clausola di apertura al compromesso, è possibile anche una scuola di pensiero che preveda la convivenza di finalità alternative per la interpretazione discrezionale degli attori : 

il valore dell’informazione è rimandato allora al giudizio di chi la riceve, come nel caso della bellezza e dell’osservatore, parafrasando una lunga serie di referenti da Shakespeare a Wilde.

 

Luigi Rugiero

 

Se cercate, nell’universo della conoscenza disponibile, una risposta univoca, precisa e concisa ad una vostra domanda, troverete invece che esistono al riguardo almeno due “scuole di pensiero” e varie condizioni al contorno. La regola vale anche per i quesiti su natura e finalità dell’informazione.

 

A fronte della sua “vera” natura, l’informazione come rappresentazione di eventi (tramite parole, numeri, immagini, suoni, …in futuro anche odori)  può infatti vestire di volta in volta abiti di scena diversi, quali:

*  “dato”, come materia prima nei processi di produzione simbolica;

*  “notizia”, come semilavorato nei processi di pubblicizzazione;

*  “comunicazione”, come prodotto finito nei processi di relazione.

 

E’ pertanto una natura complessa per i multiformi aspetti, che possono per di più coesistere in un sistema articolato che comprende, a tasso variabile, componenti tecniche di competenze professionali e comportamentali di manodopera emozionale (nel rapporto equilibrato “high tech / high touch”). Dal punto di vista operativo, tra le caratteristiche distintive di tale natura emergono:

– la possibilità di consumo senza che diminuisca la disponibilità; 

– la possibilità di storicizzazione senza pericolo di deperibilità; 

– la possibilità di fruizione “just in time” (in tempo reale / all’occorrenza). 

Per quanto concerne la finalità l’informazione si propone, in termini reificati di funzione d’uso, come “bene”, “servizio” e a mio avviso “energia” (forza motrice di gran parte dei processi produttivi, erogativi, gestionali di beni e servizi). Ma esistono anche finalità variamente posizionate sulle dimensioni culturali e sociali dei ruoli protagonisti. Secondo una prima scuola di pensiero gli attori finalizzano l’informazione come libera partecipazione alla condivisione di un bene di natura: a ciascuno dato in uso e a nessuno in proprietà, parafrasando Lucrezio. Secondo una seconda scuola di pensiero gli attori finalizzano l’informazione come fonte di potere da acquisire, custodire, utilizzare con possesso esclusivo e obiettivi individuali/collettivi comunque “privati”: nel proprio interesse “particulare”, parafrasando Guicciardini. Aggiungendo infine una clausola di apertura al compromesso, è possibile anche una scuola di pensiero che preveda la convivenza di finalità alternative per la interpretazione discrezionale degli attori : 

il valore dell’informazione è rimandato allora al giudizio di chi la riceve, come nel caso della bellezza e dell’osservatore, parafrasando una lunga serie di referenti da Shakespeare a Wilde.

 

Luigi Rugiero

 

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